Frase choc sul crollo del Morandi, i parenti delle vittime: «Ci dissociamo da manifestazioni»

Egle Possetti, portavoce del Comitato Parenti Vittime del Ponte Morandi, ha pubblicamente annunciato che chi parteciperà al flashmob organizzato per lunedì lo farà a titolo esclusivamente personale

I parenti delle 43 vittime del crollo del ponte Morandi hanno deciso di prendere le distanze dal flashmob organizzato a De Ferrari lunedì pomeriggio per protestare contro le parole sulla tragedia pronunciate dal fotografo Oliviero Toscani.

Ancora una volta, a parlare è stata Egle Possetti, sorella di Claudia, cognata di Andrea Vittone e zia di Manuele e Camilla, tutti morti nel crollo del 14 agosto, e portavoce del comitato: «Manifestazioni dirette contro una persona - ha scritto Possetti - In relazioni a presunte manifestazioni dirette alla contestazione di Oliviero Toscani noi ci dissociamo. Abbiamo emesso quando a nostro giudizio necessario un comunicato deciso e duro che ha posto l’attenzione sul gravissimo errore commesso. Noi non vogliamo creare mostri e soprattutto non perdiamo di vista il nostro obiettivo, la ricerca dei colpevoli della morte dei nostri cari e la sicurezza dei cittadini, per questo manifesteremo».

Ogni partecipazione eventuale di singoli parenti sarà «a titolo personale», conclude Egle Possetti, la prima a dichiarare, in relazione alla frase choc di Toscani (“Ma a chi interessa che caschi un ponte, smettiamola”), di avere accettato le conseguenti scuse: «Il problema è che secondo noi, oltre alle scuse nella vita servono dei fatti - aveva detto ai microfoni di Radio 24 - Ovviamente le scuse da parte mia sono accettate, ma è chiaro che resta il malessere. Come si dice in questi casi, quanto stendi una persona e pianti un chiodo, poi puoi togliere il chiodo, ma il buco resta».

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Il mea culpa di Toscani - e la decisione dei Benetton di interrompere la collaborazione ultraventennale con il fotografo - non sembra però avere calmato tutti gli animi, né attenuato l’indignazione di moltissime persone per cui la ferita aperta dal crollo è ancora fresca e ben lontana dall’essersi rimarginata. All’indomani dalla polemica era stata appunto annunciata l’intenzione di organizzare un flashmob di protesta a De Ferrari, rilanciato da diversi comitati, tra cui anche quello degli abitanti dell’ormai ex Zona Arancione, l’area ai margini del ponte crollato, i cui membri hanno ribadito che «a noi interessa eccome che sia cascato un ponte», e hanno dato appuntamento per lunedì 10 febbraio alle 18 in piazza De Ferrari «per un breve flashmob con foto di gruppo finale da inviare a Oliviero Toscani».

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