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Attentato Adinolfi, Elisa: «Fa uno strano effetto quando capita così vicino a casa»

Una lettrice ci ha fornito la sua testimonianza di quel lunedì 7 maggio 2012 in via Montello, quando Roberto Adinolfi, amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, è rimasto a terra, colpito da un proiettile alla gamba

Lunedì 7 maggio 2012, in via Montello a Genova, la giornata non è iniziata come tutte le altre. Quello che è successo fa tornare la mente agli anni Settanta, quando i proiettili erano lo strumento preferito dei terrosristi per fare sentire la loro voce.

Lunedì  7 maggio 2012 è tornata la paura dopo l'attentato all'amministratore delegato di Ansaldo nucleare Roberto Adinolfi. Due persone a bordo di una moto si sono presentate nei pressi dell'auto del dirigente e lo hanno atteso uscire dal portone dove abita in via Montello in compagnia del figlio.

Alla vista di Adinolfi, lo scooter su cui i due viaggiavano si è avvicinato al manager e il passeggero ha esploso tre colpi di pistola, di cui uno a bruciapelo, che ha ferito il dirigente a un ginocchio. Ecco la testimonianza di Elisa e Giorgio, prossimi sposi, il cui palazzo si trova esattamente di fronte a quello di Adinolfi.



Noi non abbiamo sentito nessuno sparo perchè le nostre finestre non danno direttamente sulla strada. Io (Elisa ndr.), a dire il vero, ero ancora a letto mezza sveglia e non ho sentito nemmeno le sirene. Giorgio invece stava andando al lavoro in motorino è ha visto Adinolfi a terra. Con lui tre uomini che hanno prestato soccorso, uno è un poliziotto che abita nel nostro palazzo. L'agente ha sentito gli spari e, pensando che si trattasse di alcuni ragazzetti che sparavano mortaretti, è salito su in strada per farli smettere, invece ha trovato l'uomo a terra e l'ha soccorso.

Una signora che abita nel palazzo di Adinolfi e ha le finestre di fronte al nostro portone ha esordito dicendo 'via Montello una volta era una strada tranquilla'. Le ho chiesto a cosa si riferisse e mi ha detto che avevano sparato a un avvocato del suo palazzo. Le ho chiesto dove e mi ha indicato la strada. Mi sono voltata e a 100 metri dal nostro portone, in direzione, corso Montegrappa, era tutto transennato con polizia scientifica e giornalisti.

La gente di via Montello è impaurita, scioccata, io compresa. Fa uno strano effetto quando capita così vicino. Ha riportato tutti a pensare agli anni 80 con le brigate rosse. Tornando a casa ho trovato in via Montello un silenzio assordante.

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