Escursioni pericolose, in "fuga" dal mare verso i monti: «Mai sottovalutare i sentieri liguri»

Nelle ultime settimane tante persone hanno affrontato il percorso escursionistico ligure, in alcuni casi senza l'adeguata preparazione. I consigli e le raccomandazioni del soccorso alpino

Sul sentiero che unisce San Rocco a San Fruttuoso, a Camogli, in un caldo martedì mattina di inizio luglio ci sono poche persone: una coppia tedesca che procede spedita, due ragazzi fermi in una radura all’ombra, a riposare. Entrambi sono stanchi: «Ci fermiamo un attimo, è davvero impegnativo». A poca distanza da loro una colonnina che indica il punto più vicino in cui è possibile accedere alla rete telefonica, un presidio fondamentale in una zona non coperta, sopratutto per i soccorritori.

«Le colonnine le abbiamo fatto installare noi con l’ente Parco di Portofino qualche anno fa - conferma Virginia Andreotti, soccorritrice e referente per la Liguria del Soccorso Alpino - L’iniziativa è stata nostra proprio alla luce dei numerosi interventi effettuati su quel sentiero, il più impegnativo del comprensorio: senza copertura telefonica è difficilissimo raggiungere persone in difficoltà, e le colonnine aiutano a raggiungere i punti, dando anche un riferimento geografico».

Il Soccorso Alpino e i Vigili del fuoco, in primavera e in estate, sono impegnati in una media di 3 interventi al giorno sui sentieri. In alcuni casi si tratta di persone che, pur allenate e preparate, si feriscono o si sentono male per il caldo e la fatica e sono costrette a chiedere aiuto. In molti altri, però, si tratta di escursionisti improvvisati, che sottovalutano le difficoltà rappresentate dai sentieri liguri e li affrontano senza adeguate scorte di acqua e con abbigliamento e scarpe inadeguate.

Escursioni sui monti liguri, cadute e disidratazione le criticità

«È capitato di soccorre persone che affrontano i sentieri con le infradito o le scarpe aperte - conferma Andreotti - Sopratutto nel parco di Portofino o in quello delle Cinque Terre. Finito il lockdown abbiamo assistito a una grande affluenza sui monti, un po’ perché la gente è rimasta ferma e chiusa in casa per molto tempo, un po’ per il desiderio di cercare luoghi isolati, che non rappresentassero un problema a livello di rischio contagio. E la bella stagione ha aiutato: giugno è stato un mese stupendo, non troppo caldo, e soprattutto nei weekend sono state tante le persone che si sono riversate sui sentieri».

Conseguenza diretta, con più persone sul sentiero le probabilità di infortuni aumentano, e il lavoro dei soccorritori si intensifica: «Basta una storta - conferma Andreotti - Molti stranieri non conoscono il territorio, sottovalutano i monti perché vedono il mare e non si rendono conto di quanto siano impegnativi. Magari arrivano da lontano, camminano nelle ore calde e finiscono per sentirsi male. Noi in squadra abbiamo sempre un medico, un infermiere o entrambi per valutare le situazioni».

Gli interventi per storte, fratture e malori sono quasi all’ordine del giorno, sommati alle richieste di aiuto di persone che affrontano il sentiero, si attardano, e con il calare della sera e del buio si spaventano per la perdita di punti di riferimento. In alcuni casi si assiste però anche di escursioni ai limiti dell’incoscienza: «Ci è capitato di soccorrere una persona che ha affrontati il sentiero da San Rocco a San Fruttuoso con la bici - ricorda Andreotti - Pensava si potesse percorre, e davanti alla prima ferrata è rimasto bloccato. Succede anche di soccorrere persone che affrontano sentieri impegnativi con i cani: ricordo con dolore un episodio in cui un cane anziano e cardiopatico non ce l’ha fatta, nonostante i nostri sforzi. In un altro caso un nostro soccorritore, presente sul sentiero per un altro intervento, ha notato un turista tedesco con il suo cane in difficoltà ed è andato in aiuto caricandosi l’animale sulle spalle».

«Il monte di Portofino è sicuramente quello più frequentato - conferma un esperto del Soccorso Speleo Alpino Fluviale del comando Vigili del fuoco di Genova - Nelle ultime settimane abbiamo già gestito tre o quattro casi di persone che sono partiti con attrezzatura inadeguata, e che si sono ritrovati sfiniti dalla disidratazione o dallo sforzo fisico. Capita che i sentieri vengano percorsi anche da persone non allenate, con qualche patologia, o anche da famiglie, magari genitori con bambini di 6 o 7 anni che dopo qualche tempo di cammino sono stanchi e non ce la fanno più. A quel punto dobbiamo intervenire, e in quelle zone spesso capita che intervenga l'elicottero. Ovviamente gli elicotteri non sono infiniti, e se siamo su un intervento di questo genere non possiamo intervenire su altri: è importantissimo partire preparati, con scorte di acqua sufficienti e conoscendo i sentieri».

Escursioni, i consigli per affrontare i sentieri

Il consiglio, sopratutto in un periodo in cui tanti scelgono i sentieri per raggiungere luoghi isolati e sfuggire al caos e alla calca del mare, è di non sottovalutare mai i sentieri e di informarsi sul grado di difficoltà e la lunghezza, partendo preparati anche con l’abbigliamento: «Non è pensabile andare in spiaggia con lo stesso abbigliamento usato per percorrere il sentiero - sottolinea Andreotti - Bisogna indossare vestirti da trekking, le scarpe aperte non vanno bene, serve una scarpa robusta, anche non troppo alta. Le infradito si possono mettere nello zaino, se magari si vuole fare un bagno a Punta Chiappa o a San Fruttuoso. E poi una giacchina, anche se si parte nelle ore più calde e si pensa di non attardarsi».

Anche la scelta del sentiero è fondamentale: «Online si trovano moltissime informazioni utili per capire quello migliore. Il cellulare deve essere sempre carico, in modo da poter inviare le coordinate via gps (una funzionalità di whatsapp, ndr) e facilitare il soccorso in caso di difficoltà». 

Sul sito del Soccorso Alpino ci sono molte informazioni relative al percorso escursionistico ligure: «Ogni anno organizziamo una giornata in primavera e in inverno per sensibilizzare le persone su come affrontare i sentieri - conclude Andreotti - quest’anno non abbiamo potuto farla causa emergenza coronavirus, ma le informazioni ci sono. Il messaggio importante è che i sentieri e le montagne non sono pericolosi, ma bisogna affrontarle nella maniera adeguata: dopodiché è solo divertimento».

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