Ponte Morandi, Arpal: «Mai esclusa a priori la presenza di amianto»

L’Agenzia regionale per la Protezione dell’ambiente ha risposto alle parole del sindaco Marco Bucci sulla presenza di inosilicati nelle pile del viadotto

A margine del consiglio comunale di martedì 12 marzo, al sindaco Marco Bucci è stato chiesto come mai, sino a pochi giorni prima della prevista demolizione della pila 8 del ponte Moraandi, non si fosse parlato di presenza amianto. Il commissario per la ricostruzione non ha risposto alle opposizioni che avevano presentato le interpellanze (e che per protesta non hanno partecipato alla conferenza capigruppo), ha però replicato ai giornalisti, invitaandoli a «chiederlo ad Arpal, che è l’ente competente a dare questi dati, e alla Asl».

L’Agenzia regionale per la Protezione dell’ambiente (Arpal) non ha tardato a rispondere, pubblicando sul proprio sito il resoconto dell'attività svolta per la ricostruzione del viadotto: «A settembre, per conto dei Vigili del Fuoco, insieme ad Asl e Polizia Scientifica, Arpal ha effettuato un sopralluogo, prelevando in via speditiva (perché in zona rossa) alcuni campioni di detriti, che all’analisi al microscopio a scansione elettronica non hanno evidenziato presenza di amianto».

Successivamente, a ottobre, «su incarico della Procura, tecnici Arpal hanno raccolto campioni di detriti stoccati nell’area cosiddetta “penisola” ed effettuato un monitoraggio dell’aria: le quattro relative analisi al microscopio a scansione elettronica non hanno evidenziato la presenza di amianto (qui i referti)».

Infine, la settimana scorsa, sempre su incarico della Procura, «tecnici Arpal hanno prelevato 24 campioni relativi alla pila 8, prelevate a diverse quote, procedendo all’analisi con il microscopio a scansione elettronica: 6 campioni hanno evidenziato la presenza di tracce di amianto, con concentrazioni inferiori ai limiti di rilevabilità strumentale pari a 120 mg/kg (qui i referti)». 

Si ricorda che, in ogni incontro pubblico, Arpal ha sempre parlato di assenza di amianto nelle analisi effettuate, confermando al tempo stesso però come non fosse possibile escluderlo a priori.

L’Agenzia regionale per la Protezione dell’ambiente ricorda in conclusione che «la normativa vigente pone a carico dell’esercente del cantiere la caratterizzazione dei materiali, ai fini della valutazione dei rischi sanitari e ambientali connessi all’attività, da cui discende - fra le altre cose - la presentazione di un piano di monitoraggio ambientale».  

In questo momento, «Arpal non ha alcuna funzione autorizzativa o gestionale, ma ha il compito di esprimersi, dal punto di vista ambientale, sulla congruità del piano di gestione del rischio ambientale relativo alle modalità di demolizione proposte».  

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Il problema, va ricordato, è la dispersione delle polveri, che potrebbero diventare pericolose in caso di presenza di fibre di amianto, riscontrate in percentuali bassissime nel corso dei 24 carotaggi effettuati da Arpal. Omini, Fagioli, Ireos e Iper Progetti, in accordo con la Siag di Danilo Coppe, avevano messo a punto un piano che prevedeva irrigazione della pila e delle macerie e teli protettivi, ma i provvedimenti sembrano a oggi non sufficienti: qualche aggiornamento potrebbe arrivare mercoledì pomeriggio, dopo la nuova riunione della commissione esplosivi in prefettura.

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