Ponte Morandi, gli sfollati: «Non dimenticatevi di noi». Piano demolizione in 5 giorni

Diversi residenti della zona rossa hanno partecipato al consiglio congiunto che si è tenuto in Regione martedì mattina. Affrontati tutti i temi legati all'emergenza, dalla viabilità alla scuola

Un minuto di silenzio per ricordare le vittime di Ponte Morandi, poi il via ai lavori: è iniziata poco dopo le 10.30 la seduta congiunta del Consiglio regionale della Liguria e del Consiglio comunale di Genova, indetta martedì mattina per discutere della gestione di un’emergenza che prosegue ormai da tre settimane e che promette di trascinarsi per mesi, se non anni (a seconda delle tempistiche sulla ricostruzione del ponte).

«Riterremo che l’emergenza sarà finita quando il nuovo ponte sarà definitivamente ricostruito in sicurezza e riaperto al traffico. Ogni altra misura che abbiamo chiesto e che prevederemo, per quanto molto utile, non riuscirà nel complesso a sostituire un’importante arteria della nostra autostrada», ha sottolineato il presidente della Regione, Giovanni Toti, dopo un'iniziale tensione legata alla protesta dei membri del Comitato di via Porro, presenti per la seduta.  

Poco prima dell’inizio dei lavori, infatti, diverse persone che sono state costrette a lasciare le loro case contenute nella cosiddetta "zona rossa" hanno chiesto di partecipare come spettatori alla seduta congiunta, distribuendo volantini e mostrando cartelli con scritto «Nessuna demolizione, senza per noi una soluzione, vogliamo risposte». La piccola folla che si è riunita agli ingressi del palazzo della Regione ha fischiato e protestato per chiedere l'accesso, inizialmente rifiutato, al grido di "Rispetto" e "Vogliamo risposte", soprattutto sul destino dei palazzi che dovranno essere demoliti, chiedendo la precedenza su Ansaldo e sulle imprese.

Il sindaco Marco Bucci e il governatore Toti sono quindi usciti per parlare con gli sfollati, invitando una ristretta delegazione ad assistere al consiglio. Una volta placati gli animi, Toti ha preso la parola - non soltano in quanto presidente della Regione, ma anche come commissario straordinario per l'emergenza Morandi - per fornire un quadro della situazione in cui versa oggi non soltanto Genova, ma l'intera Liguria: Ci auguriamo che l’inchiesta della procura sia la più rapida possibile e possa aprire uno squarcio di verità su quanto accaduto - ha sottolineato Toti - perché la città. la regione e l’Italia intera hanno bisogno di sapere il motivo di questa tragedia e quali e di chi sono le responsabilità». 

Toti e Bucci agli sfollati: «Indennizzi per chi ha perso la casa e per i danni fisici e morali»

I lavori del consiglio straordinario sono stati poi interrotti, poco dopo l'ora di pranzo, per consentire a Toti e a Bucci di incontrare i rappresentanti degli sfollati di via Porro e ascoltarne le richieste: «La gente ha legittime e comprensibili preoccupazioni sul futuro, e stiamo cercando di dare risposte concrere e presto - ha detto a margine del confronto il governatore ligure - Non si è trattato di incomprensioni, quanto di legittima ansia di conoscere il futuro che ancora non possiamo tracciare. Non sappiamo ancora i tempi dell'abbattimento, non sappiamo quanti perderanno la casa e che impatto avrà la ricostruzione del ponte sul quartiere».

»Abbiamo però potuto assicurare che faremo di tutto per dare a tutti un alloggio temporaneo entro la fine di settembre, e per fornire a chi perderà casa in modo definitivo un indennizzo non solo del valore della casa, ma anche del disagio fisico e morale di questa tragedia. Penso che abbiano capito, anche se restano perplessità e preoccupazioni sugli averi che restano nelle case. Ma la zona rossa è considerata dai periti ad altissimo rischio, mandare qualcuno a riprendere i ricordi potrebbe valere la sua vita, e non credo ci sia ricordo che valga una vita». 

La polemica tra Toti e Di Maio e le dichiarazioni di Toninelli: «Autostrade non ricostruirà il ponte»

«Gli sfollati non prendono altri soldi se non quelli della protezione civile, stabilite dalle leggi nazionali, dunque sono in balia di Di Maio». 

Così Toti ha replicato al ministro Luigi Di Maio, che nel pomeriggio ha commentato la protesta degli sfollati in Regione: «Hanno perfettamente ragione. Non si può lasciare la gente in Italia in balia delle elemosine di Autostrade», ha detto il vice premier, aggiungendo che «stiamo mettendo a punto un decreto urgente che, oltre al problema di tante persone abbandonate in Italia come i terremotati di Ischia e del Centro Italia, affronti anche il tema di Genova e soprattutto di coloro che sono sfollati e hanno diritto ad una casa».

«Se Di Maio, che è al governo, pensa che i piani previsti dalla protezione civile nazionale per gli sfollati siano sottodimensionati, io sono d’accordo con lui - ha commentato quindi Toti - Ne parli con i colleghi di governo e maggioranza per cambiare le leggi. Un tweet o una dichiarazione alla stampa non modificherà la sorte di quelle povere persone».

E nelle ore in cui gli sfollati protestavano in Regione, alla Camera il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, dichiarava che «il governo è compatto: non sarà Autostrade per l’Italia a ricostruire il Ponte Morandi a Genova. Pagherà, ma la ricostruzione sarà affidata a un soggetto pubblico». Toninelli ha inoltre scatenato il caos in aula quando, durante la sua informativa, ha dichiarato di avere ricevuto «pressioni, interne ed esterne» in merito alla pubblicazione degli atti sulle concessioni. Invitato a riferire i nomi e a denunciare, il ministro non ha replicato.

Demolizione e ricostruzione

Il governatore ligure ha ricordato che è stata nominato un’ulteriore commissione di esperti a supporto di quella governativa per la gestione dell’emergenza, che si occuperà in particolare di affiancare il sindaco Bucci sulle decisione da prendere circa la messa in sicurezza dell’area interessata dal crollo, sugli interventi strutturali sui monconi del ponte ancora esistenti, sulla demolizione e sulla ricostruzione. Autostrade, come confermato da Toti, ha ultimato nelle scorse ore i sopralluoghi necessari per mettere a punto un piano definitivo di demolizione (che verrà presentato a tutti gli organi competenti e alla procura nei prossimi giorni), che a seconda degli interventi potrebbe richiedere da uno a tre mesi.

«Abbiamo inviato un’ingiunzione ad Autostrade per presentare un piano che segua la bozza non definitiva - ha spiegato - Alcuni sopralluoghi sono stati vietati dalla procura per ragioni di indagini e autorizzati soltanto 36 ore fa: nei prossimi 5 giorni verrà consegnato il piano di demolizione alla struttura commissariale che si farà carico di diffonderlo, in primis alla procura che deve dissequestrare il manufatto e presentare eventuali prescrizioni per conservare le prove. Speriamo che entro 30, 40 giorni massimo sia definito l'intero piano e che nei successivi 30 giorni la demolizione si compia. Per quella data dovranno già essere stabiliti i criteri di indennizzo per risarcire le persone che verranno allontanate per sempre dalle loro case».

Della demolizione, e della ricostruzione, dovrà occuparsi Autostrade: su questo Toti è stato molto chiaro - nonostante le parole arrivate dal ministro Toninelli nel primo pomeriggio - sottolineando che a oggi la società resta il concessionario del tratto e dunque il soggetto responsabile, a prescindere dalle questioni politiche e dall’intenzione, resa nota dal governo a più riprese, di rimettere mano alle concessioni: «Ci adegueremo e terremo conto di ogni provvedimento del governo, ma al momento abbiamo intimato alla società di presentarci il piano di messa in sicurezza definitiva dell’area a sue spese - ha ribadito il commissario straordinario - Entrambi i tronconi di ponte sono stati giudicati da due commissioni, sia quella della procura sia quella del Ministero degli Interni, gravemente compromessi e in gravissima situazione di rischio: la commissione del Mit considera le pile ancora in piedi del troncone Est ancora più pericolosi rispetto a quella crollata, classificandole su una scala da 1 a 5 a rischio 4, contro il 3 della pila crollata».

Da qui la decisione, presa dal sindaco e supportata dalla Regione, di interdire l’accesso alla zona rossa e vietare ai residenti di via Porro e via Fillak di entrare nelle case evacuate per recuperare gli effetti personali: «Questa decisione - ha aggiunto Toti - comporta anche una serie di ritardi importanti per i lavori sulla linea ferroviaria merci diretta in porto, invasa dalle macerie. A oggi non possiamo sgomberarla, ma Rfi ha chiarito che, non appena ottenuto il via libera, la viabilità ferroviaria potrà essere ripristinata in due settimane».

«Il nodo centrale resta la ricostruzione ponte - ha concluso Toti - non voglio entrare nel dibattito politico nazionale né sul tema delle responsabilità, al di là della ricerca della verità da parte dei magistrati, a legislazione vigente abbiamo l’obbligo di far partire prima di tutto quel cantiere. Qualsiasi legittima ridefinizione del sistema, che non solo, ma auspico, non deve avvenire sulla ferita aperta di Genova, che ha diritto a un canale preferenziale per iniziare a ricostruire il ponte».

La situazione degli sfollati e la zona rossa

Restano da capire, dunque, le dimensioni reali della zona rossa e il fattore di rischio presente nell’area che si allarga intorno a Ponte Morandi: l’obiettivo è valutare la pericolosità reale e consentire dove possibile valutazioni per stabilire il parziale ritorno alle abitazioni per consentire agli sfollati di prendere i loro oggetti, per iniziare i lavori necessari al ripristino della ferrovia e per riaprire alcune strade all’interno della zona rossa, fondamentali per smaltire il traffico proveniente e diretto in Valpolvecera.

Per quanto riguarda gli sfollati, a oggi sono 254 i nuclei familiari rimasti senza casa, pari a 566 persone. Regione e Comune hanno già avviato (grazie ai 33 milioni di euro stanziati dal governo con la richiesta dello Stato di Emergenza) la ristrutturazione di 300 case di edilizia pubblica da assegnare, consegnate secondo la lista di priorità stilata dal Comune, dall’assessorato regionale all’Edilizia e da Arte. Gli alloggi pubblici sono a oggi 170, 88 dei quali già assegnati o opzionati dalle famiglie, cui si aggiungono 96 alloggi offerti da privati, 4 assegnati o opzionati. Confermata la sospensione dei mutui e del pagamento delle bollette con azione retroattiva sino al 14 agosto, e l’erogazione del contributo (sino a un massimo di 1200 euro a seconda della composizione del nucleo familiare) per chi ha optato per una sistemazione autonoma, rifiutando l’alloggio offerto dal Comune: a oggi a chiedere il contribuito di protezione civile sono stati 58 nuclei familiari, pari a 97 persone.

Crollo Morandi, nodo scuola: voucher da 500 euro per gli studenti, a Cornigliano test sul traffico

«A 21 giorni dalla tragedia siamo a 250 famiglie su 254 alloggiate: pensavamo di finire a novembre, invece penso che a fine settembre potremmo dire che tutti quanti hanno trovato un alloggio - ha aggiunto il sindaco Bucci - La città si è davvero prodigata, ha dimostrato che su queste cose non si scherza e ne sono molto orgoglioso. Il contribuito resta la soluzione migliore per chi desidera restare in zona Certosa e Sampierdarena: ci rendiamo conto che non è facile accettare un’abitazione distante dal proprio quartiere e dalla propria attività, la Cassa Depositi e Prestiti, per esempio, ha messo a disposizione 40 alloggi già arredati a Quarto, ma capiamo che sono lontani rispetto alla propria zona».

Bucci ha confermato l’impegno di Comune e Regione per sostenere anche le aziende e i lavoratori colpiti dal crollo del Ponte: «Per 600 lavoratori abbiamo fatto un’ordinanza specifica per modificare i confini della zona rossa e consentire all’azienda di riprendere l’attività, così come fatto per un’altra azienda. Si tratta, come è evidente vista la situazione, di una grossa assunzione di responsabilità, ma è nostra intenzione stare vicini il più possibile alle aziende danneggiate in maniera diretta o indiretta dal crollo».

Il nodo viabilità

La questione viabilità resta a oggi uno dei nodi più complicati da sciogliere, soprattutto per quanto riguarda la Valpolcevera, che, come sottolineato dal sindaco Bucci, «è tagliata a metà. Non possiamo fare finta di niente, è il problema più grosso: stiamo riuscendo a gestire la questione aeroporto, ma il transito da e per la Valpolcevera resta un grande problema, che si potrà risolvere soltanto nel momento in cui riusciremo a dare opportunità a Rfi di sgombrare la linea ferroviaria. Stiamo lavorando anche per azionare il nuovo sistema di monitoraggio su via 30 giugno, in modo da creare un allaccio tra la Valpolcevera nord e la Valpolcevera sud. Il ponte - ha ribadito il primo cittadino - deve essere demolito al più presto: l’uscita Aeroporto la stiamo gestendo, il problema è la Valpolcevera divisa in due e su quello stiamo lavorando».

Potenziato inoltre il servizio ferroviario, in accordo e collaborazione con Rfi, che si è attivata per fornire più treni e aggiungere carrozze ai convogli già in servizio per trasportare più persone.

Mezzi pubblici e car pooling tra le alternative al traffico privato

Elementi strategico per affrontare l’emergenza viabilità, secondo Bucci, l’aumento dell’utilizzo dei mezzi pubblici, con particolare riguardo alla metro: istituite diverse navette gratuite per raggiungere Brin o le stazioni, metro gratuita sino a Brin e aperta dalle 5 di mattina all’una di notte tra Brin e Brignole, allargati e ampliati i parcheggi di interscambio, in primis quelli di Pra’ e Di Negro.

«Nelle ultime settimane sono più che raddoppiati gli utilizzatori dei trasporti pubblici - ha detto Bucci - Ovviamente deriva dalla necessita, ma la strada da percorrere è questa, grazie al potenziamento del servizio bus, metro e navebus». Il Comune sta inoltre lavorando a incentivi per chi opta per il car pooling, che consente a più persone di utilizzare la stessa auto per raggiungere il luogo di lavoro: «Alcune aziende ci stanno lavorando e come Comune vogliamo facilitarle - ha confermato il sindaco -L’ideale sarebbe che la stessa auto venisse utilizzata da 3-4 persone, e prevediamo premi e facilitazioni per chi userà il car pooling. Tanto per fare un esempio: da via Siffredi alla Strada a Mare Guido Rossa passano ogni giorno 82mila veicoli, se riuscissimo a scendere a 60mila avremmo risolto un grosso problema, e il car pooling potrebbe aiutare moltissimo».

Sia Toti sia Bucci hanno confermato che tutti i cantieri legati alla viabilità del ponente sono stati potenziati, e nuovi ne sono stati aperti per riuscire a facilitare il più possibile la mobilità in tempo per la riapertura delle scuole, prevista per il 17 settembre: in lungomare Canepa i lavori proseguono 24 ore su 24, e anche la cosiddetta “strada del Papa”, interna all’Ilva e destinata ai mezzi pesanti, dovrebbero venire aperta entro il 15 settembre.

Per quanto riguarda le autostrade, il traffico si sta spostando su Genova Ovest e in A26, a conferma del fatto che Genova non è un’isola collegata alla terra dal ponte crollato - ha aggiunto Bucci con la voce incrinata dall’emozione - Genova ha tantissime vie di mobilità, magari intasate e difficili, ma non possiamo dare questo messaggio al mondo. A Genova si arriva, si viaggia e si parte, la città è come prima. Chiederemo al governo un’azione speciale per la città di Genova, in cui potremo inserire non solo il ponte, ma anche il progetto della metro di superficie, da tempo fermo in un cassetto. Vogliamo che Genova diventi un modello nazionale, dimostrando che con la collaborazione di tutti si può gestire l’emergenza: mi piacerebbe che in futuro si dica dei genovesi che hanno fatto un gran lavoro».

I provvedimenti per gli studenti 

Menzione a parte ha meritato l'aspetto della ripresa delle scuole: nella zona rossa sono residenti 101 studenti in corso, e per garantirne la continuità didattica è stato attivato un gruppo d’emergenza tra Regione Liguria, Comune e ministero dell’Istruzione.

Tra i provvedimenti già adottati, l’apertura di due info point, la predisposizione di flessibilità di ingressi in entrata e uscita dalle scuole con ingressi scaglionati e potenziamento del corpo insegnanti, la predisposizione di un piano trasporti che preveda un servizio navetta diretto tra il domicilio e la scuola.

Per tutti gli studenti è prevista la fornitura del materiale didattico e l’esenzione dal pagamento delle tasse scolastiche. Ci sono inoltre alunni tra i 6 i 14 anni che non riescono a raggiungere la scuola a causa della “divisione” causata dal crollo e dalla creazione della zona rossa. Per loro sono previsti appositi servizi attivati dalla scuola e pagati con fondi stanziati appositamente dal Ministero dell’Istruzione: stando alle stime sono 2600 gli alunni scuole superiori che dovranno usufruire dei servizi navetta per stazioni ferroviarie e di metropolitana da cui potranno poi raggiungere gli istituti.

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