Annunziata, chiesa piena per i funerali di Prince Jerry

Monsignor Martino cita il Buon Samaritano: «Abbiamo imparato il suo nome, ma non basta. Gli abbiamo voluto bene, ma forse non abbastanza, dobbiamo avere la capacità di fermarci e fare qualcosa per gli altri»

Si è svolto stamattina, venerdì 1 febbraio 2019, nella chiesa dell'Annunziata il funerale di Prince Jerry, il richiedente asilo nigeriano di 25 anni che si è buttato sotto un treno perché impossibilitato a restare in Italia, dove ormai da due anni aveva iniziato a ricostruirsi una vita. Era arrivato in Italia a bordo di un barcone con una laurea in chimica e la voglia di costruirsi un futuro lontano dalla miseria.

In una chiesa gremita, monsignor Giacomo Martino, responsabile della comunità Migrantes di Multedo, ha letto un brano dal Vangelo in inglese per farsi comprendere da tutti i presenti e ha citato la parabola del Buon Samaritano, ricordando che «per Dio lo straniero è il nostro prossimo e per questo motivo va amato. Dobbiamo imparare a evitare di guardare e passare oltre, trovando il modo di fermarci e fare qualcosa per gli altri - ha detto sul pulpito, la voce rotta dall'emozione - Spesso ci poniamo le domande sbagliate anche noi, come accade nella parabola: "chi e il mio prossimo?, e ancora, "perché non te lo porti a casa tua?"; o "perché non paghi tu?". Sono queste le domande sbagliate, cui Gesù ci insegna non rispondere. Bisogna imparare a sporcarsi, avere il coraggio di contagiarsi, non lanciare la monetina al mendicante, ma stringergli la mano, come Gesù fece con il lebbroso».

Poi le lacrime a stento trattenute ricordando Prince, «un casinista, sempre pronto a mettere una parola buona per primo», un giovane «volenteroso - ha sottolineato monsignor Martino - che aveva fatto volontariato nella Comunità di Sant'Egidio, e aveva aiutato i ragazzi che arrivavano a inserirsi, perché lui l'italiano l'aveva imparato bene, e lo parlava bene».

«Prince Jerry è una persona, totalmente diversa e totalmente uguale a tutti gli altri nella dignità e nell’amore, e deve rimanere tale. Abbiamo imparato il suo nome, ma non basta. Gli abbiamo voluto bene ma forse non abbastanza». E ancora, commosso, ha voluto ricordare l’ultimo messaggio che ha inviato Prince Jerry, in cui porgeva le sue scuse: «L'ultimo messaggio a chi lo aspettava è stato questo. Poi, poco dopo le 13, il suo cellulare ha smesso di funzionare».

Alla funzione ha partecipato, in rappresentanza del Comune, il consigliere Mario Baroni con la fascia tricolore. Presenti inoltre diversi consiglieri comunali e municipali, rappresentati di comunità attive sul territorio e migranti attualmente accolti a Genova. All'uscita del feretro dalla chiesa, un lungo e sentito applauso è risuonato tra le mura della chiesa, e non è mancato qualche momento di tensione: alcuni giovani, anche loro di origine nordafricana e presenti per rendere omaggio a Prince, si sono lasciati andare a proteste rabbiose per il modo in cui è finita la vita del 25enne e per l'applauso stesso, considerato «ipocrita e falso». Nel giro di pochi minuti, però, gli animi si sono calmati e il feretro è stato spostato in auto per accompagnare la salma al cimitero di Coronata.

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