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Inchiesta corruzione, ancora un no per le difese: gip respinge l'istanza del legale di Toti

L'avvocato Stefano Savi aveva chiesto di accertare la tardività dell'iscrizione del nome di Toti nel registro degli indagati. Una mossa, che, se accolta, avrebbe potuto essere decisiva in fase processuale

Le difese degli indagati dell'inchiesta per corruzione incassano un altro no dal gip. La giudice Paola Faggioni ha infatti rigettato l'istanza di Stefano Savi, legale di Giovanni Toti, che aveva chiesto di accertare la tardività dell'iscrizione del nome di Toti nel registro degli indagati e, quindi, retrodatare questa iscrizione a una data precedente, proponendo come date il 12 ottobre 2020, il 19 ottobre dello stesso anno o il 26 novembre del 2021.

Il motivo dell'istanza, secondo Savi, sarebbe la tardiva iscrizione di Toti nel registro degli indagati, quando l'indagine era già in corso, in particolare per quanto riguarda il filone sul voto di scambio in concorso con Matteo Cozzani e con i gemelli Testa.

Un'istanza di questo tipo, se accolta, è un buon punto a favore della difesa che potrebbe contestare la regolarità da parte della procura per quanto riguarda le tempistiche previste dalla legge. Un'iscrizione tardiva può infatti compromettere il diritto di difesa dell'indagato, inoltre alcune delle intercettazioni contenute nel fascicolo avrebbero potute essere dichiarate inutilizzabili. Senza contare che l'iscrizione in tempi meno recenti può aiutare in termini di prescrizione del reato.

L'istanza tuttavia è stata respinta. La richiesta si basava infatti sulla nuova disposizione di legge (Cartabia), che permette di richiedere l'accertamento della tempestività dell'iscrizione nel registro delle notizie di reato. Tuttavia, tale disposizione non si applica ai procedimenti pendenti alla data del 30 dicembre 2022, né alle notizie di reato iscritte prima di tale data.

Nel caso Toti, il procedimento era già pendente prima del 30 dicembre 2022, quindi la nuova disposizione, non si applica secondo la gip, secondo cui l'iscrizione nel registro degli indagati è un compito del pubblico ministero, "senza che sia consentito al giudice per le indagini preliminari stabilire una diversa decorrenza".

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