Cronaca

Televendite truffa, D'Anna al giudice: «Mai raggirato nessuno, sono solo un buon venditore»

L'imprenditore 70enne arrestato lo scorso 21 dicembre, re dei gioielli "televisivi", ha negato davanti al gip ogni accusa di truffa, prendendo le distanza dal figlio Ruben

Non un truffatore, ma «un bravo venditore» che ha sempre ceduto ai propri clienti «gioielli di qualità a prezzi conformi»: questa, in estrema sintesi, la linea di difesa di Giuseppe Maria D’Anna, 70 anni, re delle televendite genovesi che lo scorso 21 dicembre è stato arrestato dai carabinieri nell’ambito dell’operazione ribattezzata “Dinasty”, che ha portato al suo arresto e a quello del figlio Ruben e della compagna, Emanuela Botto, oltre che a quello della figliastra Joanna Golabek e del marito Roberto Peraggine. Nel registro registro degli indagati sono finiti anche un’altra ventina di persone, per gli inquirenti tutte coinvolte nel giro di truffe portato alla luce dopo tre anni di indagini. 

Le accuse sono, a vario titolo, associazione a delinquere finalizzata alla commissione dei reati di truffa contrattuale, frode in commercio aggravata, ricettazione, riciclaggio e reimpiego di denaro e beni di provenienza illecita, trasferimento fraudolento di valori. Addebiti che D’Anna senior, attualmente detenuto ai domiciliari e difeso dall’avvocato Andrea Vernazza, che ha già depositato la memoria difensiva, avrebbe interamente negato davanti al gip Ferdinando Baldini durante il primo interrogatorio.

D’Anna avrebbe infatti sostenuto di non avere mai rifilato alcuna “patacca” ai clienti, nonostante le decine di perizie con cui i carabinieri della sezione Giudiziaria, in accordo con la procura e il pubblico ministero Emilio Gatti, avrebbero accertato che il valore della maggior parte dei gioielli venduti era decisamente inferiore al prezzo pagato per l’acquisto. L’imprenditore avrebbe inoltre preso le distanze dal figlio Ruben, attualmente in carcere a Milano, dove i D’Anna avevano trasferito i loro studi di registrazione, sostenendo di avere smesso di lavorare con lui proprio perché non condivideva i suoi metodi.

Sempre ieri è stato interrogato anche Roberto Peraggine, compagno di Joanna Golabek - che con la Botto è stata la prima a rispondere alle domande del gip - anche lui ai domiciliari, che ha sostenuto di non avere nulla a che vedere con l’azienda dei D’Anna, e di condurre un’attività distinta. Nicola Scodnik ed Ennio Pischedda, avvocati di Peraggine, hanno giù avanzato richiesta di revoca della misura cautelare.

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