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Cronaca

Al Gaslini i primi due bimbi ucraini malati. Anpas: "Così ci siamo organizzati per portarli a Genova"

Patrik Balza, responsabile protezione civile Anpas Liguria, a GenovaToday: "Fondamentale il lavoro insieme alla mediatrice culturale"

Sono arrivati all'ospedale Gaslini di Genova due bimbi ucraini malati, per ricevere le cure del caso: i piccoli, affetti da neoplasie, sono stati presi in cura dagli specialisti del dipartimento di Onco Ematologia diretto dal dottor Carlo Dufour.

“Siamo orgogliosi - ha detto il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti - di poter mettere a disposizione le nostre eccellenze e un fiore all’occhiello della Sanità ligure come l’Ospedale Gaslini per la popolazione ucraina che sta attraversando un momento drammatico”. Il trasferimento dei due bambini presso l'ospedale pediatrico è stato realizzato tramite il sistema 118-Protezione civile di Regione Liguria da Anpas Liguria, attraverso anche l'ausilio di una mediatrice culturale volontaria. 

I bambini sono stati visitati prima dall'equipe del Gaslini andata al confine con l'Ucraina pochi giorni fa, poi è stato organizzato il volo sanitario per raggiungere l'Italia. A Genova, dopo i primi accertamenti presso l'ospedale pediatrico, i minori, con i loro familiari, nella loro prima notte a Genova sono stati ospitati presso la struttura gestita dalla protezione civile regionale in via Liri mentre oggi - giovedì 17 marzo - un’equipe del Gaslini effettuerà un secondo screening direttamente nella casa di prima accoglienza.

"La Regione - spiega a GenovaToday Patrik Balza, responsabile protezione civile Anpas Liguria - ha attivato tramite il 118 due equipaggi, uno della Croce d'Oro di Sciarborasca e uno della Croce Verde di Pontedecimo. C'era poi anche il personale sanitario del 118 che ha assistito i bambini e le loro famiglie anche sul volo. Noi come Anpas siamo sempre disponibili per le staffette coordinate dalla protezione civile, dal trasporto pazienti a quello dei materiali di necessità. Questa missione è stata organizzata in poche ore perché ovviamente in una situazione come questa le notizie arrivano da un momento all'altro. Certo, siamo abituati a lavorare anche sulla macro emergenza, ma questa non si può nemmeno definire così, non ci sono termini: non avremmo pensato di dover gestire un'urgenza legata a una guerra alle porte dell'Europa nel 2022" conclude con amarezza.

Con il personale Anpas, anche un infermiere che ha accompagnato i bimbi sull'aereo e che parlava sia ucraino sia italiano, e poi una mediatrice culturale di Cogoleto, da 20 anni in Italia: "Lei è stata fondamentale - dice Balza - perché ha aiutato il personale sanitario e le forze dell'ordine sul posto, ma non solo, è stata di grande aiuto per i pazienti. Ci aveva contattati per fornire la sua disponibilità qualche giorno fa, e così l'abbiamo coinvolta: a volte non si pensa a questi aspetti, ma sono persone che scappano da una guerra, per quanto siano state forti finora sono molto provate. La barriera linguistica sarebbe stata un ostacolo, e se non fosse stato per la mediatrice avremmo dovuto affidarci ai cellulari e a Google Translate, ma non è come parlare con una persona che è in grado di rassicurare, tradurre simultaneamente i dettagli ai medici. In questo caso il ruolo dei mediatori culturali è indispensabile, poi noi abbiamo fatto la nostra parte portando giochi e dolcetti per cercare di strappare un sorriso anche quando il cuore è pesante".

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