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Fegino senz'acqua da mesi, in Sala Rossa tutti contro Doria

Seconda seduta consiliare in mattinata per discutere della situazione in cui versano 73 famiglie residenti sulle alture della Valpolcevera, il cui acquedotto è stato prosciugato dai lavori per il nodo ferroviario: «Il sindaco doveva diramare lo stato d'emergenza»

Quasi tre mesi senz’acqua, costretti ad arrangiarsi con taniche e mezzi di fortuna, e ancora nessuna notizia precisa sulle loro sorti: per le 73 famiglie di Trasta e Fegino che dalla fine di luglio fanno i conti con l’interruzione idrica dovuta ai lavori del Nodo Ferroviario che hanno attinto e prosciugato l’acquedotto gestito da un consorzio privato i disagi sembrano non finire mai, e la convocazione di una seconda commissione consiliare sull’argomento pare non essere riuscita a trovare una soluzione al problema.

Le commissioni Territorio e Sviluppo Economico si sono riunite questa mattina in Sala Rossa per discutere della situazione, con i presenti schierati in maniera compatta contro la giunta e il sindaco Marco Doria, accusato non soltanto di non avere diramato lo stato di emergenza, ma anche di non avere rifornito di acqua i residenti della zona e di non avere fatto pressioni su Ferrovie dello Stato per prendersi la responsabilità di quanto accaduto e porre rimedio: «Spetta alla Asl diramare lo stato di emergenza. Quando abbiamo ricevuto le segnalazioni abbiamo indetto una riunione con il Comune e i soggetti interessati - ha spiegato Anna Morelli dell’avvocatura di Stato - Per la sospensione estiva la riunione si è tenuta il 2 settembre. In quella sede è emersa la possibilità per i cittadini di allacciarsi all’acquedotto già approntato da Mediterranea delle Acque. A quel punto è sorto il problema dei costi dell’allacciamento e dell’acqua».

E proprio sui costi, e sull’intestazione del contratto, verte gran parte della discussione: dopo la conferma da parte di Mediterranea delle Acque sull’efficacia dell’impianto messo a punto, pronto a entrare in funzione per rifornire di acqua le famiglie, il focus si è spostato su chi dovrebbe stipulare il contratto. Da una parte il consorzio, che ha sottolineato che «non si era mai parlato di pagamento per l’uso dell’acquedotto alternativo», soprattutto alla luce del danno patito e del fatto che in caso di vasca troppo piena l’acqua in eccesso verrebbe dirottata nel Polcevera; dall’altra il Comune, che si è detto intenzionato a verificare con Rfi (assente in aula) l’eventuale disponibilità a intestare a suo nome il contratto a titolo di parziale risarcimento alle famiglie. Che nel frattempo continuano a rimanere senz’acqua, in attesa che l’assessore all’Ambiente, Italo Porcile, porti la questione in consiglio Comunale.

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