Campi, riapre una pizzeria della zona rossa. Arrivano i sensori per il ponte

Francesco Russo, titolare del San Francesco di via Campi 15, è stato il primo a riaprire i battenti dopo il crollo del Ponte Morandi. E per gli sfollati una buona notizia: potrebbero presto riprendere le operazioni di recupero degli oggetti personali

Sorrisi, abbracci e calore umano: questo il clima in cui Francesco Russo ha riaperto i battenti della sua storica pizzeria, San Francesco, un’attività che da 40 anni sorge in via Campi 15, ai confini di una zona che sino a ieri era considerata “rossa”, a rischio, a causa del crollo del Ponte Morandi, e dunque off limit.

La pizzeria di Francesco è stata la prima attività a riaprire dopo la tragedia, diventando un simbolo non solo per gli sfollati che ormai da tre settimane attendono di conoscere il loro destino (e quello delle loro case), ma per un’intera città. E così, mercoledì sera ai tavoli del locale hanno preso posto anche diversi rappresentanti delle istituzioni, in segno di vicinanza: l’assessore comunale al Commercio, Paola Bordilli, i colleghi al Bilancio e alle Pari Opportunità, Pietro Piciocchi e Arianna Viscogliosi, e l’assessore regionale all’Edilizia, Marco Scajola.

A gustare le pizze sfornate da Russo c’erano anche tanti residenti della zona, per alcuni dei quali il titolare ha redatto un conto ad hoc: si tratta dei vicini che hanno dovuto lasciare le loro case, per cui sono previsti prezzi ridotti speciali. Ma la riapertura stessa della pizzeria ha riacceso la speranza nel cuore degli sfollati e dei titolari delle attività commerciali della zona di Campi e Certosa, che fanno i conti con una tragedia che ha tolto 43 vite ma ne ha rivoluzionate molte di più. 

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Sensori sui piloni per il monitoraggio: una speranza per gli sfollati

Sempre mercoledì, ma nel pomeriggio, gli assessori Piciocchi e Scajola hanno partecipato a un’assemblea che si è tenuta nel chiostro della chiesa di San Bartolomeo, a Certosa, organizzata dal comitato che racchiude gli sfollati di via Porro, una parte dei quali martedì si è ritrovata in Regione per la protesta andata in scena in occasione del consiglio straordinario congiunto: «Rispetto» e «Vogliamo risposte», hanno urlato, alcuni in lacrime, altri in preda alla rabbia e alla frustrazione. 

Una preoccupazione aggravata dal divieto di accesso alla zona rossa per ragioni di sicurezza (i monconi superstiti del ponte sono ritenuti a rischio crollo) e dunque dall’impossibilità di recuperare i propri oggetti personali e i ricordi, da trasferire nelle case messe a disposizione dal Comune e dalla Regione o in quelle prese in affitto dopo il crollo.

sfollati certosa assemblea chiostro-2

Nel corso della manifestazione di mercoledì pomeriggio, però, per gli sfollati è arrivata una buona notizia: in questi giorni verranno installati sui piloni restanti del Morandi dei sensori, che monitoreranno in maniera costante la struttura consentendo così di organizzare nuovamente le spedizioni - in collaborazione con Vigili del fuoco e Protezione Civile - per recuperare gli oggetti personali di chi è stato costretto ad abbandonare le case di via Porro e via Fillak.

Il sindaco Bucci, nel corso del consiglio congiunto, aveva assicurato che entro la fine di settembre tutte le famiglie rimaste prive di alloggio avranno trovato sistemazione. Sulla questione è intervenuto anche il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, che durante la partecipazione al programma “In onda”, su La7, ha aggiunto che «entro novembre avranno tutti gli sfollati un’abitazione. Abbiamo smosso tutti i livelli istituzionali».

In questi giorni intanto proseguono le attività di Comune, Regione e Municipio per gestire l’emergenza sfollati: sono stati aperti due punti informativi, uno in via Buranello e uno in piazza De Ferrari, nella sala della trasparenza della Regione, e Ikea ha messo a disposizione un buono del valore di 150 euro per ogni famiglia per l’acquisto di complementi d’arredo per le nuove case. Della situazione si sta occupando in prima persona il consigliere delegato alla Protezione Civile, Antonino Sergio Gambino, che ha ricordato che «le necessità segnalate e ritenute prioritarie, che raccogliamo con il censimento delle esigenze, restano arredamento vario, vestiario, libri e materiale scolastico. Resta sempre attiva la mail ccordvolontariato@comune.genova.it, nata per chi vuole offrire il proprio contributo».

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