Cronaca

Il Decreto Genova punto per punto. Ed è già polemica

Il decreto conferma quanto dichiarato a più riprese dal vicepremier Di Maio, Autostrade per l'Italia non parteciperà alla ricostruzione del ponte, ma secondo il presidente della Regione Toti i tempi potrebbero allungarsi

Arriva anche la firma di Sergio Mattarella, sul decreto Genova. Il presidente della Repubblica ha approvato il documento, stando a quanto riportato dalle agenzie stampa, intorno alle 17: la stesura definitiva era arrivara al Quirinale nel primo pomeriggio, dopo la prima bozza consegnata giovedì.

Sempre giovedì, il decreto per far fronte all'emergenza dopo il crollo di Ponte Morandi aveva ricevuto la bollinatura della Ragioneria di Stato per le coperture finanziarie. Un documento già ampiamento contestato, 44 pagine con 47 articoli che illustrano gli "Interventi urgenti per il sostegno e la ripresa economica del territorio del Comune di Genova" (il capo 1 con i primi 11 articoli) e le disposizioni sulla "Sicurezza della rete nazionale delle infrastrutture e dei trasporti" (capo 2). Nella parte successiva, con altri tre capitoli, si affrontano tematiche legate invece a eventi sismici del centro Italia e ad altre situazioni di emergenza del nostro Paese.

Il commissario straordinario per la ricostruzione

Entro dieci giorni dall'entrata in vigore del decreto, dopo aver sentito il Presidente della Regione Liguria, sarà nominato il Commissario straordinario per la ricostruzione "al fine di garantire - si legge sul decreto - , in via d’urgenza, le attività per la demolizione, la rimozione, lo smaltimento e il conferimento in discarica dei materiali di risulta, nonché per la progettazione, l’affidamento e la ricostruzione dell’infrastruttura e il ripristino del connesso sistema viario".  "La durata dell’incarico del Commissario straordinario - si legge ancora sul decreto - è di dodici mesi e può essere prorogata o rinnovata per non oltre un triennio dalla prima nomina".  Il Commissario avrà due vice e un ufficio di 20 persone.

Autostrade costretta a pagare

Nel decreto il "concessionario del tratto autostradale" viene ritenuto "responsabile dell’evento" perchè "responsabile del mantenimento in assoluta sicurezza e funzionalità dell’infrastruttura concessa" per questo dovrà "far fronte alle spese di ricostruzione dell’infrastruttura e di ripristino del connesso sistema viario, entro trenta giorni dalla richiesta del Commissario straordinario".

In caso di ritardi sui pagamenti

Se Autostrade non dovesse pagare o se dovesse tardare, lo Stato anticiperà 30 milioni annui dal 2018 al 2029. Soldi che arriverebbero dal fondo per il finanziamento degli investimenti e lo sviluppo infrastrutturale.

Autostrade fuori dalla ricostruzione

Il decreto conferma quanto dichiarato a più riprese dal vicepremier Di Maio e dal ministro Toninelli, ovvero che Autostrade per l'Italia non parteciperà alla ricostruzione del ponte. "Il commissario straordinario affida - si legge nel decreto - la realizzazione delle attività concernenti il ripristino del sistema viario, nonché quelle propedeutiche e connesse, ad uno o più operatori economici che non abbiano alcuna partecipazione, diretta o indiretta, in società concessionarie di strade a pedaggio, ovvero siano da queste ultime controllate o, comunque, ad esse collegate, anche al fine di evitare un indebito vantaggio competitivo nel sistema delle concessioni autostradali". Sono quindi esclusi anche gli altri attuali concessionari autostradali.

Assunzioni per far fronte all'emergenza

"Per far fronte alle necessità conseguenti all’evento, la Regione Liguria, la Città metropolitana di Genova, il Comune di Genova, previa autorizzazione del Commissario delegato per l’emergenza  (...) possono assumere, complessivamente per gli anni 2018 e 2019 con contratti di lavoro a tempo determinato, ulteriori unità di personale con funzioni di protezione civile, polizia locale e di supporto all’emergenza, fino a 250 unità, in deroga ai vincoli di contenimento della spesa di personale previsti dalla normativa vigente". Via libera quindi ad assunzioni per fare fronte all'emergenza. 

Interventi per imprese, commercianti e professionisti

Sono previste anche misure di supporto a imprese, professionisti, artigiani e commercianti con sede o unità locale ubicate nella zona rossa che "nel periodo dal 14 agosto 2018 alla data di entrata in vigore del decreto hanno subito un decremento del fatturato rispetto al corrispondente periodo dell’anno 2017, è riconosciuta, a domanda, una somma fino al 100 per cento del predetto decremento e nel limite massimo di euro 200.000".  

A sostegno delle imprese colpite dal crollo del ponte, sarà infatti costituita una zona franca. Le imprese che hanno "la sede principale o una sede operativa all'interno della zona franca (...) e che hanno subìto a causa dell’evento una riduzione del fatturato almeno pari al 25 per cento nel periodo dal 14 agosto 2018 al 30 settembre 2018, rispetto al corrispondente periodo dell'anno 2017" potranno richiedere al Comune di Genova diverse agevolazioni ed esenzioni da imposte e dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali.

Trasporto pubblico e locale

Il decreto prevede interventi per favorire le misure a sostegno del trasporto pubblico locale: Saranno infatti stanziate, a favore della Regione Liguria risorse straordinarie "nella misura di 500.000 euro per l’anno 2018 e 23.000.000 di euro per il 2019 da destinare al finanziamento dei servizi di trasporto aggiuntivi per fronteggiare le criticità trasportistiche conseguenti all’evento, per l’efficientamento dei servizi di trasporto pubblico regionale e locale già attivati nonché per garantire l’integrazione tariffaria tra le diverse modalità di trasporto nel territorio della città metropolitana di Genova". Inoltre "Al fine di assicurare servizi di trasporto aggiuntivi per fronteggiare le criticità trasportistiche conseguenti all’evento, sono attribuite alla Regione Liguria risorse straordinarie nella misura di euro 20.000.000 per l’anno 2019 per il rinnovo del parco mezzi utilizzati nella città metropolitana di Genova". 

Previsti inoltre fondi per misure in favore degli autotrasportatori costretti a percorrere tratti autostradali aggiuntivi a causa dell'emergenza. 

Aiuti al porto

Stanziati anche 30 milioni di euro per il Porto, dove viene istituita anche la "Zona Logistica Semplificata - Porto e Retroporto di Genova comprendente i territori portuali e retroportuali del Comune di Genova, fino a includere i retroporti di Rivalta Scrivia, Novi San Bovo, Alessandria, Piacenza, Castellazzo Bormida, Ovada Belforte, Dinazzo e Melzo e Vado Ligure".

Le coperture

La spesa per demolizione e ricostruzione è stata stimata in 360 milioni di euro, ma è soggetta a variazioni perché dipenderà dagli interventi e dal progetto che verrà scelto dal commissario straordinario. Complessivamente il decreto prevede spese per 645 milioni di euro.

Terzo Valico 

Manca nel decreto il riferimento al Terzo Valico per collegare Liguria e Piemonte, una scelta che ha acceso le polemiche politiche. 

I tagli rispetto alle prime bozze

Tanti sono stati comunque i tagli rispetto a quanto era previsto nelle prime bozze del decreto: i fondi per il porto scendono da 90 a 30 milioni, così come quelli per il trasporto pubblico locale, da 80 a 20 milioni per il 2018. Nè viene fatto cenno al Terzo Valico, per collegare Liguria e Piemonte..

Il commento di Toti

Il presidente della Regione, Giovanni Toti, rimane perplesso: «Il decreto arriverà, ma non vuol dire che sarà soddisfacente - ha dichiarato alla stampa questa mattina - bisognerà vedere cosa c'è scritto dentro dopo questo balletto fatto in una settimana e mezzo tra un ministero e l'altro. Mi sembra che il decreto venga fatto per escludere gli enti locali. Mi dà l'impressione che il governo voglia gestire la situazione a Roma e non in Liguria. Ma va bene tutto, siamo laici, basta che si raggiungeranno i risultati».

Dopo aver letto il decreto il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti, in diverse interviste televisive, ha mostrato diversi dubbi soprattutto sui tempi della ricostruzione, che rischierebbero di allungarsi, e sui poteri del commissario straordinario. Dubbi anche sui possibili ricorsi di Autostrade per l'esclusione dalla ricostruzione del ponte. "Con il nostro piano saremmo già partiti con  le demolizioni" ha dichiarato Toti.

Più positive invece le reazioni su zona franca, risarcimenti e attenzione nei confronti del porto.

Il centrosinistra: «Il decreto del nulla»

«È il decreto del nulla: 44 lunghi giorni di gestazione per partorire un topolino moribondo - è il commento del Pd ligure e genovese -. Meno soldi per il trasporto pubblico locale, meno soldi per l’autotrasporto, meno soldi per la Zona franca. E per il porto una misera mancia da 13 milioni di euro che non può che suscitare irritazione. Non vi è traccia di misure a sostegno e per il rilancio dell’economia genovese e il suo porto, che è il primo scalo d’Italia. C’è, a stento, la riparazione dei danni subiti. Non c’è la cassa in deroga per la piccola e media impresa commerciale e artigianale. Niente sesto lotto del Terzo Valico, con buona pace del viceministro Rixi che, a questo punto, dovrebbe dimettersi. C’è una sola certezza: il ponte lo paga subito lo Stato, le autostrade si vedrà».

«I ritardi sulla stesura - è il commento di Luca Pastorino, deputato LeU - hanno trovato così una spiegazione: mancavano i fondi e anche le idee. Alla fine il testo e' stato predisposto solo perche' da Genova e' arrivata la pressione dei cittadini, stanchi di questi rimpalli di responsabilita'. Per i partiti di governo e' finito il tempo della propaganda: alla prova dei fatti, la risposta e' ridicola e quindi offensiva per una citta' gia' ferita con il crollo del ponte Morandi».

Il Pd: «Umilia la città»

Il Partito Democratico ligure con una nota ha attaccato il Governo promettendo di far sentire la propria voce a Roma: «Andremo a Roma - hanno scritto - e diremo no al “Decreto del nulla”. Un documento che umilia la nostra città, già profondamente colpita dal crollo del ponte Morandi. Ma Genova, anche se ferita, non è disposta a morire. La città non ci sta a farsi prendere in giro e lotterà fino all'ultimo per avere giustizia ed ottenere i provvedimenti e i finanziamenti indispensabili per tornare a vivere e crescere. Il Pd sarà accanto agli abitanti, alle imprese, alle forze politiche, economiche e sociali che vorranno combattere questa battaglia. Lo diremo forte e chiaro domenica 30 settembre, quando una vasta rappresentanza del partito ligure e genovese sarà alle 14 in piazza del Popolo per la manifestazione organizzata dal Pd nazionale».

«L'adesione all'iniziativa era già in programma perché, insieme a tutto il Partito democratico, volevamo scendere in piazza per un Paese più giusto, forte, solidale. Per costruire un'alternativa politica dignitosa e seria a questo Governo. Oggi, all'indomani della lettura delle misure contenute nel “Decreto Genova”, la nostra protesta assume anche un nuovo e più forte significato. A 44 giorni dal disastro del 14 agosto scorso, il Governo, dopo averlo promesso, annunciato, sventolato in piazza, corretto e ricorretto, ha prodotto un documento assolutamente inadeguato per far fronte all'emergenza che tutta la città sta vivendo. In questo modo il Governo cancella il futuro della nostra città. Ma questo non siamo disposti ad accettarlo».

Il Partito Democratico - si legge in conclusione - da subito ha manifestato vicinanza concreta a chi è stato colpito dal crollo del Ponte Morandi e ha messo a disposizione della città risorse e volontari. In queste settimane abbiamo evidenziato a livello nazionale la situazione della nostra Genova e le criticità e i sacrifici che le famiglie, i commercianti e le imprese genovesi stanno affrontando. Abbiamo fatto sentire la nostra voce in tutte le sedi istituzionali, avanzato proposte in uno spirito di piena collaborazione con le istituzioni sul territorio e di battaglia politica dai banchi dell'opposizione in Parlamento. Fino dal primo momento, il segretario nazionale Maurizio Martina è stato con noi ed è arrivato diverse volte in città per testimoniare questo impegno. Continueremo a essere al fianco di chi protesta per sottolineare una gestione superficiale e dannosa dell’emergenza da parte del Governo nazionale. Lo faremo a partire da questa domenica, a Roma.

Le reazioni degli sfollati 

«Bene, ora basta ritardi», con queste parole Ennio Guerci, il portavoce del Comitato sfollati genovesi di via Porro, ha commentato la "bollinatura" del decreto ai microfoni di Radio Babboleo. Soltanto ieri una parte delle persone rimaste senza casa si era dichiarata pronta a protestare sotto casa di Grillo in seguito alla notizia dell'allungamento dei tempi per il dissequestro dei monconi del ponte Morandi. «Dal Governo ci saremmo aspettati maggiore chiarezza e velocità - ha dichiarato, questa mattina in radio, Ennio Guerci - dopo il confronto positivo col ministro Toninelli prima che intervenisse all’apertura del Nautico. Il balletto sul decreto non ci voleva. La nostra attenzione resta alta, veniamo da settimane molto difficili e la pazienza ormai è poca».

Il grido di dolore dei commercianti

Chiedono di lavorare per la loro dignità i commercianti della zona arancione che questa mattina hanno organizzato un presidio in piazza Masnada, dove si sta concentrando tutto il traffico che un tempo transitava nella zona rossa, ora interdetta. «Vogliamo tornare alle nostre attività» chiedono i piccoli e medi imprenditori che stanno subendo gravissime perdita. Si stima che circa 1400 imprese siano rimaste danneggiate in maniera diretta e indiretta a oggi.

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