Cronaca

Spaccio di droga "a domicilio" con il taxi: 17 arresti

In carcere 14 spacciatori di origini africane, ai domiciliari 3 tassisti genovesi: a loro spettava il compito di accompagnare il pusher a casa del cliente in cambio di una percentuale

«Due tassisti corrieri della droga organizzavano i viaggi, belin!», e ancora «Dobbiamo trovare nuovi clienti, andiamo a chiamare i marocchini», e «Andiamo, li prendiamo e li portiamo dal cliente»: sono soltanto alcune delle conversazioni che i carabinieri della Compagnia di Genova Centro hanno intercettato nel corso delle lunghe indagini che in mattinata hanno portato all’arresto di 17 persone per spaccio di droga, tra cui anche 3 tassisti genovesi.

L’operazione, ribattezzata proprio “Taxi Driver”, ha consentito di chiudere il cerchio intorno a una rete di pusher attivissimi soprattutto nel centro storico, che avevano stretto accordi con alcuni tassisti per gestire il loro giro: erano loro ad accompagnare lo spacciatore dal cliente, che oltre a pagare la dose saldava anche la corsa, ovviamente in nero, pagando di fatto un servizio di spaccio a domicilio. Lo scambio di stupefacente - principalmente cocaina - poteva avvenire in due modi: nell’appartamento del cliente o direttamente nel taxi, sotto gli occhi compiacenti del tassista, che per ogni viaggio metteva in tasca dai 25 ai 30 euro.

In media 10 corse a notte a 30 euro l'una

«Due settimane fa, in tre giorni mi sono fatto 300 euro lunedì, 300 martedì e 300 mercoledì», conferma infatti uno dei 3 tassisti arrestati (attualmente detenuti ai domiciliari) a uno dei colleghi che erano entrati a far parte del giro: in totale sono 6 quelli finiti nel mirino della procura, 3 al momento ancora indagati. Tutti in possesso di regolare licenza, e ultracinquantenni, eccezion fatta per un giovane di 27 anni, figlio di un altro arrestato. Stando a quanto accertato dagli investigatori, coordinati dal procuratore aggiunto Francesco Pinto, i tassisti accompagnavano i pusher durante il turno di lavoro, evitando di prendere le chiamate ufficiali e preferendo il guadagno più facile in nero. 

Gli accordi venivano presi attraverso un vasto giro di contatti telefonici, e in certi casi erano proprio i tassisti a mettere in contatto i clienti con gli spacciatori, con cui avevano ormai sviluppato un rapporto estremamente confidenziale: ascoltando le intercettazioni, i carabinieri hanno sentito uno dei pusher presentare ironicamente il tassista come “suo zio” a una cliente invitata a effettuare lo scambio direttamente sul taxi.

In manette padre e figlio entrambi tassisti

Il provvedimento di custodia cautelare emesso dal gip Ferdinando Baldini è stato resto esecutivo nelle prime ore di lunedì, con 13 perquisizioni domiciliari avvenute in centro storico, a Voltri, a Sampierdarena e a Rivarolo. In totale, come detto, sono 17 le persone colpite da misura di custodia cautelare: 14 identificate come pusher e provenienti da Senegal, Gabon, Costa d’Avorio, Mauritania e Birmania, per cui è stato disposto il carcere, e i 3 tassisti ai domiciliari, cui sono stati sequestrati anche i taxi. Il giro, però, sarebbe molto più vasto, e comprenderebbe circa una trentina di persone. 

Le indagini sono partite nel 2014 proprio dopo alcune segnalazioni sull’attività parallela dei tassisti, e nel corso dei mesi hanno portato all’arresto di 12 persone e al sequestro di 1 chilogrammo di cocaina e 8mila euro. I carabinieri agli ordini del capitano Marco Comparato sono inoltre riusciti a risalire al fornitore di gran parte della droga, un 70enne olandese a sua volta arrestato durante una consegna.

Il procuratore capo Cozzi: «Genova crocevia del traffico di droga»

«Ciò che rende questa operazione un successo doppio è che nonostante la “creatività” dei criminali, le nostre forze dell’ordine riescono comunque a stare al passo e alla fine ad arrestarli - è stato il commento del procuratore capo di Genova, Francesco Cozzi - Negli ultimi mesi abbiamo portato a termine diverse importanti operazioni contro lo spaccio di droga, che si vanno ad aggiungere alla quotidiana attività di carabinieri e polizia. Genova è purtroppo diventata un crocevia di traffico internazionale di droga, come dimostrano gli ingenti sequestri di stupefacenti avvenuti su navi in porto, ed è evidente che questi soggetti stranieri abbiano bisogno di contatti locali per portare avanti i loro traffici. L’attività di costante monitoraggio da parte delle forze dell’ordine è strategica, e fondamentale per restituire ai cittadini del centro storico e del ponente un senso di sicurezza legato alla lotta alla droga e alla criminalità».

Soddisfatto anche il comandante provinciale dei carabinieri, il colonnello Riccardo Sciuto: «Noi continuiamo a fare quello che facciamo sempre, approfondendo i controlli su quartieri considerati maggiormente a rischio - ha spiegato - Nonostante i tentativi da parte dei trafficanti e degli spacciatori di mettere a punto nuove, e a loro parere ingegnose, modalità di spaccio, siamo comunque riusciti ad arrestarli grazie a un lungo e accurato lavoro di indagine e controllo».

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