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La Bentley Continental. Immagine di repertorio

La Bentley Continental. Immagine di repertorio

Minacce con metodo mafioso al prestanome delle 'supercar', due arresti

A finire in carcere sono stati Salvatore Stalfieri e Christian Rosolani. Dopo le pesanti minacce rivoltegli, il venditore d'auto, spaventato, ha deciso di rivolgersi alla Squadra Mobile

Nella corso della mattinata di giovedì 11 marzo 2021 la polizia di Stato di Genova ha arrestato, in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip del tribunale di Genova, Salvatore Stalfieri e Christian Rosolani, ritenuti responsabili del reato di tentata estorsione in concorso, aggravata dal metodo mafioso.

Le indagini sono state coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia della procura della Repubblica di Genova. La vicenda ha visto come vittima un commerciante d'auto di origine romena, che di fatto si era prestato a figurare come intestatario fittizio di una serie di veicoli di alta gamma in uso a professionisti genovesi, tra cui Rosolani, che nel tempo aveva avuto la disponibilità di una Bentley Continental e di una Bmw.

I mezzi, tuttavia, nel gennaio 2020 sono stati sequestrati in un'indagine della Guardia di Finanza, fatto che ha portato Rosolani a richiedere al venditore d'auto, in maniera via via sempre più insistente, il danaro investito. I tentativi di riottenere il danaro si sono rivelati vani, tanto che Rosolani ha coinvolto un secondo soggetto, Salvatore Stalfieri, che si è presentato alla vittima come esponente della 'ndrangheta, con collegamenti con la cosca coinvolta nella strage di Duisburg (Germania).

Dopo le pesanti minacce rivoltegli, il venditore d'auto, spaventato, ha deciso di rivolgersi alla Squadra Mobile della Questura di Genova, che, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia, ha iniziato da subito un'attività d'indagine anche supportata da attività tecnica.

L'incontro tra Stalfieri e la vittima è stato monitorato e ascoltato dagli investigatori della Squadra Mobile. Il contenuto dell'incontro ha fornito gli elementi tali da consentire ai magistrati della Dda di richiedere l'emissione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, misura che è stata adottata dal giudice per le indagini preliminari.

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