Coronavirus, le Asl si preparano al picco: sospesi esami e visite non urgenti

In vista del previsto aumento di contagi e conseguentemente ricoveri, i vari ospedali e ambulatori sospendono le attività che possono essere rimandate

Con l’aumento dei casi di coronavirus, gli ospedali liguri hanno avviato come previsto i piani finalizzati a rendere il più efficiente possibile il servizio sanitario in modo da affrontare un eventuale (e a questo punto atteso) picco di ricoveri, soprattutto per quanto riguarda la terapia intensiva.

Nelle ore in cui procedono i lavori per individuare poli dedicati alla cura dei casi di covid-19 in ogni provincia - a Genova si sta procedendo per riservare l’ospedale Micone di Sestri Ponente e l’Evangelico di Voltri - le varie Asl si stanno attrezzando per tagliare l’attività che può essere rimandata. E dunque visite non urgenti e specialistiche, appuntamenti fissati attraverso il Cup, gli sportelli delle Asl liguri e le farmacie, con l’eccezione appunto delle urgenze, delle visite oncologiche e di quelle che, secondo i medici, non possono essere rinviate.

Ogni Asl, come detto, sta procedendo a comunicare le variazioni, che entreranno in vigore in questi giorni. Le visite saranno riprogrammate direttamente dalla Asl a emergenza finita, senza necessità di telefonare nuovamente per cancellare né per prendere un nuovo appuntamento.

Il blocco delle prenotazioni Cup entrerà inoltre in vigore a partire da mercoledì 11 marzo fino a data da destinarsi.

Continua a essere possibile prescrivere prestazioni con priorità equivalenti a U (urgenti) e B (brevi) o ritenute indispensabili dallo specialista, secondo le seguenti modalità: il medico prescrittore prenderà in carico il paziente contattando direttamente il sevizio erogatore (come avviene fino ad oggi per le prestazioni urgenti) o seguendo le procedure che saranno definite da ciascuna Asl o ospedale.

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«Si tratta di una misura di carattere temporaneo, a scopo precauzionale, in attesa di valutare l’evoluzione del quadro epidemiologico e motivata dall’esigenza di ridurre al minimo l’afflusso di pazienti e accompagnatori in ospedale e nei presidi ambulatoriali, al fine di contenere la diffusione del Covid-19 e riorganizzare l’attività dei sanitari a favore delle necessità legate al coronavirus».

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