Istituto Gaslini: il giudice condanna l'ospedale per il tempo di vestizione negato

Il risultato non è definitivo poiché il giudice avrà ora 60 giorni di tempo per depositare le motivazioni della sentenza e i lavoratori decideranno come proseguire questo percorso che potenzialmente potrebbe aprire le porte a centinaia di vertenze

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di GenovaToday

L'11 aprile 2016, il giudice del Tribunale di Genova, sezione Lavoro, ha condannato l'Istituto Gaslini a risarcire con 5.850 euro a cui aggiungere interessi e spese legali, il delegato Rsu nella vertenza pilota per il cossiddetto ”Tempo di vestizione” negato ai lavoratori.

Il risultato non è definitivo poiché il giudice avrà ora 60 giorni di tempo per depositare le motivazioni della sentenza e i lavoratori decideranno come proseguire questo percorso che potenzialmente potrebbe aprire le porte a centinaia di vertenze. Tuttavia è stato sancito, per la prima volta nella sanità ligure, ciò che in questi anni in molte aule di tribunale e in diverse sentenze di Cassazione è stato ribadito:
«Il tempo di vestizione e svestizione è computabile nella nozione di orario di lavoro quando l'attività risulta eterodiretta dal datore di lavoro».

Inoltre, questa vertenza ci permette di porre due riflessioni. In Liguria la dirigenza P.A. in maniera molto arrogante, non ascolta ormai più le istanze, a volte anche di semplice buonsenso, dei lavoratori optando spesso per accordi di comodo con sindacati complici. Quindi il lavoratore si trova costretto a ricorrere alla magistratura con sperpero di denaro pubblico.

Si è creato nel corso degli anni un meccanismo di assenza di ascolto da parte della dirigenza pubblica che poi affida a legali esterni alla PA ogni tipo di vertenza pur avendo ogni azienda un ufficio legale. Usb chiede alla politica di intervenire per porre freno a questa emorragia di denaro pubblico in avvocati con il solo fine di negare sacrosanti diritti ai lavoratori.

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