Liguria terra di mafia: Legambiente lancia l'allarme

Con 1597 reati ambientali accertati e un aumento del 9.1% rispetto ai dati del 2011, la Liguria si attesta al primo posto tra le regioni del nord (ottava a livello nazionale) della classifica Ecomafia 2013, diffusa da Legambiente

Genova - Con 1597 reati ambientali accertati e un aumento del 9.1% rispetto ai dati del 2011, la Liguria si attesta al primo posto tra le regioni del nord (ottava a livello nazionale) della classifica Ecomafia 2013, diffusa da Legambiente sulla base dei dati delle forze dell'ordine.

 

La fotografia scattata dal report, basata sulla relazione 2012 della Direzione Nazionale Antimafia, è impietosa e dimostra come l'attività della criminalità organizzata in Liguria si manifesta in modo mirato al controllo dei settori economici di maggiore rilevanza: le attività commerciali e il settore dell'edilizia e in particolare gli appalti pubblici.

La nostra regione risulta all'ottavo posto per numero di persone denunciate e arrestate per i reati di corruzione (22) dopo il Lazio, un dato che preoccupa ulteriormente se a questo si affianca il nome di Ventimiglia tra i Comuni sciolti nel 2012 per infiltrazione mafiosa (a fianco di quelli più famosi come Casapesenna o Casal di Principe in Campania).

«Un'escalation preoccupante - dichiara Santo Grammatico, presidente di Legambiente Liguria - che dimostra non solo come la nostra regione sia sempre più zona di infiltrazione da parte della criminalità organizzata, soprattutto 'ndrangheta, ma come l'ambiente e il territorio siano i principali asset speculativi, oltre agli appalti pubblici e alla corruzione, su cui fare affari illegali».

«Il ciclo del cemento, con il consumo di suolo - continua Grammatico - e la crescita dei reati legati al ciclo dei rifiuti, che con oltre 5400 reati accertati e un'incidenza di 2,8 reati ogni 100 km quadrati pone la Liguria in terza posizione per densità di reati rispetto alla superficie territoriale, chiede una forte assunzione di responsabilità da parte degli enti locali. Ripartire dallo stop al consumo di suolo, da una migliore gestione del ciclo dei rifiuti, sia di quelli speciali che attraverso la crescita della raccolta differenziata, con una filiera industriale controllata e con una maggiore trasparenza nella gestione degli appalti. Ottimo lo strumento della Stazione Unica Appaltante Regionale, varato lo scorso anno. A questo va affiancata la lotta sul territorio valorizzando la legge sui beni confiscati alle mafie, che sottrae beni mobili e immobili che possono tornare a essere produttivi in un circuito legale. Questi i primi passi per ostacolare le attività illegali nella nostra regione. Tutelare il territorio significa mettere un freno all'infiltrazione mafiosa in Liguria».

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