Coronavirus, portapizze e fattorini in rivolta: «Subito la sospensione delle consegne»

Un documento che sta facendo il giro del web - partito da Genova - invita i fattorini e i portapizze a restare a casa

Negozi chiusi per contrastare la diffusione del coronavirus, come da decreto firmato mercoledì sera, ma le consegne a domicilio possono continuare. E i portapizze e i fattorini non ci stanno.

Alcuni lavoratori del settore di Genova e provincia si sono messi d'accordo e hanno lanciato un appello che sta girando sui social (il documento intero si può leggere in fondo all'articolo): «Non è stato raccomandato di limitare al massimo i contatti tra le persone? I portapizze e i fattorini non entrano ogni giorno e ogni sera a contatto con decine di famiglie, toccando decine di portoni, entrando in decine di ascensori e avvicinandosi a decine di clienti, maneggiando confezioni di alimenti e denaro nello stesso momento? I portapizze e i fattorini non possono essere veicolo - di casa in casa - di Covid-19? Non corrono essi stessi alcun rischio quando per caso dovessero consegnare senza saperlo a persone in quarantena o isolamento prive di scrupoli?».

I fattorini si pongono anche un altro problema: in un momento come questo, ordinare una pizza a casa rientra nei servizi essenziali? Se sì, il loro lavoro «risulterebbe fondamentale. Questo tuttavia non è coerente con la realtà dei fatti per cui quella dei rider è la categoria lavorativa meno tutelata d'Italia».

La situazione appare ancora più delicata pensando che mentre le singole attività possono regolarsi, i grandi servizi di food delivery sono molto più strutturati e complicati da fermare. I portapizze puntano il dito contro JustEat, ad esempio, accusata di «guadagnare su ragazzi che ogni giorno corrono per le vie della città per consegnare cibo caldo e su ristoratori costretti a cedere percentuali di guadagno alla piattaforma per poter continuare a competere nella vendita».

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A questo punto, i fattorini si ribellano: «Noi non ci siamo e chiediamo l'immediata sospensione dei servizi di consegna a domicilio fino al superamento della fase critica. Per noi, per la nostra salute, e per la salute pubblica anche noi restiamo a casa e invitiamo tutte le altre persone che svolgono questo mestiere a fare lo stesso».

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