Crollo Ponte Morandi, in procura una lista di chi conosceva le criticità

La Guardia di Finanza consegna un elenco che contiene i nomi di dirigenti, funzionari e tecnici potenzialmente a conoscenza dello stato in cui versava la struttura

Potrebbe essere a un punto di svolta l’inchiesta sul crollo di Ponte Morandi. A tre settimane dalla tragedia che ha duramente colpito Genova, causando la morte di 43 persone, sul tavolo del procuratore capo Francesco Cozzi è stata depositata una lista che contiene i nomi di chi, secondo gli investigatori che si stanno occupando del caso, sapeva in che condizioni versava la struttura e potrebbe dunque avere responsabilità, almeno dal punto di vista dell’omissione di informazioni o interventi, nel crollo.

L’elenco riporta una trentina di nomi raccolti dalla Guardia di Finanza, riconducibili non solo ai vertici di Società Autostrade e Spea (la controllata di Atlantia, società per azioni cui fa capo Autostrade, che si occupa di sorveglianza e manutenzione delle infrastrutture del gruppo), ma anche al ministero delle Infrastrutture: dirigenti, funzionari, manager e tecnici tra cui spiccano i nomi di Fabio Cerchiai e Giovanni Castellucci, rispettivamente presidente e amministratore delegato di Autostrade, e per quando riguarda il Mit quelli di Vincenzo Cinelli, direttore generale della Vigilanza; Bruno Santoro, capo della Divisione tecnico-operativa della rete autostradale; e Giovanni Proietti, responsabile della Divisione analisi e investimenti.

A livello locale, salta agli occhi il nome del provveditore interregionale per le opere pubbliche, Roberto Ferrazza, inizialmente membro della commissione incaricata dal governo di far luce sul crollo. Con lui, nella lista, anche Carmine Testa, a capo dell'ufficio ispettivo territoriale delle Infrastrutture. Nei giorni successivi al crollo, quando la città faceva i conti con l’emergenza, i militari della Finanza avevano effettuato diversi sopralluoghi alla ricerca di documenti e testimonianze in grado di far luce su eventuali responsabilità nel crollo del ponte e sul grado di conoscenza che, a partire dal 2015, i soggetti incaricati della sua gestione avevano sul suo stato e la sua manutenzione.

Al momento n0n risultano ancora iscritti ufficiali nel registro degli indagati. Il procuratore Cozzi, affiancato dal procuratore aggiunto Paolo D’Ovidio e dai sostituti procuratore Walter Cotugno e Massimo Terrile, stanno analizzando indizi e prove raccolte sino a oggi con l’aiuto anche della Squadra Mobile di Genova per formalizzare eventuali accuse, che potrebbero andare dall'abuso di ufficio all'omicidio plurimo colposo, passando per disastro colposo e attentato colposo alla sicurezza dei trasporti.

I consulenti della procura, intanto, incaricati di effettuare rilievi e sopralluoghi sul ponte a scopo d’indagine, hanno consegnato una prima relazione in cui escludono ipotesi avanzate sinora per il crollo, tra cui l’attentato e il fulmine. Lo scenario più probabile - e quello su cui si era insistito sin da subito - è che a cedere siano stati i tiranti, tenuto anche conto del fatto che il ponte sarebbe collassato nella parte alta del pilone, quella sostenuta proprio dai tiranti, per poi accartocciarsi su se stesso.

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A oggi gli sforzi della procura sono incentrati sul determinare chi (e quanto) fosse a conoscenza dello stato e del potenziale di pericolosità del ponte, e se vi siano responsabilità omissive per quanto riguarda la manutenzione. Che, accertano i documenti raccolti dagli investigatori, era necessaria e urgente. In procura è arrivata inoltre anche una lista delle potenziali parti offese di un processo che si preannuncia molto lungo, complesso e doloroso: sono 145 le persone inserite nell’elenco, familiari delle 43 vittime e feriti che potranno costituirsi da subito parte civile.

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