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Caso De Paoli, una dipendente della Regione a Bruzzone: «Ho sentito la frase omofoba»

Rimasta senza risposta la lettera inviata al presidente del consiglio Bruzzone sulle parole che il consigliere leghista avrebbe pronunciato a margine di una commissione consiliare

Una frase che si è stampata indelebile nelle menti di chi assicura di averla sentita, tanto da spingerlo a scrivere una lettera al presidente del consiglio Regionale, Francesco Bruzzone, per ribadire quanto sostenuto dai primi a denunciare il fatto: Giovanni De Paoli avrebbe effettivamente pronunciato la frase «Se avessi un figlio gay lo brucerei nella caldaia», almeno stando alla testimonianza di una dipendente della Regione che lo scorso venerdì si sarebbe rivolta a Bruzzone per chiedere provvedimenti.

Il caso De Paoli era scoppiato lo scorso 10 febbraio, quando secondo alcune testimonianze il consigliere leghista, presente alla commissione regionale convocata per discutere sulla legge regionale in materia di famiglia, si sarebbe rivolto ad alcuni rappresentati dall’associazione Agedo (Associazione Genitori Di Omosessuali) pronunciando l’ormai famosa frase da cui anche il leader del Carroccio, Matteo Salvini, ha preso le distanze chiarendo che «chi dice una cosa così ha dei problemi». 

A poco è servita la spiegazione di De Paoli, che ha parlato di un fraintendimento sostenendo di avere detto in realtà «Se avessi un figlio gay non lo brucerei nella caldaia»: per i rappresentanti delle associazioni presenti le parole sono state inconfondibili, una versione sostenuta anche dalla dipendente regionale che ha sentito il dovere di scrivere una lettere a Bruzzone, presidente del consiglio Regionale (anche lui leghista) per ribadirlo. E che da venerdì non avrebbe ancora ricevuto una risposta, mentre la polemica continua a infuriare e le firme alla petizione che chiede le dimissioni di De Paoli salgono vertiginosamente.

Sulla questione è intervenuto anche il Movimento 5 Stelle, con i portavoce in Regione Alice Salvatore e Andrea Melis, che in una nota hanno espresso «massima solidarietà alla dipendente della Regione che, con grande senso civico, ha denunciato di aver ascoltato la frase che De Paoli avrebbe pronunciato a margine della Commissione. In cambio nessun riscontro o risposta ufficiale. Eppure era stato lo stesso Bruzzone a invitare eventuali testimoni, tra i dipendenti regionali, a farsi avanti. Solo una dichiarazione di facciata,  un pro forma per mostrare il pugno duro, salvo poi tirare indietro la mano di fronte a una verità troppo scomoda?».

«In attesa di ulteriori sviluppi - concludono i pentastellati - l’esempio della dipendente regionale mostra quantomeno una reazione tardiva da parte del Presidente Bruzzone e dimostra che c’è ancora tantissimo da fare sulla strada dell’onestà e della trasparenza nelle istituzioni».

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