Tentato omicidio di Crocefieschi, la ricostruzione e i nodi irrisolti

Proseguono le indagini dei carabinieri nella vallata, mentre Giacomo Bondanza resta in coma farmacologico al San Martino. Tanti gli interrogativi ancora senza risposta, in primis il movente

Debiti, ma anche un litigio finito male o una ritorsione legata a questioni sentimentali: a poco più di 48 ore dal tentato omicidio di Giancarlo Bondanza, il taglialegna 56enne aggredito nella serata di venerdì nella cascina di Crocefieschi che condivide con il padre 90enne, i carabinieri ancora non escludono alcuna pista, e concentrano gli sforzi soprattutto nella ricerca del movente che possa giustificare la brutale aggressione culminata con un colpo di pistola sparato in pieno volto e con una precipitosa fuga da parte dell’assalitore.

Al momento l’unico elemento certo resta il calibro della pistola che ha sparato, complice il ritrovamento di 3 proiettili sulla scena, due andati a vuoto e uno trovato nella testa di Bondanza dai medici dell'ospedale San Martino, dove l’uomo è ricoverato da venerdì in stato di coma farmacologico: l’aggressore, la sera dell’Epifania, avrebbe avuto con sé una calibro 22, una pistola di piccole dimensioni forse portata per spaventare Bondanza e minacciarlo. Ma per quale ragione? E’ su questo che si concentrano gli sforzi dei carabinieri della compagnia di San Martino, diretti dal capitano Augusto Sorvillo, e dei militari del nucleo Investigativo del maggiore Paolo Sambataro, che nei giorni scorsi hanno già ascoltato almeno 4 persone che conoscevano la vittima, con cui hanno condiviso diversi lavori in valle Scrivia, e che pur avendo negato di avere avuto alcuni screzio con lui, verranno risentite per approfondire i rapporti e tentare di dipingere uno scenario più chiaro e definito in cui inserire l’aggressione.

Ma facciamo un passo indietro. E’ la sera dell’Epifania, intorno alle 19.30, quando il padre di Bondanza, un pensionato di 90 anni che vive solo al piano superiore dell’isolata cascina in località Vallegge, sente urla e rumori di lotta provenire dal piano inferiore, dove il figlio ha trasformato un magazzino in una sorta di abitazione-officina in cui svolgere i lavoretti saltuari che gli capitano di settimana in settimana. 

Preoccupato, l’uomo esce di casa per capire cosa stia succedendo, e fuori dalla porta del figlio si scontra con una persona che lo spintona, gli intima di “levarsi e lasciarlo passare” e fugge verso la strada. Il 90enne, finito a terra, si rialza a fatica ed entra nell’appartamento, dove trova il figlio, ancora cosciente, immerso in una pozza di sangue. Dopo aver avvertito un vicino, il padre chiama quindi i soccorsi, e poco prima delle 23 Bondanza arriva in condizioni critiche al San Martino, dove i medici in sala operatoria scopriranno il proiettile conficcato sopra lo zigomo destro.

Le indagini dei carabinieri partono da qui, e ruotano intorno a parecchi interrogativi: in primis, chi è l’uomo che il padre di Bondanza non ha riconosciuto nella sua fuga, ma che ha descritto sommariamente come “con accento ligure e di corporatura robusta”? Ancora: chi poteva avercela con la vittima al punto da andarla a trovare con una pistola in tasca? Soprattutto: che cosa può avere fatto Bondanza, disoccupato e single, per scatenare una tale reazione? L’uomo avrebbe l’abitudine di scendere in paese e lasciare piccoli debiti in bar e altri esercizi commerciali, ma nessuno talmente ingente - almeno dalle ricostruzioni fatte sinora - da poter giustificare un’aggressione a colpi di pistola. 

Difficile, confermano i carabinieri, ricostruire cosa sia veramente successo nella cascina senza la testimonianza di Bondanza, ancora ricoverato nel reparto Rianimazione del San Martino: l’ipotesi più probabile al momento è che conoscesse il suo aggressore, l'abbia fatto entrare in casa e che sia nata una discussione degenerata nel sangue, tenuto anche conto del fatto che poco prima aveva chiuso i cani in un recinto e che l’orario non è compatibile (così come molti altri elementi che lo escludono) con un furto o una rapina finita male.

Pare anche certo che l’aggressore sia arrivato alla cascina in auto, e che in auto si sia allontanato, vista anche la zona isolata, ma i dubbi sono ancora tanti, troppi, e al momento, stando a quanto confermato dai carabinieri a Genova Today, non ci sarebbe alcun indagato su cui concentrare gli sforzi, ma diverse persone chiamate a chiarire il rapporto con la vittima. Che nei prossimi giorni, se non si svegliasse spontaneamente, potrebbe venire svegliata dai medici, compatibilmente con il suo quadro clinico.

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