Operatori sanitari "discriminati" per il coronavirus: «Inaccettabile e vergognoso»

L'infettivologo Matteo Bassetti rivela: un infermiere ha rifiutato di comparire in foto per timore di essere evitato dai conoscenti. E lancia l'appello: «Persone da premiare, non da isolare»

Lavorano ormai non stop da due settimane, in trincea per respingere un nemico invisibile che può fare danni irreparabili non solo al singolo, ma a un intero sistema: sono i medici, gli infermieri e gli oss che ogni giorno lottano, negli ospedali di tutta Italia, per far fronte all'emergenza coronavirus e portare assistenza ai pazienti contagiati. 

Alla stanchezza, alla tensione e ai comprensibili ma spesso celati timori di lavorare nell'epicentro dell'epidemia di un virus che è stato dimostrato più volte essere molto contagioso, a volte si aggiungono però fattori esterni che complicano ulteriormente il lavoro: lo stigma di chi, accecato da paure e pregiudizi, isola e discrimina chi lavora nei reparti di malattie infettive o terapia intensiva per timore di contagio.

«Nel mio quartiere sanno che lavoro a Malattie Infettive: la gente mi guarda con sospetto e mi evita», sono le parole di Chiara, che lavora nel team dell'infettivologo Matteo Bassetti, direttore della clinica Malattie Infettive del San Martino, che ha confermato che «giovedì in reparto sono arrivati alcuni fotografi per scattare una foto, e uno degli operatori ha chiesto di non comparire. Ho domandato perché, e mi ha risposto che nel suo quartiere avrebbero iniziato a guardarlo con occhi diversi e a evitarlo».

«Noi che lavoriamo con le malattie infettive abbiamo affrontato moltissimi di questi problemi - ha proseguito Bassetti - viviamo con un sacco di patologie infettive e sappiamo proteggerci. I cittadini non devono isolare queste persone, ma devono applaudire al loro lavoro: quanto accaduto lo trovo molto grave».

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 «È molto brutto che un infermiere si debba vergognare del suo lavoro prezioso - ha concluso Bassetti - queste persone meritano una menzione, non devono essere esclusi o considerati in maniera razzista, ed è importante che questo messaggio passi forte e chiaro».

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