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Comandante scomparso sulla Giannina: il caso si chiude senza colpevoli

Il giudice per le indagini preliminari ha accolto la richiesta di archiviazione presentata dal pm. Per la presunta morte erano stati fermati due marittimi

Resta un caso insoluto la scomparsa - di fatto considerata ormai morte - di Yurii Kharitonov, il 51enne ucraino di cui si sono perse le tracce a bordo della nave cargo Msc Giannina, di cui era comandante, la notte tra il 19 e il 20 ottobre del 2017, mentre la nave stava compiendo la traversata da Gioia Tauro a Genova.

Il giudice per le indagini preliminari, Massimo Cusatti, ha accolto infatti la richiesta di archiviazione presentata dal pubblico ministero Marcello Maresca: per la scomparsa di Kharyntonov erano stati fermati due marittimi, il 44enne Dmytro Savinykh (difeso dagli avvocati Davide Paltrinieri e Fulvia Nari) e il 43enne Oleksandr Maltsev, sospettati di averlo ucciso durante un litigio e di averne poi gettato il corpo in mare. 

Per il pubblico ministero,  però, gli elementi raccolti nel corso delle indagini - principalmente intercettazioni ambientali e tracce sulla nave che lasciavano pensare a una lotta e a un successivo trascinamento di un corpo - «sono insufficienti a sostenere l’accusa in giudizio», e il passo successivo è stato chiedere l’archiviazione del caso, così come già richiesto dagli avvocati dei due marittimi.

Il corpo di Kharitonov non è mai stato trovato. Alle accuse, Savinykh e Maltsev hanno sempre risposto ribandendo la loro innocenza, e chiarendo di avere visto per l’ultima volta il comandante della Giannina la sera del 19 ottobre, mentre si trovava a loro dire ubriaco in cabina.

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