Il Comune nega il patrocinio al Gay Pride: «Così si legittima l'omofobia»

Lo sfogo di Ilaria Gibelli, presidentessa del Coordinamento Liguria Rainbow, che organizza la manifestazione. Patrocinio negato anche per la Colorata Cena

Lo aveva già lasciato intendere in campagna elettorale, ma adesso è arrivata la conferma: il sindaco Marco Bucci, e dunque il Comune di Genova, non rilascerà il patrocinio al Liguria Pride del prossimo 16 giugno.

La conferma è arrivata dal Coordinamento Liguria Rainbow, l’associazione che da anni si occupa di promuovere i diritti Lgbt e civili e si batte contro ogni forma di sessismo, omofobia e transfobia anche con iniziative come il Liguria Pride e la Colorata Cena, la grande cena di piazza organizzata in occasione della Giornata mondiale contro l’omofobia: «Direi che è successo quello che ci aspettavamo - conferma Ilaria Gibelli, presidentessa del Coordinamento - Bucci aveva detto in campagna elettorale di essere il sindaco di tutti, ma evidentemente non di una fetta di cittadinanza che a oggi è ancora una minoranza discriminata. Ancora manca la motivazione ufficiale: il Municipio Centro Est si è limitato a comunicarci che la giunta e il sindaco avevano dato parere negativo, ma vogliamo quantomeno sapere perché. La cosa più grave non è tanto il mancato patrocinio, quanto il clima che questo gesto contribuisce a creare in città, alimentando episodi di omofobia e bullismo e legittimando le persone ad avere comportamenti discriminanti».

A oggi il Comune ha già detto no a entrambe le manifestazioni, sia il Pride del 16 giugno sia la Colorata Cena: «Una cosa che ci ha lasciato ulteriormente interdetti - conferma ancora Gibelli - Si tratta di un’iniziativa organizzata a livello mondiale, che noi celebriamo con questo evento molto partecipato, così come il Pride. Attendiamo una spiegazione da parte del Comune, se non arriverà saremo noi a chiederla ufficialmente». 

A confermare invece il patrocinio alle manifestazioni hanno già pensato l’Università di Genova e il rettore Paolo Comanducci (al momento soltanto per quanto riguarda la Colorata Cena, ma dovrebbe arrivare anche per il Pride) e il Consolato degli Stati Uniti. Voce fuori dal coro a Tursi, quella dell’assessore alla Cultura e al Marketing territoriale Elisa Serafini, che già si era detta favorevole al patrocinio per il Pride e alle unioni civili, e che deve però adeguarsi al volere della giunta.

Parecchie le reazioni suscitate dalla decisione del sindaco, anche alla luce del fatto che non sia ancora stata commentata ufficialmente: levata di scudi da parte del Pd, con il consigliere comunale Alessandro Terrile in testa a tutti che ha sottolineato che «il silenzio è grave quanto il diniego. Ogni genovese ha diritto di conoscere le ragioni per cui per la prima volta il Comune di Genova non scenderà in piazza contro l’omofobia e contro la discriminazione per ogni orientamento sessuale. Dalla giunta comunale si affrettano a precisare che comunque a Genova proseguiranno le celebrazioni delle unioni civili. Come a dire che applicheranno la legge. Bontà loro. Aspettiamo una risposta. E non vengano a raccontarci che sono favorevoli al diritto, ma non alla sua ostentazione». 

Anche Elena Fiorini, ex assessore alla Legalità della giunta Doria, che lo scorso anno aveva tenuto un discorso introduttivo proprio alla Colorata Cena in rappresentanza del Comune, si è fatta sentire su Facebook: «A Genova, tra i diversi esecrabili episodi di violenza omofobica, ricordiamo il raid di Caricamento e un pestaggio nella movida. Recenti casi riportati dalle cronache a Bari, Asti e nel Salernitano. E niente, però il patrocinio del Comune per la Giornata internazionale contro l'omofobia non viene concesso, e neppure per il Liguria Pride. Manifestazioni alle quali, negli ultimi anni, hanno partecipato migliaia di genovesi, indipendentemente dal loro orientamento sessuale: singoli, coppie, famiglie con bambini. Il patrocinio si da al Pesto day, al talent dei liceali, alle manifestazioni contro la violenza sulle donne, e giustamente. Il rispetto dell'orientamento sessuale e il contrasto alla violenza omofoba non meritano il patrocinio. Londra, Parigi, Berlino, New York tanto, per fare un esempio, non solo patrocinano queste manifestazioni, ma i sindaci partecipano in prima fila. Sapete che penso? Genova saprà anche quest'anno dare un segnale forte e chiaro. Saremo tantissimi, ancora di più. Perché Genova è colorata, fiera e non abbasserà lo sguardo».

La stessa promessa è arrivata dal Coordinamento Liguria Rainbow: «Il nostro Pride ha una partecipazione molto trasversale, ci sono famiglie, bambini, single, anziani. Concedere il patrocinio sarebbe stato un gesto simbolico per mostrare che le istituzioni sono davvero al fianco di tutta la cittadinanza - conclude Gibelli - Non ci facciamo comunque scoraggiare. A questo punto il 16 giugno saremo ancora di più, perché Genova è e resta una città dei diritti di tutti e tutte, senza discriminazioni».

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