Rosa, Laureta, Elisabetta: tre donne uccise in un mese a Genova

Due i casi in cui il marito, anziano, ha ucciso la moglie prima di tentare (e in un caso riuscirci) di togliersi la vita. In quello di Laureta Zyberi, invece, restano ancora diversi punti da chiarire

Elisabetta, Laureta, Rosa. Tre donne diverse, con vite e storie molto diverse, ma unite dal loro tragico destino: uccise per mano degli uomini che dicevano di amarle e che hanno tolto loro la vita per poi cercare di uccidersi, tutto nell’arco di un solo mese.

Via Piacenza, uccide la moglie e si getta nel vuoto

L’ultimo caso è quello di Rosa Sanscritto, 80 anni. Domenica mattina il marito, Piero Maroli, l’ha colpita alla testa con una mazzetta da muratore mentre era in cucina, davanti al lavello, poi si è diretto verso il balcone del loro appartamento di via Piacenza e si è gettato nel vuoto, morendo sul colpo. 

Nel biglietto scritto di suo pugno, e lasciato in casa, ringraziava la moglie per i lunghi anni insieme e per essere rimasta al suo fianco, confessava una forte depressione e problemi di salute e si augurava di rivederla in un altro posto, in un’altra vita. La coppia non aveva figli, e i vicini hanno confermato di non avere mai notato nulla di strano, se non, negli ultimi tempi, la depressione in cui l’uomo era caduto.

Delitto di Molassana: Laureta, uccisa dal marito nell'appartamento in cui faceva la colf

Laureta Zyberi, 43 anni, è stata uccisa nel pomeriggio del 31 gennaio in un appartamento di Montesignano, sulla strada che porta a Sant’Eusebio, dal marito Eduart, 53 anni. L’uomo l’ha raggiunta nella casa in cui lei lavorava come collaboratrice domestica, e dopo una discussione l’ha accoltellata diverse volte. Poi ha rivolto la lama contro se stesso, colpendosi all’addome, e si è accasciato accanto al corpo ormai senza vita di Laureta. Così li ha trovato il padrone di casa, rientrato dopo una giornata di lavoro: i soccorritori sono riusciti a salvare Eduart, che è stato portato in ospedale e sottoposto a un delicato intervento chirurgico, ma per la donna non c’era ormai più nulla da fare. 

Di origini albanesi, in Italia da oltre due decenni, Laureta era mamma di due figli e con Eduart era sposata da 25 anni. Ancora non è chiaro cosa abbia scatenato la violenza: né i figlia né i vicini di casa della coppia, che viveva in via Burlando, hanno parlato di litigi o problemi per gelosia o altri motivi. Poche discussioni, nessun precedente, la tragedia si è abbattuta come un fulmine a ciel sereno, ed è questo a differenziarlo rispetto agli altri due casi, in cui le motivazioni alla base dell'estremo gesto erano chiare.

Omicidio e tentato suicidio a Certosa: il dramma di Elisabetta e Aurelio

Elisabetta Ugulini, 87 anni, è morta nel suo appartamento di via Piombelli, a Certosa. A toglierle la vita il marito Aurelio Ottaviani, 88 anni. Elisabetta era malata da tempo, una malattia che la costringeva a letto e che la consumava lentamente sotto gli occhi di Aurelio. Che il pomeriggio di domenica 19 gennaio non ce l’ha fatta più: ha aspettato che la figlia uscisse di casa, poi ha stretto le mani intorno al collo della moglie e ha stretto sino a toglierle il respiro. 

Disperato, ha provato a sua volta a uccidersi, senza riuscirci: ai poliziotti intervenuti sul posto ha confessato, in lacrime, che a spingerlo è stata la volontà di non essere un peso per i due figli. Ricoverato in ospedale, ha tentato nuovamente di togliersi la vita ma è stato fermato prima da un poliziotto della penitenziaria. Lo scorso 2 febbraio è morto in una stanza dell’ospedale Villa Scassi, dove era stato trasferito dopo che le sue condizioni di salute si erano drasticamente aggravate.

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