Cronaca

Conflitto Usa-Iran, innalzata l'allerta in carcere: «Attenzione a ogni segnale»

Una nota diffusa dal Ministero della Giustizia e inviata a tutti i direttori degli istituti penitenziari italiani invita a «intensificare l’attività di osservazione su eventuali segnali di criticità»

L’uccisione del generale Qasem Soleimani da parte degli Stati Uniti, al di là del terremoto geopolitico e diplomatico, ha prodotto conseguenze anche sulle carceri italiane, comprese quelli genovesi.

Il dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria del Ministero della Giustizia ha infatti diffuso un’allerta riguardante le misure di sicurezza e vigilanza in carcere indirizzata a tutti i direttori di istituti penitenziari e ai comandanti dei reparti di polizia penitenziaria, invitando a «intensificare l’attività di osservazione volta all'individuazione di eventuali segnali di criticità» che potrebbero essere legati al conflitto tra Usa e Iran e all’inasprirsi dei rapporti.

«Si chiede di prestare la massima attenzione a possibili esternazioni, da parte della popolazione detenuta, di sentimenti anti-occidentali o comunque anti - americani inserendo tempestivamente le segnalazioni nell'applicativo "Eventi Critici" e trasmettendo successivamente una dettagliata relazione alle articolazioni centrali e territoriali dell' Amministrazione (Direzione Generale dei Detenuti e Trattamento, Provveditorato Regionale, Nucleo Investigativo Centrale e Regionale», si legge nel documento firmato dal capo dipartimento Francesco Basentini, inviato il 7 gennaio, a poche ore dalla risposta dell’Iran all’uccisione di Soleimani. 

L’Operazione “Martire Soleimani”, la “feroce vendetta” contro gli Stati Uniti, è partita nella notte, alla stessa ora della morte del generale iraniano, una pioggia di missili contro le basi irachene che ospitano militari Usa, e cioè al-Asa ed Erbil, dove è presente anche un contingente italiano. Alla luce degli sviluppi diplomatici, i reparti di Polizia Penitenziaria degli istituti sono stati quindi inviati a innalzare il livello di vigilanza e la sicurezza interna ed esterna di ogni struttura, e a potenziare anche i servizi di traduzione e piantonamento dei detenuti all’esterno delle carceri.

Al 31 dicembre scorso erano 435 i detenuti monitorati per terrorismo internazionale (di cui 52 in regime di alta sicurezza), 69 le espulsioni originate da segnalazioni del Nucleo, 48 le sessioni di analisi operativa presso il Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo (CASA). E il carcere di Marassi, dove nelle ultime settimane si sono tra l’altro registrate 3 evasioni da parte di detenuti che non sono rientrati dopo un permesso premio, è da tempo nella lista delle carceri in cui il dibattito sulla sicurezza e sulla sovrappopolazione è molto sentito, come denunciato da tempo anche dai sindacati di polizia penitenziaria.

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