In migliaia in piazza per ricordare le vittime del Morandi: «Genova ce la farà»

La commozione di Tullio Solenghi, gli applausi per i soccorritori, le promesse di Toti e Conte: a un mese dal crollo, 15mila persone si sono riunite a De Ferrari per "Genova nel cuore"

Una giornata che Genova non dimenticherà mai, questa volta nel senso più positivo possibile: il 14 settembre, a un mese dal crollo di ponte Morandi, la città è scesa in piazza per ricordare le 43 vittime della tragedia e dimostrare vicinanza a tutti coloro che a causa del ponte hanno perso chi un figlio, chi un amico, chi un compagno, chi ancora una casa o un’attività in cui ha investito tutto. E lo ha fatto invadendo, letteralmente, piazza De Ferrari, che ha accolto circa 15mila persone dopo una mattinata in cui davvero tutti si sono fermati, alle 11.36, per un lungo minuto di silenzio.

Protagonista indiscusso della manifestazione organizzata da Comune e Regione è stato Tullio Solenghi, chiamato a coordinare dal palco gli interventi dei portavoce dei soccorritori (dai vigili del fuoco ai volontari passando per tutte le forze dell’ordine), che hanno raccontato la loro esperienza legata al crollo; di Mimma Certo, diventata una sorta di simbolo per chi, come lei, è stato costretto a lasciare la propria casa perché sorge proprio sotto quanto resta del Morandi; di Luca Bizzarri, presidente di Palazzo Ducale, che ha letto una toccante lettera intitolata “Da 0 a 500”, testimonianza di cosa il ponte rappresentasse per la città. 

Ponte Morandi, Tullio Solenghi si commuove leggendo i nomi delle vittime: il video

Solenghi, che a Genova è nato e cresciuto, ha dato voce a ciò che tutti coloro che erano presenti in piazza provavano: in lacrime, con la voce che più volte si è spezzata, ha inaugurato la manifestazione leggendo i nomi delle 43 vittime del ponte, accompagnato dai musicisti del Carlo Felice. «Le mie lacrime sono anche le vostre - ha concluso - quindi non mi vergogno».

Applausi interminabili per i soccorritori

Ospiti “vip” della commemorazione “Genova nel cuore”, i soccorritori: dai vigili del fuoco ai volontari passando per le forze dell’ordine, sono stati i più applauditi, e anche i più emozionati: «È stato uno dei momenti più difficili della mia e della nostra carriera - ha raccontato commosso, tra gli applausi, il capo squadra Alessandro Campora - Quel giorno si è realizzato un lungo esercizio di solidarietà tra tutti i soccorritori, i volontari e tutti quelli che erano sul posto. Poi nei giorni successivi c'è stata una grande solidarietà da parte vostra, dei cittadini, per dare un po' di conforto a noi che eravamo stanchi e scavavamo da giorni. Ho imparato una cosa: che quando un collega cade gli porgo una mano e lui riesce a rialzarsi: se ci tendiamo la mano tutti ci rialziamo insieme da questo evento drammatico, non possiamo farci travolgere da esso, Genova ce la farà».

L'emozione dei vigili del fuoco a De Ferrari: «Uniti ce la faremo»

Marco Gastaldi della Polizia Stradale ha invece ricordato il momento in cui, in servizio proprio sull’A10, hanno capito che il Morandi era davvero caduto: «Stavamo andando a Genova in autostrada quando nell'immediatezza siamo arrrivati che il ponte era appena crollato, abbiamo visto le auto fermarsi, e pensavamo a un incidente, il tempo era pessimo, pioveva forte, quella mattina già diversi incidenti. Abbiamo risalito la coda, quando siamo arrivati abbiamo visto persone in preda al panico che ci venivano incontro, gridandoci che il ponte era crollato. Quando ce ne siamo resi conto abbiamo avuto poco tempo per mettere a fuoco e per capire l'entità di quello che era accaduto, e ci siamo subito adoperati perché c'erano molti veicoli fermi sulla parte ancora integra, dovevamo mettere in sicurezza le persone. Ci siamo fatti coraggio e siamo arrivati fino alla parte crollata, abbiamo portato via tutte le persone».

Commemorazione vittime Morandi, le lacrime della giovane volontaria sul palco. Video

Lunghi applausi anche per i rappresentanti dei tanti volontari che hanno dato una mano a gestire l’emergenza: «Sembrava uno scherzo, quando abbiamo ricevuto le prime segnalazioni. Poi siamo arrivati e ci è sembrato uno spettacolo surreale, assurdo. Siamo corsi tutti, ognuno con la propria divisa, verso le macerie, cercando di fare quello che abbiamo scelto come passione, cioè essere utili in caso di bisogno - ha detto commuovendosi una giovane volontaria - Tra le macerie c'era incastrata una ragazza, tra le lamiere della sua auto, siamo accorsi tutti guidati dalle sue urla, abbiamo cercato di fare il possibile e l'abbiamo estratta dalle macerie: era ferita, urlava, ma in quel momento le sue urla erano la cosa più bella che potevamo sentire perché era viva. Abbiamo cercato di fare il possibile spingendoci anche oltre le nostre forze. Fare il volontario è questo: scegliere di aiutare gli altri, mettendo il nostro sapere e la nostra volontà e le energie a disposizione di chi ha più necessità. Fare il volontario è avere speranza, e speriamo di averne donata un po' anche a voi».

Ponte Morandi, un mese dopo: le testimonianze degli sfollati. Video

Particolarmente toccante, infine, la testimonianza di Mimma Certo, residente di via Porro e oggi simbolo delle tante vittime collaterali del crollo: gli sfollati.

«Quel giorno pioveva, poi un tuono fortissimo, che non dimenticherò mai - ha ricordato al fianco di Tullio Solenghi - Uno strano tuono. Poi abbiamo sentito le urla, i pianti, le grida. Ho aperto la finestra e ho visto il ponte crollato, ho visto le auto cadute, e ho sperato che non diventassero tutte bare. Ho fatto una foto perché ho pensato che non ci fosse altro modo per spiegare ad amici e parenti che il ponte era crollato, non ci avrebbero creduto. Poi ho telefonato ai miei parenti per dire innanzitutto che ero viva, gli altri non capivano perché non sapevano ancora. Poi ho riempito subito una borsa, e siamo scappati, quello è stato un momento di vero terrore. Vogliamo riprendere le nostre cose perché sono la nostra identità, le nostre radici: sono oggetti, ricordi, che hanno rappresentato e rappresentano i nostri cari e che ci aiutano nei momenti di fragilità. Speriamo di poter rientrare presto nelle nostre case per prendere in sicurezza tutte le nostre cose» spiega Mimma, che in mattinata ha suonato la campana tibetana per le 43 vittime a Certosa.

Giovanni Toti: «Vi giuro che il ponte si farà, e presto»

Il sindaco Marco Bucci e il governatore ligure, Giovanni Toti, sono stati tra gli ultimi a salire sul palco, accolti dagli applausi (per Toti, già commissario per l’emergenza, sono arrivate anche le invocazioni affinché sia scelto come commissario per la ricostruzione): «Ho detto fin da subito, e lo ribadisco, che Genova non è in ginocchio - ha detto Bucci, ringraziando tutta la città per la risposta all’emergenza - dobbiamo lavorare tanto, ma Genova diventerà ancora più bella e ce la farà».

Toti, dal canto suo, ha voluto dedicare il suo intervento alla rinascita: «Difficile non commuoversi davanti a questa piazza, siamo qui per chiedere verità e giustizia per le vittime», ha esordito prima di fare riferimento al piccolo Pietro, figlio dell'uomo caduto dal ponte e salvo per miracolo: «Il padre, Gianluca, ha sempre ripetuto, mentre i vigili del fuoco lo estraevano dal furgone cui è rimasto aggrappato per ore nel vuoto, che doveva vivere per Pietro. Genova deve vivere per i tanti Pietro che sono nati ieri, che nascono oggi e che nasceranno domani, e che hanno diritto a vivere in una città sicura e prospera». Il governatore ha aggiunto che mercoledì verrà inaugurata la cosiddetta Strada del Papa, il collegamento interno all'Ilva che verrà destinato al passaggio dei mezzi pesanti.

«Io ve lo giuro - ha terminato poi Toti - questa città riavrà il suo ponte, costi quel che costi, perché è il simbolo di una città e di un Paese che guarda avanti. Lo meritano le vittime, e i tanti genovesi che ci credono. Costruiremo un ponte bellissimo e ci passeremo sopra insieme, perché sarà un risultato per tutti e di tutti».

Il premier Conte e il decreto speciale per Genova

Gli interventi si sono conclusi con il discorso del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte: «Il primo pensiero va ai parenti delle vittime e agli sfollati. Un secondo pensiero, doverosamente, a tutti coloro che hanno partecipato alla macchina dei soccorsi: hanno lavorato giorno e notte per recuperare i feriti e salvaguardare l'incolumità delle persone. Avevo detto che sarei tornato presto: sono qui, eccomi», ha esordito il premier, che ha sottolineato ala vicinanza del governo alla città: «Abbiamo dedicato a Genova due consigli dei ministri straordinari, abbiamo presto adottato misure per l'emergenza ma ho anticipato che oggi non mi sarei limitato a rendere una testimonianza. Non sarei venuto a mani vuote: ho portato fogli pieni di fatti, di misure concrete. Qualcuno ha detto che ieri siamo stati a litigare nel consiglio dei ministri, invece siamo stati a operare per questo decreto per cui abbiamo lavorato giorno e notte, e non è retorica». 

Conte è quindi passato a illustrare il contenuto del “decreto Genova”, redatto per rispondere all’emergenza e adottare i provvedimenti necessari per aiutare gli sfollati e le imprese: «Vogliamo sveltire tutte le procedure di ricostruzione, non ci accontentiamo di rimarginare una ferita, vogliamo offrire a Genova l'occasione di un rilancio di vita sociale, economica e culturale - ha detto dal palco - Ci sono misure a sostegno degli sfollati, per le imprese, a favore dei professionisti, artigiani, commercianti, che si aggiungono a quelle a titolo di indennizzo e risarcimento. Anche misure per la cassa integrazione e il sostegno per le imprese in crisi, e per individuare percorsi di politiche attive del lavoro. Ancora, abbiamo misure di facilitazione fiscale per le imprese genovesi, per la ripresa del porto, istituzione di zona franca urbana e zona logistica semplificata per porto e retroporto. Misure immediate per la viabilità, a 10 giorni dall'entrata in vigore del decreto ci sarà un commissario con pieni poteri».

Infine la stoccata, pubblica, ad Autostrade: «Non abbiamo ceduto al ricatto di offrire ad Autostrade la ricostruzione, il nuovo ponte lo faremo a spese di Autostrade, ma la procedura per la revoca e la decadenza della concessione rimane in piedi e si completerà».

«Vi dico solo che voglio tornare presto, veramente presto, per inaugurare questo ponte, lo voglio vedere più bello di prima, Genova lo merita. Questo Governo ha Genova nel cuore» ha concluso infine il premier, intorno alle 19. In serata si è quindi spostato in Prefettura, dove ha incontrato le autorità: «Ora il Governo ha fatto un decreto su Genova - è stato il commento di Toti sabato mattina - ma se i tempi non saranno quelli previsti da noi: entro settembre inizio demolizione, entro novembre inizio cantiere, ne risponderanno davanti ai liguri e agli italiani. Non tollereremo un’ora di ritardo, per nessuna ragione al mondo».

Luca Bizzarri e la storia del bambino nato sul ponte Morandi

In piazza De Ferrari ha preso la parola anche il presidente di Palazzo Ducale Luca Bizzarri, che ha letto una delle tante testimonianze che gli sono state mandate dai cittadini: «Sono arrivate 550 storie in tre giorni a significare che quel ponte non era solo un pezzo di asfalto ma era un posto dove abbiamo vissuto momenti della nostra vita, spesso anche perché si stava fermi in coda. Ho scelto una storia importante da dividere con voi, perché è una storia di speranza, l'ha scritta il signor Schiappacasse e l'ha intitolata "Chilometro 0 e 500"».

La storia (vera) racconta - tra commozione e ironia - della gravidanza di una donna e del momento del parto, dal punto di vista del marito che prende l'auto e corre per portare la moglie in ospedale: la rottura delle acque, il viaggio in autostrada, da ponente, per far nascere il piccolo Erik. Dopo Voltri, le contrazioni che si fanno più intense. «Dopo il ponte ci siamo» dice lui per incoraggiarla, ma alle 5 del mattino i lavori sulla A10 rallentano tutto. «Fermati - dice lei a un certo punto - sento la testa». E poi, proprio sul ponte Morandi: «È nato, ma non respira». Una volta arrivato a Genova, il marito, papà e autista sente tossire e piangere: il bimbo stava bene. L'atto di nascita di Erik Schiappacasse recita: «Nato il 18 agosto 2017 alle ore 5 al km 0 e 500 dell'autostrada A10, ponte Morandi».

La lettera dei genitori di Mirko e "Ma se ghe penso"

La serata si è conclusa con la lettura, da parte di Tullio Solenghi, della lettera dei genitori di Mirko Vicini, il dipendente Amiu che ha perso la vita nell’isola ecologica lungo il Polcevera insieme con il collega Bruno Casagrande e il dipendente Aster Alessandro Campora: «Grazie ai dirigenti di Amiu e a tutto il personale e colleghi che si sono stretti a noi come una famiglia, grazie ai soccorritori».

«Vorrei che ognuno di noi fosse orgoglioso della propria città, e che diventi da oggi in poi "testimone di Genova"» ha concluso quindi Solenghi, lasciando il palco al tenore Fabio Armillato che ha cantato "Ma se ghe penso". Un ultimo momento molto toccante cui ha partecipato l'intera piazza.

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