Cronaca

Crollo ponte Morandi, chiuse le indagini. La procura: «Per 51 anni nessun intervento sulla pila 9»

Dopo tre anni recapitati gli avvisi di conclusione dell'inchiesta, gli indagati sono 69, due le società coinvolte, Aspi e Spea. Emergono dettagli agghiaccianti sulle modalità con cui il viadotto è stato ispezionato e sui mancati interventi fatti

Si chiudono dopo quasi tre anni le indagini sul crollo del ponte Morandi, la tragedia in cui, il 14 agosto del 2018, persero la vita 43 persone.

Dalle prime ore di giovedì la Guardia di Finanza ha iniziato a notificare gli avvisi di conclusione delle indagini agli indagati, 69 persone cui si aggiungono due società, Aspi e Spea, la controllata che si occupava delle manutenzioni.

La lunga e complessa inchiesta si è articolata intorno a due incidenti probatori, uno sullo stato di salute del viadotto e uno, il secondo, sulle cause vere e proprie del crollo, chiuso a febbraio.

Un fascicolo molto corposo cui i pubblici ministeri Massimo Terrile e Walter Cotugno, insieme con l’aggiunto Paolo D'Ovidio, hanno raccolto grazie alle Fiamme Gialle documenti, intercettazioni, testimonianze e perizie: le accuse sono di attentato alla sicurezza dei trasporti, crollo colposo, omicidio colposo e omicidio stradale e rimozione dolosa di dispositivi per la sicurezza dei posti di lavoro.

Le indagini della procura hanno inoltre portato alla luce una serie di documenti che dimostrerebbero come gli allora vertici di Autostrade fossero a conoscenza, e da parecchio tempo prima del crollo, sia dello stato di deterioramento degli stralli del ponte Morandi sia della necessità di intervenire con massicce operazioni di manutenzione.

Campanelli d’allarme ignorati, sottolineano gli inquirenti nell’avviso di conclusione delle indagini, per risparmiare sugli interventi e aumentare i dividendi tra i soci: addirittura si stima che si sapesse dello stato di usura dei trefoli - i cavi di acciaio all’interno degli stralli - già negli anni ’90, e che non sia stato effettuato alcun intervento di rinforzo sulla pila 9, quella crollata, nei primi 51 anni di “vita” del Morandi, dal 1967 al 1982.

Non solo: i pm hanno analizzato anche i successivi interventi, sottolineando che nei 36 anni e 8 mesi intercorsi tra il 1982 e il crollo quelli di natura strutturale eseguiti sull'intero viadotto Polcevera avevano avuto un costo complessivo di 24.578.604 euro: il 98,01% stati spesi dal concessionario pubblico e l'1,99% dal concessionario privato.

"La spesa media annua del concessionario pubblico era stata di 1.338.359 euro (3.665 al giorno), quella del concessionario privato di 26.149 euro (71 al giorno). Il calo del 98,05% della spesa nelle manutenzioni con la concessionaria privata, è una "situazione non giustificabile per il concessionario privato, con l'insufficienza delle risorse finanziarie necessarie, dal momento che aveva chiuso tutti i bilanci dal 1999 al 2005 in forte attivo (utili compresi tra 220 e 528 milioni di euro circa), e che, tra il 2006 e il 2017, l'ammontare degli utili conseguiti da Aspi è variato tra un minimo di 586 e un massimo di 969 milioni di euro circa, utili distribuiti agli azionisti in una percentuale media attorno all'80%, e sino al 100%"

Dal crollo del ponte Morandi alle inchieste su gallerie e barriere

Dall’inchiesta principale sul crollo sono nati inoltre altri filoni, un vaso di Pandora da cui sono fuoriusciti falsi report sulle stato di altri viadotti autostradali, barriere fonoassorbenti pericolose e gallerie in pessimo stato di manutenzione. Un’indagine sempre più grande che ha anche paralizzato la viabilità autostradale in Liguria per il proliferare di cantieri aperti per mettere in sicurezza viadotti e gallerie e per rimuovere le barriere fonoassorbenti fuori legge, e che ha portato allo scoperto intercettazioni agghiaccianti che ruotano in particolare intorno all’ex amministratore delegato di Aspi, Giovanni Castellucci, e ai dirigenti Paolo Berti e Michele Donferri Mitelli.

«Non è stato perso nemmeno un giorno senza lavorare a questa indagine. La complessità della vicenda, due incidenti probatori, hanno portato a questi tempi" - ha detto all’Ansa il procuratore di Genova Francesco Cozzi dopo la chiusura delle indagini - È stato un lavoro straordinario. Questo è un passaggio importante ma è il punto di vista della procura, dello Stato. Ora si apre una fase in cui le difese spiegheranno le proprie ragioni. Come servitore dello Stato sono onorato di avere coordinato questa indagine. Lo dovevamo alle vittime e per tutelare interessi pubblici e privati».

«Oggi la verità e la giustizia per le vittime del crollo del ponte Morandi sono più vicine», ha detto il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti - La chiusura delle indagini rappresenta un momento importante soprattutto per i familiari delle vittime, che attendono risposte per la scomparsa dei loro cari, a poco più di 32 mesi da quel terribile 14 agosto del 2018. Un giorno che nessuno potrà mai dimenticare, spartiacque indelebile per la storia, passata e futura, di Genova, della Liguria e di tutto il Paese e su cui – conclude - speriamo si faccia presto giustizia».

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