Falsi report sullo stato dei viadotti, arresti e perquisizioni tra Aspi e Spea

La Guardia di Finanza sta eseguendo dalle prime ore di venerdì mattina 9 misure di custodia cautelare per falsificazione dei dati sulla sicurezza di diversi ponti autostradali

Nuova operazione della Guardia di Finanza nell'ambito dell'inchiesta sulla sicurezza dei viadotti autostradali nata da quella sul crollo del ponte Morandi: dalle prime ore di venerdì mattina i militari guidati dal colonnello Ivan Bixio stanno eseguendo una serie di controlli, perquisizioni e ordinanze di custodia cautelare o di interdizione dal pubblico esercizio in varie parti d'Italia.

Al centro del nuovo filone di indagine, dirigenti e tecnici di Autostrade per l'Italia e di Spea (la controllata che si occupa di manutenzione e monitoraggio) che, secondo gli inquirenti, avrebbero redatto falsi report sui viadotti in concessione ad Aspi prima e dopo il crollo del ponte genovese. Si tratta dei dirigenti Francesco Paolo D'Antona, Gaetano Di Mundo, Massimiliano Giacobbi, Lucio Torricelli Ferretti, Angelo Salcuni e Andrea Indovino, e dell'ingegnere Maurizio Ceneri, per Spea Engineering; di Gianni Marrone e Luigi Vastola per Autostrade per l'Italia.

Le misure cautelari emesse dal gip Angela Nutini sono 9, e riguardano nello specifico le condotte tenute a riguardo di due viadotti (ma l'inchiesta ne abbraccia molti altri in diverse parti d'Italia): il Pecetti, sulla A26, già nel mirino a fine 2018 per la sua sicurezza, prontamente garantita da Autostrade con una nota pochi giorni dopo le indiscrezioni trapelate, e il Paolillo, sulla A16. Per entrambi sono emersi "gravi indizi di colpevolezza in ordine ad atti pubblici redatti da pubblici ufficiali e afferenti alle attività di controllo, anche successivamente al crollo del Ponte Morandi".

L'inchiesta sui falsi report si concentra su diversi episodi legati a forme di alterazione, pressione e falsificazione dei report sullo stato dei viadotti e sulle condizioni di sicurezza, "falsificazioni e omissioni concordate - specificano le Fiamme Gialle - finalizzate ad occultare agli ispettori del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti elementi rilevanti sulla condizione dei manufatti ed il loro stato di conservazione - in occasioni di attività ispettive e nell’ambito della vigilanza ministeriale - che avrebbero comportato una verifica globale dell’opera ed
altre misure precauzionali".

Nata da una costola di quella che indaga sul crollo del 14 agosto 2018, in cui persero la vita 43 persone, l’inchiesta si sta allargando a macchia d'olio a tutta la rete in concessione ad Autostrade, e in queste ore la Finanza sta eseguendo controlli in diverse regioni d'Italia.

Le ordinanze sono state chieste sallo stesso team di pubblici ministeri che si occupa dell'inchiesta primaria - Walter Cotugno e Massimo Terrile - e tra le misure previste ci sono tre arresti domiciliari e sei misure interdittive dal pubblico servizio e dal divieto temporaneo di esercitare attività professionali a favore di soggetti pubblici o privati. Ai domiciliari sono finiti Massimiliano Giacobbi (Spea), Gianni Marrone (direzione VIII tronco) e Lucio Torricelli Ferretti (direzione VIII tronco), per tutti gli altri sono scattate le misure interdittive.

Falsi report su sicurezza viadotti, la replica di Autostrade

Sul blitz odierno della Finanza, Autostrade ha replicato a fine mattinata sottolineando che «i viadotti Pecetti e Paolillo sono sicuri», e aggiungendo che «gli interventi di manutenzione sono stati conclusi diversi mesi fa. Sulla scorta delle informazioni fornite dalle direzioni di Tronco competenti, la società ha inviato lo scorso 4 dicembre 2018 al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti un report contenente il dettaglio degli interventi manutentivi realizzati e delle verifiche effettuate sui viadotti della rete, tra cui il Pecetti e il Paolillo. In nessun caso è stato riscontrato alcun problema riguardante la sicurezza di questi e altri viadotti oggetto di indagine, che sono stati verificati anche da società esterne specializzate in tale tipo di monitoraggi, oltre che dai competenti uffici ispettivi del Ministero».

L’ipotesi su cui sta lavorando la Procura - corroborata da intercettazioni telefoniche e ambientali - verte però proprio sul fatto che i report siano stati “edulcorati”, facendo apparire le condizioni del Pecetti e del Paolillo meno deteriorate rispetto a quelle reali: «Si ricorda che il viadotto Paolillo è un ponticello di 11 metri, completamente ristrutturato, rispetto al quale, per quanto a conoscenza della Società, l'indagine riguarderebbe una presunta marginale discrepanza tra le analisi progettuali e la costruzione finale - sottolinea però Autostrade - Per quanto riguarda il Pecetti, si conferma che l'opera è totalmente ristrutturata ed è stata oggetto di ripetute verifiche».

«In ogni caso Aspi segnala che, a scopo meramente cautelativo, aveva già provveduto a cambiare la sede operativa dei due dipendenti oggi interessati dai provvedimenti della magistratura -  conclude Autostrade -  Anche sulla scorta delle informazioni che potrà assumere e approfondire nel corso delle prossime ore, Autostrade per l'Italia si riserva di attivare ulteriori azioni a propria tutela, restando a disposizione degli organi inquirenti».

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