Presunta frase omofoba in Regione, De Paoli sotto indagine della Procura

Il pubblico ministero Patrizia Petruzziello ha aperto un fascicolo per indagare sulle parole che secondo alcuni testimoni il consigliere leghista avrebbe pronunciato durante una commissione

Dovrà presentarsi davanti a un giudice Giovanni De Paoli, il consigliere leghista finito nella bufera dopo la presunta frase omofoba pronunciata a margine di una commissione regionale: «Se avessi un figlio gay lo brucerei nella caldaia», giurano di aver sentito alcuni testimoni, parole che hanno spinto Aleksandra Matikj, presidente del “Comitato per gli immigrati e contro ogni discriminazione” di Genova, a presentare un esposto in Procura, dove è stato aperto un fascicolo affidato al pubblico ministero Patrizia Petruzziello.

De Paoli è indagato per diffamazione e violazione della Legge Mancino: nell’esposto, la Matikj aveva invocato «un’indagine giusta, corretta e valida affinché le eventuali dichiarazioni come quella del consigliere De Paoli non si debbano risentire più, soprattutto considerando la sua inaudita gravità e l’impatto che possono provocare a livello sociale e politico», oltre a chiedere le sue dimissioni. Il consigliere dal canto suo si è sempre difeso sostenendo di avere pronunciato la frase in modo negativo, e cioè affermando che «se avessi un figlio gay non lo brucerei nella caldaia», nonostante che alcuni testimoni, compresi i genitori dell’Agedo (Associazione Genitori di Omosessuali) presenti alla commissione e persino una dipendente regionale abbiano assicurato di non avere sentito alcuna negazione.

E mentre il Pd è sceso nuovamente in campo per commentare la decisione, da parte del governatore Giovanni Toti e del presidente del consiglio Regionale, Francesco Bruzzone, di sostenere De Paoli e non prendere provvedimenti, il consigliere leghista allo Sviluppo Economico, Edoardo Rixi, ha nuovamente manifestato solidarietà a De Paoli: «Siamo un paese di matti se si arriva ad indagare un consigliere regionale per una frase, detta o non detta, mentre si lasciano a piede libero delinquenti e criminali di ogni genere, autori di reati di violenza fisica sulle donne o in generale verso qualunque essere umano. Sono solidale con De Paoli per l’assurda vicenda che si è creata attorno a una sua frase, per altro già smentita dal diretto interessato. Confido nel lavoro della magistratura perché si faccia chiarezza una volta per tutte».

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Da parte del Comitato che si è fatto promotore dell’esposto, invece, parole di soddisfazione per come la questione è stata gestita dalla Procura: «Questo nostro esposto, supportato dallo Studio legale Gay-Lex di Bologna, trasformatosi in un’indagine penale è una vera e propria rivoluzione per i diritti degli omosessuali, semplicemente perché la Procura di Genova ha deciso di estendere l’applicazione delle Legge Mancino, che prevede l'aggravante per le dichiarazioni razziste anche a quelle omofobe”– ha fatto sapere la Matikj in una nota –“e questa decisione crea un precedente ed “apre la strada” ad altri esposti nei confronti di politici per affermazioni omofobe. Questa è la prima volta ed è un aspetto molto importante visto che in Italia manca una Legge specifica».

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