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Inchiesta corruzione, Signorini resta in carcere, respinta l'istanza di scarcerazione

Il verdetto della gip era prevedibile. I legali stanno preparando ricorso al Riesame

Com'era prevedile, la gip Paola Faggioni ha respinto l'istanza di scarcerazione di Paolo Emilio Signorini, in carcere dallo scorso 7 maggio con l'accusa di corruzione. L'istanza era stata presentata dai suoi legali, Enrico e Mario Scopesi, in seguito all'interrogatorio in procura di lunedì scorso, chiesto dallo stesso ex numero uno dell'Autorità Portuale, ma giudicato inconcludente e non utile ai fini investigativi. La procura aveva infatti dato parere negativo, ma la decisione spettava alla gip, che ha confermato il verdetto atteso. I legali stanno preparando appello al Riesame.

Signorini, unico tra gli indagati in carcere, durante il suo interrogatorio aveva parlato dei rapporti con l'imprenditore Aldo Spinelli, anche lui ai domiciliari ma con la possibilità di ricevere alcuni amici, definendoli inopportuni, ma negando gli episodi di corruzione contestati. In particolare, per quanto riguarda i 15 mila euro che secondo l'accusa sarebbero stati pagati da Spinelli a Signorini per il pagamento del matrimonio della figlia di quest'ultimo, Signorini avrebbe detto di averli ricevuti da un'amica e di averli restituiti grazie a una vincita al Casinò.

Nel frattempo Iren, società di cui Signorini era diventato Ad (poi sospeso) dopo aver lasciato l'Autorità Portuale, ha fatto sapere di aver deliberato di dichiararsi parte offesa nell’ambito del procedimento penale in corso, incaricando un penalista di fiducia.

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