Crollo ponte Morandi: venti indagati, tra le accuse l'omicidio stradale

Svolta nell'inchiesta sulla tragedia del 14 agosto: la procura è pronta a inviare gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari a dirigenti, funzionari e tecnici ritenuti responsabili

Che fosse questione di giorni si era ormai intuito, ma soltanto giovedì mattina è arrivata l’ufficialità: sono una ventina le persone iscritte nel registro degli indagati per il crollo di ponte Morandi, tra cui spiccano i vertici di Autostrade per l’Italia (e la società stessa), di Spa (la controllata di Atlantia che si occupa di manutenzione e gestione dei tratti in concessione) e anche dirigenti e funzionari ministeriali. 

La conferma è arrivata dal procuratore capo Francesco Cozzi, che dalla mattina del 14 agosto ha preso in mano le redini dell’inchiesta insieme con il procuratore aggiunto Paolo D’Ovidio e i sostituti procuratore Walter Cotugno e Massimo Terrile: alle accuse ipotizzate inizialmente - disastro colposo e attentato alla sicurezza dei trasporti - si aggiunge quella di omicidio stradale plurimo, oltre che omicidio colposo in violazione delle norme anti infortunistica.

«Non chiedete i nomi - ha detto Cozzi ai giornalisti presenti a Palazzo di Giustizia - li conoscerete quando i diretti interessati ne verranno a conoscenza».

Certo sembra, però, che a ricevere l’avviso di conclusione delle indagini preliminari (fondamentale per convocare l’incidente probatorio) saranno gran parte delle persone inserite nella lista compilata dalla Guardia di Finanza e consegnata alla procura nei giorni scorsi: i militari delle Fiamme Gialle hanno compilato l’elenco tenendo conto di tecnici, funzionari e dirigenti che per gli inquirenti erano a conoscenza dello stato di ponte Morandi e avrebbero dunque responsabilità, perlomeno di natura omissiva, nel crollo.

Chi sono gli indagati per il crollo di ponte Morandi

Ci sono poi otto dirigenti di Autostrade: l’amministratore delegato Giovanni Castellucci, il direttore del Primo Tronco di Genova Stefano Marigliani e i suoi sottoposti Paolo Strazzullo e Riccardo Rigacci; il direttore centrale Operation Paolo Berti, Michele Donferri (direttore delle Manutenzioni), Mario Bergamo (l’ex direttore delle manutenzioni di Autostrade che per primo nel 2015 ritenne necessario l’intervento sul Morandi) e Massimo Meliani (responsabili ponti e gallerie).

Indagati i vertici dell'Unità di vigilanza del Mit, la struttura creata nel 2012 con compiti di controllo sui contratti, sulle tariffe e sui progetti: il direttore generale Vincenzo Cinelli e il suo predecessore Mauro Coletta; Bruno Santoro, capo Divisione tecnico-operativa della rete autostradale.

Coinvolti nelle indagini e iscritti anche tre ingegneri del Provveditorato ed uno dell’Ufficio ispettivo, propaggini del ministero sul territorio: il provveditore Roberto Ferrazza, che per primo dopo il disastro si è presentato dal pm Terrile per rilasciare spontanee dichiarazioni, più i suoi collaboratori Salvatore Bonaccorso e Giuseppe Sisca; Carmine Testa, capo dell'Ufficio ispettivo. L'elenco si chiude con altri quattro nomi con responsabilità minori.

Le accuse sono, a vario titolo, omicidio colposo plurimo, disastro colposo e omicidio colposo stradale plurimo. Non più contestato il reato di attentato alla sicurezza dei trasporti.

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