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La cura "del cuore" del Gaslini

I ricercatori dell'ospedale pediatrico hanno trovato un farmaco più efficace rispetto alle cure attuali contro la pericardite idiopatica ricorrente, lo studio è stato pubblicato dal Journal of the American Medical Association

I pazienti guariscono dalla pericardite idiopatica ricorrente grazie a una nuova cura sviluppata dai ricercatori del Gaslini. La malattia, che ha origini sconosciute, si caratterizza per episodi ricorrenti d'infiammazione del pericardio, la membrana che avvolge il cuore. Provoca, anche nei piccoli pazienti che ne sono affetti, dolori acuti al petto. Finora la malattia era stata trattata con antinfiammatori e, nei casi pià gravi, con cortisone con conseguenze invalidanti. Ma la scoperta del Gaslini è stata illuminante.  Circa tre anni fa, l'equipe del professor Alberto Martini, direttore scientifico dell’Istituto Gaslini di Genova, con i suoi collaboratori, Marco Gattorno e Nicola Ruperto, hanno somministrato l'Anakinra a tre bambini e i risultati di questo farmaco sono stati sorprendenti.

Oggi lo studio, che si è svolto in collaborazione con il dottor Antonio Brucato dell’Ospedale Giovanni XXIII di Bergamo e il dottor Massimo Imazio del Dipartimento di Cardiologia dell’ Ospedale Maria Vittoria di Torino, è stato pubblicato sul Journal of the American Medical Association.

La pratica ha dimostrato l’efficacia di questa terapia contro la grave infiammazione. Ventuno pazienti per lo più adulti e con pericardite ricorrente severa, sono stati sottoposti ad uno studio controllato in cui il farmaco Anakinra è stata paragonato a un "miracolo": «I risultati sono stati assolutamente spettacolari - spiega il professore Martini - tutti i pazienti hanno risposto assai rapidamente e, nei pazienti che hanno proseguito il trattamento, non si sono praticamente osservate recidive».

Purtroppo Anakinra costa molto ed è quindi prescitto per casi gravi: «Almeno per il momento, ma solo a causa del costo elevato, è ragionevolmente indicato nelle forme più severe della malattia», aggiunge il professor Albero Martini.

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