Cronaca

Ponte Morandi, al via in tribunale l'incidente probatorio

A Palazzo di Giustizia primo atto di quello che diventerà uno dei processi più complessi della storia della città. Prime operazioni al via il 2 ottobre

È iniziato poco dopo le 9.30, in un Palazzo di Giustizia blindato, l’incidente probatorio fissato dal team della procura che si occupa dell’inchiesta sul crollo del ponte Morandi: al termine dell'udienza, il giudice per le indagini preliminari ha fissato al 2 ottobre l'inizio delle operazioni peritali da parte degli esperti della procura, respingendo l'istanza presentata per chiedere un ampliamento degli accertamenti.

I periti avranno 60 giorni di tempo per portare a termine le operazioni di sopralluogo, repertazione e catalogazione dei resti del Morandi, dopodiché, almeno dal punto di vista legale, si potrà procedere con la demolizione. La timeline appare dunque quantomeno tracciata: i lavori non potranno partire prima di dicembre, mese in cui gli esperti presenteranno le loro relazioni, come confermato anche da Andrea Martini, avvocato della famiglia Robbiano, papà Roberto, mamma Ersilia e il piccolo Samuele, 9 anni, la vittima più giovane del Morandi. Che al termine dell'udienza ha chiarito che «salvo eventuali proroghe, la demolizione potrà partire solo dopo che le prove saranno assicurate, quindi non prima di dicembre».

Nell’aula magna del tribunale di Genova, presidiata dalle forze dell'ordine e off-limit al pubblico, si sono riuniti, oltre al procuratore capo Francesco Cozzi, del procuratore aggiunto Paolo D’Ovidio e dei sostituti procuratore Walter Cotugno e Massimo Terrile, gli avvocati dei 20 indagati, i periti, i parenti della vittime e i rappresentanti del Codacons, autorizzati a partecipare in rappresentanza delle parti civili. Il Gip ha invece rigettato la richiesta di Cgil e di altre realtà sindacali di costituirsi parte offesa nel processo: potranno costituirsi più avanti come parti civili nel corso del processo.

L'incidente probatorio è il primo passaggio “ufficiale” in vista del processo sul crollo, un accertamento tecnico necessario per acquisire elementi di prova considerati “irripetibili” dalla procura. L’obiettivo è anche quello di accertare lo stato attuale di quanto resta del ponte insieme con i periti, in modo da poter dare il via libera per la rimozione definitiva dei detriti da via Trenta Giugno e parte di via Perlasca e contribuire al decongestionamento del traffico.

La procura ha affidato l'incarico a tre "super consulenti": si tratta di Gianpaolo Rosati, professore ordinario di Tecnica delle Costruzioni del Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale del Politecnico di Milano; di Massimo Los, professore ordinario di Costruzioni di strade, ferrovie e aeroporti  del Dipartimento di Ingegneria Civile e Industriale dell’università di Pisa; e di Bernhard Elsenser, professore del Politecnico Federale di Zurigo.

Il giudice per le indagini preliminari, Angela Nutini, ha conferito ufficialmente l'incarico fissando i primi accertamenti, come detto, al 2 ottobre. Ancora non sono chiari invece i tempi del secondo incidente probatorio, quello con cui gli inquirenti entreranno nel merito del crollo vero e proprio affrontando le possibili cause. Intorno alle 10 davanti a Palazzo di Giustizia erano presenti decine di persone, non soltanto i parenti e gli amici delle vittime, ma anche residenti della Valpolcevera e una delegazione di sfollati della zona rossa di via Porro e via Fillak. 

Chi sono gli indagati

Come già reso noto, sono 20 in totale gli indagati per il crollo del Morandi, cui si aggiungono due persone giuridiche, Autostrade per l’Italia e Spea Engineering. Gli indagati a oggi sono:

- Per Autostrade per l’Italia, l’amministratore delegato Giovanni Castellucci; Mario Bergamo, il responsabile della manutenzione che, nel 2015, affidò il progetto a Spea, e il successore Michele Donferri Mitelli, arrivato nel 2017;  il direttore centrale operazioni, Paolo Berti; il direttore del tronco di Genova, Stefano Marigliani, e il suo predecessore, Riccardo Rigacci, e ancora Paolo Strazzullo, responsabile unico del progetto di “retrofitting”. Ancora, Fulvio Di Taddeo, responsabile del controllo dei viadotti, e Massimo Meliani, responsabile dei rapporti con i consulenti,

- Per quanto riguarda il ministero delle Infrastrutture, la procura ha incluso nella lista Vincenzo Cinelli, responsabile della Direzione generale vigilanza autostradale del Mit, il suo predecessore, Mauro Coletta, i due dirigenti di divisione della vigilanza, Bruno Santoro e Giovanni Proietti, e il capo dell’ufficio ispettivo territoriale Carmine Testa.

- Tra i funzionari e dirigenti del provveditorato delle opere pubbliche di Piemonte, Liguria, Valle d'Aosta sono indagati il provveditore Roberto Ferrazza, membro della prima commissione d’inchiesta nominata dal ministero stesso, e il dirigente Salvatore Bonaccorso. Ci sono poi i componenti del comitato tecnico che analizzò il progetto di retrofitting del viadotto presentato da Autostrade, e cioè Mario Servetto, Giuseppe Sisca e Antonio Brencich, anche lui membro della prima commissione d’inchiesta, docente universitario del Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica e Ambientale dell’Università di Genova.

- Per Spea, la controllata di Atlantia (gruppo cui fa capo Autostrade) incaricata della manutenzione delle opere, la procura ha indicato (così come inserito nel documento consegnato dalla Guardia di Finanza) i nomi di Massimiliano Giacobbi, responsabile del progetto, e del direttore tecnico, Emanuele De Angelis.

Quali sono le accuse

La procura di Genova indaga per disastro colposo, omicidio colposo stradale plurimo e omicidio colposo plurimo aggravato dal mancato rispetto della normativa anti-infortunistica.

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