Edgar Bianchi, il "maniaco dell'ascensore" arrestato per stupro a Milano

Bianchi, oggi 39 anni, era stato condannato a 14 anni di carcere per 25 aggressioni ai danni di studentesse. Nel 2014 era uscito di prigione

Edgar Bianchi ai tempi dell'arresto, nel 2006 - foto Ansa

Edgar Bianchi, il "maniaco dell'ascensore" tristemente noto a Genova per avere aggredito sessualmente 25 studentesse nel periodo compreso tra il 2004 e il 2006, è stato arrestato mercoledì pomeriggio a Milano. L'accusa è nuovamente di violenza sessuale, questa volta ai danni di una ragazzina di 13 anni, aggredita mercoledì pomeriggio nel portone di un palazzo di via Rubens, a Milano.

Gli investigatori della Squadra Mobile di Milano, coordinati dal dirigente Lorenzo Bucossi e dal pubblico ministero Gianluca Prisco, sono risaliti all'aggressore della giovanissima studentessa poche ore dopo la violenza. Era stata lei stessa, sotto choc, a correre a casa e a raccontare tutto ai genitori, facendo scattare una caccia all'uomo culminata con l'arresto di Bianchi.

Oggi 39enne, nel 2007 era stato condannato a 14 anni in primo grado per violenza sessuale su decine di studentesse, che aggrediva sempre con lo stesso modus operandi. La pena era stata ridotta a 12 anni in appello, e Bianchi era uscito dal carcere nell’agosto del 2014. Da allora se ne erano perse le tracce, sino a quando non è ricomparso in collegamento con la violenta aggressione alla minorenne milanese: stando ai primi accertamenti negli ultimi anni lavorava come barman (lo stesso lavoro che svolgeva anche a Genova) per alcune aziende di catering.

I fatti

L'aggressione ai danni della tredicenne risale a mercoledì pomeriggio: intorno alle 14 la ragazzina stava rientrando a casa quando è stata sorpresa alle spalle da un uomo che le ha tappato la bocca e l'ha costretta contro la parete. Consumata la violenza, l'aggressore si è dato alla fuga facendo perdere le sue tracce.

Le indagini della squadra mobile di Milano sono partite immediatamente. A mettere gli investigatori sulle tracce di Bianchi è stato il tutore che, stando al racconto della ragazzina, il suo aggressore portava alla gamba. Grazie ai filmati delle videocamere di sorveglianza della zona gli agenti lo hanno individuato mentre si dirigeva verso la metropolitana e sono riusciti a risalire alla fermata di Segesta, dove è sceso. 

Incrociando i dati degli accessi alla metro sono poi riusciti a rintracciare il numero della tessera Atm, risultata intestata proprio a Bianchi. I poliziotti sono dunque arrivati in forze in zona, oltre 150 agenti che hanno battuto il quartiere palmo a palmo in cerca dell'aggressore sino a quando lui stesso non si è costituito. 

Chi è Edgar Bianchi

Un viso d’angelo che ha terrorizzato Genova per due anni: Edgar Bianchi, ai tempi dell’arresto 29 anni, lavorava come barista ed era residente al Cep, in un caseggiato di via Martiri del Turchino. Tra il 2004 e il 2006 ha aggredito e violentato 24 studentesse delle scuole medie, cui si aggiunge anche una 17enne che lui stesso aveva ammesso di avere scambiato per una ragazzina più giovane. 

Ad attirarlo proprio la corporatura delle sue vittime, magre e delicate, e dunque più facili da sottomettere durante la violenza: le seguiva negli androni dei palazzi, aspettava che entrassero in ascensore e poi le bloccava all’interno costringendole a rapporti sessuali sotto minaccia. Proprio il modus operandi gli era valso il soprannome di "maniaco dell'ascensore".

A incastrare Bianchi, e a mettere fine alle violenze, era stato un test del dna: sulla base dell'identikit realizzato grazie alle testimonianze delle giovanissime vittime, gli agenti della Questura di Genova erano riusciti a risalire a lui, confrontando la sua saliva con il materiale organico trovato sulle scene del crimine. La corrispondenza aveva fatto scattare l'arresto, nel settembre del 2006.

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Bianchi, che non ha mai negato le aggressioni, era stato condannato in primo grado a 14 anni e 8 mesi di reclusione con le accuse di violenza sessuale, tentata violenza sessuale, lesioni e atti osceni in luogo pubblico. In appello la condanna era stata ridotta a 12 anni, ed era uscito dal carcere a fine 2014, dopo averne scontati 8.

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