Cronaca

Furti con 'metodo georgiano', maxi operazione della polizia

Eseguiti 62 arresti. La banda riusciva ad aprire le serrature delle porte d'ingresso e delle casseforti, grazie ad arnesi appositamente preparati, senza lasciare segni di scasso

C'è anche Genova fra le città dove ha colpito una banda specializzata in furti. L'indagine, condotta dalla polizia di Stato di Reggio Emilia, su delega della Procura della Repubblica, e con il con il supporto del Servizio Centrale Operativo della Polizia Stato (Sco) e del Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia (Scip), ha portato all'esecuzione, in Italia e in vari stati europei, 62 misure cautelari detentive (58 in carcere e 4 ai domiciliari) o corrispondenti Mae (Mandato di Arresto Europeo), emessi dal gip del tribunale reggiano.

L'operazione, denominata 'Kanonieri K'urdi', avviata nel novembre 2015 e proseguita sino al 2018, ha consentito di individuare e disarticolare due presunte associazioni criminali indipendenti ancorchè complementari tra di loro.

La prima banda

La prima associazione, di matrice georgiana, composta da 55 appartenenti (di cui 53 destinatari di misura detentiva) è diretta promanazione dell'associazione a delinquere denominata 'Ladri di legge', 'Thieves in the Law', 'Vor v zakone' e in georgiano Kanonieri K’urdi, espressione che ha dato il nome a tale indagine.

La criminalità di matrice georgiana è stabilmente e storicamente radicata a Reggio Emilia, come emerso da precedente attività investigativa che ha accertato come stanziata in questa città una 'cellula' criminale della stessa matrice. La città di Reggio Emilia eloquentemente è definita, da alcuni destinatari di misura, nei dialoghi intercettati, la "nostra patria" e in questa città già erano stati commessi da cittadini georgiani, oltre a delitti contro il patrimonio, gravissimi episodi criminali connotati da violenza alla persona.

Nel 2012 a seguito dell'intervento per furto in abitazione, i poliziotti della volante furono aggrediti e a un agente venne  sottratta la pistola di ordinanza che fu rivolta contro gli operatori ma fortunatamente, grazie alla sicura inserita, non venne esploso alcun colpo. Stessa condotta, con medesime circostanze, venne posta in essere da un altro cittadino georgiano nel 2017.

In questa città è poi avvenuta, come la presente indagine ha dimostrato, una riunione alla presenza di un elemento apicale della consorteria (eloquentemente definito 'Ladrone'), che ha attirato tanti membri della stessa associazione a ossequiarlo, tanto che uno dei destintari della misura custodiale giunse appositamente da Padova per recapitargli un dono.

VIDEO | Le immagini dell'operazione

Il gruppo è dedito in via professionale e sistematico alla commissione di furti in abitazione attraverso un comune 'metodo georgiano', una sorta di 'firma' delle azioni criminali, consistenti nel riuscire ad aprire le serrature delle porte d’ingresso e casseforti, grazie ad arnesi appositamente preparati, senza lasciare l'evidenza dello scasso. Si consideri, ad esempio, che una delle vittime solo dopo molto tempo e dopo il recupero della refurtiva si accorse di aver patito il furto.

Le indagini hanno evidenziato che l'attività predatoria era pressoché quotidiana: a Reggio Emilia si formano quotidianamente dei gruppetti di 3/4 persone ('cellule'), coordinati da un 'capo', pronte a commettere, in città o in trasferta, furti (che talvolta sfociano in rapina).

È stupefacente la intercambiabilità dei componenti e la loro straordinaria mobilità sul territorio nazionale e internazionale anche grazie alla disponibilità di documenti contraffatti. Nel corso delle indagini, per esempio, uno degli associati, tratto in arresto in flagranza di reato e sottoposto a misura non detentiva, previ accordi, era pronto a recarsi in altro paese europeo per aggregarsi ad altra cellula operativa ivi operante.

L'attività delinquenziale del gruppo è certamente attuale come si evince dal recentissimo sequestro, operato in gennaio, a uno dei soggetti, di refurtiva relativa a furti in abitazione consumati in Reggio Calabria, nonché dall'arresto in Slovenia in flagranza di furto in abitazione di un altro destinatario di misura.

Reggio Emilia rimane anche una delle basi del gruppo, ove risiedono gli associati 'puliti' il cui ruolo, all’interno dell’organizzazione, consiste nel mettere a disposizione alloggi e autovetture per la commissione dei raid e dove si reinvestono parte dei proventi dell'attività criminale (per esempio nell'acquisto di una abitazione).

La seconda banda

La seconda ed autonoma associazione a delinquere, di matrice ucraina, è complementare a quella georgiana ed è finalizzata alla ricettazione e al riciclaggio dell'imponente refurtiva generata dalla commissione di furti in abitazione. Settimanalmente, infatti, attraverso plurimi corrieri, buona parte della refurtiva viene inviata, da Reggio Emilia, in Ucraina. Il dato è stato rilevato in più circostanze che hanno permesso, anche, il sequestro di refurtiva.

In questo caso il gruppo criminale è composto da soggetti incensurati titolari di rapporti lavoritivi e/o di società di import/export sedenti in Reggio Emilia, città in cui sono radicati e da un capo stabilmente domiciliato in Ucraina nazione in cui faceva confluire i preziosi.

Nel corso dell'attività di indagine e monitoraggio, avviata nel novembre 2015, il poliziotti della Squadra Mobile hanno proceduto all'arresto in flagranza di reato o a fermo di indiziato di delitto di 37 persone, recuperato refurtiva relativa ad oltre 20 furti in abitazione commessi in tutto il nord Italia (Reggio Emilia, Modena, Piacenza, Ravenna, Padova, Genova, Bologna) nonché numerosi monili di pregio, per i quali non si è ancora individuato il furto e, quindi, il legittimo proprietario e documenti, anche validi per l’espatrio, falsi.

Nell’ordinanza custodiale sono contestati 115 capi di imputazione relativi ai reati fine delle associazioni: furti in abitazione, rapine in abitazione, ricettazione, riciclaggio e immigrazione clandestina.

Tatuaggi per evidenziare le caratteristiche dei malviventi

Nel corso delle indagini si è rilevata la presenza di tatuaggi evocativi dell'appartenenza ad un gruppo. Con riguardo al significato, simbolico, dei tatuaggi, già il gip di Bari sottolinea che tra le caratteristiche storiche del fenomeno associativo in esame, che affonda le sue radici nella 'mafia russa' vi sono il gergo, i tatuaggi e i soprannomi.

Si legge nell'ordinanza che "il gergo criminale comprende più di diecimila parole ed espressioni; ne esiste uno comune e uno specializzato per settori, in cui rientrano i linguaggi delle singole categorie: borsaioli, truffatori, malversatori, ricettatori di antiquariato, narcotrafficanti, taglieggiatori. Esso serve non solo per rivolgersi e per farsi riconoscere, non solo per mantenere una certa riservatezza nelle comunicazioni all'interno del gruppo, ma anche per selezionare il giro degli interlocutori. Per quanto riguarda il tatuaggio, anch'esso è una sorta di biglietto da visita del criminale, in base la quale si può capire chi si ha di fronte e da quale categoria esso appartenga".

All’atto del suo arresto, sulla pelle di uno degli arrestati erano tatuate quattro stelle a otto punte assomiglianti a delle rose dei venti, di cui due tatuate sulla parte frontale delle spalle e due tatuate sulle ginocchia.

A tale proposito, si rileva che sulla base degli studi sociologici e storiografici condotti sul punto, che: "in particolare le stelle ad otto punte, come riportato su alcuni testi e saggi tra cui si riporta il più attendibile 'russian criminal tattoo police files' pubblicato da fuel e scritto da Damon Murray, le stelle tatuate sulle spalle vengono portate dai 'vory v zakone' cosiddetti 'ladri in legge'. Un 'ladro in legge', all’interno del mondo criminale di matrice georgiana russofona, è una figura specializzata: in particolare un abile ladro che soddisfa determinate caratteristiche della tradizione criminale.

La connotazione, peculiare, di entrambe le associazioni è quella della transnazionalità, riconsociuta dal gip quale aggravante di entrambe le organizzazioni. Proprio la spiccata vocazione internazionale di entrambe le organizzazioni criminali ha spinto la Procura della Repubblica a delegare la Questura di Reggio Emilia ad accertamenti e monitoraggi internazioni effettuati grazie all'indispensabile concorso del Servizio di Cooperazione Internazionale di Polizia.

Da settembre 2020 tutti gli spostamenti degli indagati sono stati monitorati al fine di assicurare l'esecuzione, contestuale a quella da effettuarsi in Italia per le misure custodiali, di 36 mandati di arresto europeo, emessi a carico di soggetti non presenti, al momento, sul territorio dello stato. Grazie allo straordinario lavoro di cooperazione internazionale di polizia e al contributo dell'ufficiale di collegamento georgiano, si è potuto procedere alla localizzazione di numerosi destintari di misura.

L'operazione ha coinvolto le forze di polizia di numerosi nazioni, anche con l'impegno di Fast Team, ed è stata eseguita, contestualmente, in Belgio, Grecia, Polonia, Ungheria e Slovenia.

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