Contagiato da coronavirus, muore il progettista dello stadio Ferraris

Addio a Vittorio Gregotti, «Maestro dell'architettura internazionale», come lo ha definito l'architetto milanese Stefano Boeri

È morto il grande architetto Vittorio Gregotti. Aveva 92 anni. A lui si deve il progetto dell'attuale stadio Luigi Ferraris fra il 1987 e l'89. Gregotti è mancato nella clinica San Giuseppe di Milano in seguito alle conseguenze di una polmonite da coronavirus. Anche la moglie Marina è ricoverata nello stesso ospedale.

Era nato a Cameri, in provincia di Novara, il 10 agosto 1927 e si era laureato in architettura nel 1952 al Politecnico di Milano. È stato uno dei padri della moderna architettura italiana. Gregotti ha iniziato la sua carriera collaborando con la storica rivista "Casabella", di cui diventerà direttore a partire dal 1982.

Nel 1974 ha fondato lo studio professionale Gregotti Associati International, che ha progettato opere in oltre venti paesi in Europa, America, Africa, Medio Oriente e Asia.

«Se ne va, in queste ore cupe, un Maestro dell'architettura internazionale - ha scritto l'architetto milanese Stefano Boeri su Facebook -; un saggista, critico, docente, editorialista, polemista, uomo delle istituzioni, che - restando sempre e prima di tutto un architetto - ha fatto la storia della nostra cultura. Concependo l'architettura come una prospettiva: sull'intero mondo e sull'intera vita. Che grande tristezza».

«Addio a Vittorio Gregotti, maestro dell'architettura, ambasciatore italiano nel mondo e papà del nostro stadio Ferraris a Genova. Grazie maestro, custodiremo i tuoi gioielli e vinceremo questa battaglia anche per te». Così il presidente della Regione Liguria Giovanni Toti.

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«Ci lascia un grande uomo - aggiunge l'assessore alla Cultura e allo Sport Ilaria Cavo - che, con l'architettura, ha inciso sulla cultura del nostro paese e anche delle nostra regione: ha progettato il piano regolatore portuale di Savona, il centro Kennedy della Spezia fino allo stadio Luigi Ferraris, uno dei simboli di Genova. Lo ricorderemo con l'auspicio, ancora più forte e sentito, che il 'suo' stadio, questa bella eredità che ci ha lasciato, possa presto ritornare a vivere».

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