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Uccise tre donne a Pegli: arrestato boss latitante Domenico Leotta

Nel 1994 l'esponente della 'ndrangheta fu il killer di tre donne, Maria Teresa Gallucci, Nicolina Celano e Marilena Bracalia, massacrate a colpi di pistola nel loro appartamento di Genova Pegli

Genova - Il 18 marzo del 1994 Maria Teresa Gallucci, Nicolina Celano e Marilena Bracalia furono uccise a Pegli massacrate a colpi di pistola. Quasi venti anni dopo è stata fatta giustizia per la loro morte, ieri, sabato 2 febbraio 2013 è stato arrestato Domenico Leotta, latitante, indicato dalla pentita Giuseppina Pesce come il responsabile dell'omicidio delle tre donne , Maria Teresa, vedova Alviano, 37 anni, sua madre Nicolina, 72 e la cugina Marilena, di soli ventidue anni, tutte e tre originarie di Rosarno, in Calabria. Per la pentita, figlia di Salvatore Pesce, boss della cosca di Rosarno, il triplice delitto fu deciso per ristabilire equilibri mafiosi.

IL DELITTO DI PEGLI Giuseppina Pesce ha rivelato che a far parte del commando che assassinò le tre donne furono Domenico Leotta e il killer di riferimento della cosca Francesco Di Marte. Leotta, secondo la collaboratrice di giustizia, aveva deciso di operare in prima persona per non obbligare Francesco, il figlio di Maria Teresa Gallucci e del boss Alviano, a uccidere la madre colpevole, secondo le rigide regole delle cosche, di aver avuto come amante un altro 'ndranghetista.

L'ARRESTO E così, sabato mattina Domenico Leotta, 53 anni, dopo tre anni di latitanza è stato sorpreso a letto, mentre guardava la tv e arrestato con l'accusa di associazione mafiosa, ritenuto il braccio destro di Francesco Pesce, detto ''Ciccio testuni'', indicato come uno dei boss dell'omonima cosca operante di Rosarno, ma con diramazioni in Italia e all'estero. Leotta, che non ha opposto resistenza, aveva trovato rifugio in un appartamento dotato di ogni confort al secondo piano di uno stabile a ridosso del centrale Viale De Filippis, a Catanzaro. A scovarlo sono stati gli investigatori della squadra mobile di Reggio Calabria, del Servizio centrale operativo e del Commissariato di Gioia Tauro, coadiuvati, nella fase esecutiva, da quelli della mobile catanzarese.

IL RUOLO DI LEOTTA L'ex latitante, secondo la Dda reggina, svolgeva un ruolo di primo piano all'interno della cosca. Non solo si occupava delle grandi partite di droga che arrivavano a Gioia Tauro e che provvedeva a portare a Rosarno per il successivo smistamento, ma, grazie al suo rapporto con Francesco Pesce, aveva anche accesso agli incontri tra i capi. Una circostanza confermata dalla sua partecipazione ad un summit tra i capi delle cosche Pesce e Bellocco, storicamente alleate, in cui si sancì la pace dopo due omicidi che rischiavano di incrinare i rapporti tra le due consorterie e di dare il via ad una faida.

LE INDAGINI In ogni caso per quel triplice omicidio avvenuto a Genova Pegli nei confronti di Leotta non è stato emesso alcun provvedimento, visto che la Dda deve provvedere agli accertamenti. Nel corso della perquisizione nel rifugio del latitante, gli investigatori hanno sequestrato materiale ritenuto utile per il prosieguo delle indagini che puntano ad individuare la rete di fiancheggiatori che hanno garantito la latitanza a Leotta.

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