«Lanciamo una molotov contro l'Anpi», così i neonazisti pianificavano l'attacco

LE intercettazioni della Digos di Imperia hanno portato alla luce conversazioni inquietanti tra i militanti liguri dell'organizzazione neonazista sgominata nei giorni scorsi

«Lanciamo una molotov contro l’Anpi, la facciamo tirare da un marocchino, così depistiamo». Le intercettazioni della Digos di Enna, che giovedì ha portato alla luce un’organizzazione neonazista indagando 19 persone, dimostrano senza ombra di dubbio che la sede genovese dell’Anpi era nel mirino dei militanti liguri, coordinati, secondo gli investigatori, da Pasquale “Leone” Nucera, 64 anni, vice coordinatore di Forza Nuova nella provincia di Imperia ed ex affiliato (pentito) alle cosche della ‘ndrangheta.

Nucera, indagato nell’ambito dell’inchiesta “Ombre Nere” condotta dalla procura di Caltanissetta, era per gli inquirenti incaricato di ricercare e formare nuovi militanti facendo proselitismo e propagando neonazista sia sui social network sia su un’apposita chat denominata appunto “Militia”, in cui veniva condiviso materiale di area politica di estrema destra. 

In Liguria, oltre a lui, sono indagati anche tre simpatizzanti di Fratelli d’Italia: Claudio Testa, 58 anni, Alessandro Piga, 65 e Olga Giorgi, 66 anni, tutti genovesi e tutti incensurati, i cui appartamenti - disseminati tra il centro e Sampierdarena - sono stati perquisiti giovedì mattina dai poliziotti della Digos genovese, che ha sequestrato anche computer e cellulari.

Le intercettazioni delle Digos delle varie città coinvolte (la rete era variegata ed estesa in tutta Italia) vanno indietro nel tempo di diversi mesi, e dimostrano la volontà degli indagati non soltanto di fondare un nuovo partito neonazista e nazionalista, ma anche l’intenzione di utilizzare la violenza per farlo. In diverse conversazioni si parla di fornitori in grado di approvvigionarli di “kalashnikov a 150 euro”, in altre si parla delle sedi Anpi di Milano e di Genova, e si suggerisce di passare all’azione lanciandovi contro una bottiglia di benzina. In risposta, c’era chi si vantava di girare con una corda in auto e di essere «pronto a usarla per spezzare una carotide».

Particolarmente inquietanti le frasi omofone e antisemite pronunciate dagli indagati nel corso delle loro conversazioni telefoniche, «commenti e considerazioni di aberrante ferocia - scrive la Digos - nel quale si giustifica e legittima la politica di sterminio nazista».

«Da parte di Anpi l'allarme a non sottovalutare queste iniziative - è l’allarme che arriva dalla sezione genovese - che crescono in maniera sempre più plateale, arriva da tempo. No ai nostalgici neofascisti e neonazisti».

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