G8 di Genova, promossi due poliziotti condannati per i fatti della Diaz

«L'avanzamento dei funzionari in questione è automatico e risponde ad una procedura amministrativa obbligata», precisa il Dipartimento della Pubblica Sicurezza in una nota

A distanza di quasi vent'anni si torna a parlare del G8 di Genova. Il motivo è una notizia che riguarda due agenti, impegnati quei giorni in città. «Non posso che esprimere sconcerto, al pari di Amnesty international, per la promozione di due poliziotti condannati per i fatti del G8 di Genova». Lo scrive sulla sua pagina Facebook il senatore del Movimento 5 Stelle Gianluca Ferrara.

«Pietro Troiani e Salvatore Gava promossi entrambi vicequestori - scrive Ferrara - furono condannati in via definitiva a tre anni e otto mesi più cinque anni di interdizione dai pubblici uffici, il primo per aver introdotto due bombe molotov all'interno della scuola Diaz, il secondo per averne falsamente attestato il rinvenimento, giustificando così l'assalto della notte del 21 luglio del 2001, dove decine di manifestanti furono massacrati di botte durante l'irruzione dei reparti della Celere, in una vera e propria operazione di 'macelleria messicana'».

«In quella terribile notte, furono fermati 93 attivisti e furono portati in ospedale 61 feriti, dei quali tre in prognosi riservata e uno in coma. Auspico che il Ministro Lamorgese e il capo della Polizia Gabrielli, revochino questa decisione che lede prima di tutto il buon nome e la credibilità del corpo. Chi è stato condannato per reati cosi gravi dovrebbe essere radiato, non certo promosso», conclude il senatore cinquestelle.

«Il Dipartimento della Pubblica Sicurezza precisa - si legge in una nota - che l'avanzamento dei funzionari in questione è automatico e risponde ad una procedura amministrativa obbligata, laddove siano state scontate le sanzioni che erano state comminate. Tutto ciò poteva essere evitato solo destituendo i funzionari, scelta che all'epoca non fu intrapresa dall'Amministrazione, né tantomeno l'Autorità Giudiziaria ritenne di irrogare l'interdizione perpetua dai pubblici uffici».

«Gli attuali incarichi assegnati - prosegue la nota del Dipartimento della Pubblica Sicurezza - rientrano nelle qualifiche ricoperte e nelle competenze possedute. Amareggia e sconcerta, infine, la gratuità dei giudizi espressi, soprattutto da Amnesty Internazional Italia, nei confronti dell'attuale vertice del Dipartimento della Pubblica Sicurezza e della Polizia di Stato che non solo ha fatto pubblica ammenda della pessima gestione dell'ordine pubblico in occasione di quel tragico evento, ma soprattutto, in questi anni, si è speso per stigmatizzare e sanzionare ogni comportamento non conforme al rispetto delle persone e anche in questi complicati momenti si spende affinché le forze di polizia assolvano al loro ruolo di tutori dell'ordine con grande umanità».

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