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Trova 37 milioni di lire, Bankitalia: «Non si possono cambiare»

La donna li ha rinvenuti dopo la morte dei genitori, la Banca centrale: termini scaduti. Il caso portato davanti al giudice di pace, in molti sperano che la sentenza sblocchi numerose situazioni analoghe

Trentasette milioni di lire (quasi 20 mila euro), nascosti in una vecchia cassapanca e ritrovati quest'estate dopo la morte degli anziani genitori. La figlia, sessantenne, una volta rinvenuto il "tesoretto", si è presentata a Bankitalia per convertirlo in valuta attuale ma niente da fare: termini scaduti risponde la Banca centrale.

Un'anomalia tutta italiana, dato che in circolazione ci sono ancora miliardi di lire che non possono più essere convertiti mentre in altri paesi europeri come la Germania lo scambio è ancora consentito senza limiti temporali. Un confronto, quello della signora con la Banca d'Italia, che è finito davanti al giudice di pace, sentenza entro qualche mese

Il caso sollevato dalla genovese potrebbe sbloccare una lunga serie di casi analoghi per migliaia di risparmiatori che sono ancora in possesso di vecchie lire, ritrovate dopo lavori di ristrutturazione in casa o ricevute in eredità da parenti anziani che non si fidavano delle banche e tenevano un po' di liquidità "sotto il materasso". 

I cittadini chiedono che i termini di prescrizione partano da quando si può far valere il proprio diritto ovvero, se vale la scadenza decennale, dal giorno del ritrovamento. Su questo dovrà decidere il giudice di pace che si è visto depositare il decreto ingiuntivo. 

Un susseguirsi di vicende normative, quelle del cambio da lire e euro, che hanno interagito le une sulle altre. Tutto parte nel 2002 quando viene dichiarata la prescrizione delle lire in concomitanza con l'entrata in circolazione dell'euro e viene fissato il termine al 28 febbraio 2012. Prescrizione significa che, oltre questa data, il titolare del diritto al cambio delle lire non può avanzare alcuna richiesta.

C'è poi una seconda tappa: quella costituita dal fatto che, sul finire del 2011, un decreto legge anticipa quel termine al 6 Dicembre 2011, retrocendendo il diritto di circa due mesi e mezzo; questo significa che la Banca d'Italia non era più autorizzata ad effettuare operazioni di cambio di lire in euro. Si arriva al traguardo con la sentenza della Corte Costituzionale che dichiara illeggittimo il decreto legge che anticipava, dal 28 febbraio 2012 al 6 dicembre 2011, la data di prescrizione. Allo stato dei fatti Bankitalia può cambiare le lire soltanto ai cittadini che dimostrino di aver avanzato richiesta entro il 28 febbraio 2012; questi gli estremi dati dal ministero dell'Economia alla Banca d'Italia che altro non è che l'ufficiale pagatore per conto del ministero stesso e che quindi non può prendere iniziative autonome.

A oggi, sono state effettuate 218 operazioni di cambio per un controvalore di oltre 2 miliardi di euro.

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