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Coronavirus, strade più vuote e prime difficoltà per il commercio

Poche le persone nelle vie dello shopping cittadino dopo i primi casi accertati in Liguria

«Una cliente è entrata, ha letto qualcosa sul suo cellulare e si è messa a piangere davanti ai vestiti. Non sapevo cosa fare»: Valentina lavora in un negozio di abbigliamento di via San Vincenzo, e quando parla dell’epidemia di coronavirus e dei timori sorti nei genovesi dopo i primi casi registrati in Liguria, è pragmatica. 

Poco più di vent’anni, racconta che mercoledì mattina «una donna sulla quarantina, all’apparenza tranquillissima», è entrata in negozio e ha letto «di 12 morti per coronavirus. Si è messa a piangere, sono andata da lei e ho cercato di calmarla, le ho spiegato che si trattava in tutti i casi di persone già malate e avanti con l’età. Ma in questi giorni stiamo vedendo di tutto».

Via San Vincenzo e via XX Settembre, cuore dello shopping cittadino, all’ora di pranzo di un mercoledì sono semi deserte. Poca gente in giro per strada, e intercettando qualche conversazione non si sente parlare d’altro che di coronavirus: «Anche io in negozio, che ti credi, se qualcuno arriva e mi tossisce o starnutisce in faccia…» dice una giovane donna all’interlocutore camminando a passo spedito verso la stazione di Brignole.

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Valentina e la sua collega non appaiono particolarmente preoccupate: «Se mi ammalo è normale che possa contagiare qualcuno. Il virus c’è, lo sappiamo, ma non è il caso di farsi prendere dal panico. Gente che svuota i supermercati, persone sul bus che si guardano intorno con aria sospetta. Io oscillo tra il nervoso e il divertimento».

Le vendite, riflettono, non sembrano avere subito cali drastici: «Martedì era pieno di persone, sembrava quasi fossimo nei saldi». È bastato che venissero accertati i primi casi in Liguria, però, per spingere le persone a restare il più possibile a distanza da luoghi affollati o con cui si potrebbe potenzialmente entrare in contatto con altri: «Abbiamo visto diverse persone passeggiare con la mascherina, alcuni sono entrati». Anche i bar e i ristoranti risentono della psicosi: poche le persone che pranzano o sorseggiano il caffè ai bancone negli esercizi pubblici di via San Vincenzo e di via Venti, la maggior parte sono dipendenti dei vicini negozi.

Le ricadute sull’economia, al momento, non sono ancora quantificabili. Nei giorni scorsi era arrivato l’allarme di Confesercenti, con il presidente ligure Marco Benedetti che aveva chiesto alla Regione «provvedimenti urgenti a tutela delle imprese inevitabilmente danneggiate dal protrarsi delle imitazioni agli spostamenti di persone e merci».

Sulla scia di quanto dichiarato dalla presiedente nazionale di Confesercenti, Patrizia De Luise, De Benedetti ha inviato una lettera al governatore Giovanni Toti e all’assessore regionale all’Economia, Andrea Benvenuti, per «richiedere sin da subito la predisposizione di tutte quelle misure utili a evitare che il periodo di criticità possa comportare un danno permanente, con relative ricadute anche occupazionali».

Lo stesso Toti, a margine del punto stampa di mercoledì, ha chiarito che «dobbiamo occuparci anche delle ricadute che il coronavirus avrà sul territorio a lungo termine. Usciti dall’emergenza, dovremo avere a che fare con questo virus purtroppo per un lungo tempo, e dobbiamo preoccuparci anche del turismo, dell’economia e di tutto ciò che esula dal piano strettamente sanitario».

Tra le misure richieste dai rappresentanti degli esercenti, la sospensione delle scadenze tributarie per le aziende che hanno sede in Liguria, l’attivazione di un finanziamento bullet di almeno 12 mesi per le imprese che sono danneggiare dalle misure di prevenzione e contenimento del coronavirus, e la possibilità di attivare la cassa integrazione in deroga per le aziende colpite, senza limiti di accesso al numero di dipendenti impiegati.

De Benedetti ha infine chiesto l’attivazione di un tavolo di coordinamento permanente con il coinvolgimento di Anci per monitorare costantemente gli impatti economici della diffusione dell’epidemia ed evitare difformità in merito all’adozione dell’ordinanza regionale nei singoli Comuni». L’ordinanza varata lo scorso 23 febbraio, infatti, fornisce le linee guida per contenere l’epidemia e gestire eventuali casi sul territorio, ma i sindaci possono adottare ordinanze specifiche più restrittive, come per esempio la chiusura degli impianti sportivi o dei mercati rionali, che l’ordinanza regionale non prevede.

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