Cronaca

G8 Genova, l'Italia risarcirà con 45mila euro sei vittime delle torture

Sei manifestanti che subirono violenze all'interno della caserma di Bolzaneto durante il G8 del 2001 riceveranno dallo Stato italiano 45mila euro ciascuno. Il governo ha ammesso le sue colpe e la Corte Europea dei Diritti Umani ha chiuso il caso

Sedici anni dopo il G8 di Genova la Corte Europea dei Diritti Umani ha preso atto della risoluzione amichevole tra le parti e chiude il caso sulle violenze subite dai manifestanti nella caserma Bolzaneto. Il governo italiano infatti ha riconosciuto le proprie colpe e si è impegnato a versare 45mila euro ciascuno a sei cittadini vittime di abusi.

I "fatti di Genova"

Da venerdì 20 luglio a domenica 22 luglio 2001 durante il vertice dei capi di governo dei maggiori paesi industrializzati svoltasi a Genova i movimenti no-global e le associazioni pacifiste diedero vita a manifestazioni di dissenso, seguite da gravi tumulti di piazza, con scontri tra forze dell'ordine e manifestanti. Durante uno di questi morì Carlo Giuliani durante l'assalto al Defender dei carabinieri in cui vi erano tre giovani militari a bordo, l'autista Filippo Cavataio di 23 anni, Mario Placanica carabiniere di leva di 20 anni e il coetaneo Dario Raffone.

Il 7 aprile 2015 la Corte europea dei diritti umani, ha dichiarato all'unanimità che è stato violato l'articolo 3 sul "divieto di tortura e di trattamenti inumani o degradanti" durante l'irruzione della scuola Diaz. 

Le persone fermate e arrestate durante i giorni della manifestazione furono in gran parte condotte nella caserma di Bolzaneto, che era stata approntata come centro per l'identificazione dei fermati: in quei giorni transitarono per la caserma 240 persone, di cui 184 in stato di arresto. In numerosi casi i fermati accusarono il personale delle forze dell'ordine di violenze fisiche e psicologiche e di mancato rispetto dei diritti degli imputati. 

Il 5 marzo 2010 i giudici d'appello di Genova, ribaltando la decisione di primo grado, emisero 44 condanne per i fatti di Bolzaneto e, nonostante l'intervenuta prescrizione, condannò gli imputati a risarcire le vittime. La stessa corte di Cassazione parla nel 2013 a proposito dei fatti di Bolzaneto definendo quello vissuto nella caserma un "clima di completo accantonamento dei principi-cardine dello Stato di diritto".

Bolzaneto, il processo

Il processo di appello per le violenze di Bolzaneto si era concluso, nel giugno 2013, con sette condanne e quattro assoluzioni. La quinta sezione penale della corte aveva assolto Oronzo Doria, all'epoca colonnello del corpo degli agenti di custodia, e gli agenti Franco, Trascio e Talu.

Erano invece state confermate le 7 condanne che erano state inflitte dalla Corte d’Appello di Genova il 5 marzo 2010 nei confronti dell'assistente capo di Pubblica sicurezza Luigi Pigozzi (3 anni e 2 mesi) – che divaricò le dita della mano di un detenuto fino a strappargli la carne – degli agenti di polizia penitenziaria Marcello Mulas e Michele Colucci Sabia (1 anno) e del medico Sonia Sciandra. Per quest'ultima la Cassazione aveva ridotto la pena, assolvendola solo dal reato di minaccia. Pene confermate a un anno per gli ispettori della polizia Matilde Arecco, Mario Turco e Paolo Ubaldi che avevano rinunciato alla prescrizione. La pene erano però quasi integralmente coperte da indulto.

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