Coronavirus: 132 casi in Liguria, 900 in sorveglianza attiva

Le persone decedute per il covid-19 sono 9, i contagi superano le cento unità e aumentano i ricoveri in ospedale. Situazione ancora sotto controllo, ma le autorità invitano a seguire le disposizioni nazionali e regionali

I contagi da coronavirus crescono in tutta Italia, e in Liguria i casi superano le 130 unità, per la precisione 132, 31 in più rispetto a ieri. Del totale dei pazienti contagiati, 87 sono in ricoverati in ospedale suddivisi tra Asl 1 (13 pazienti), Asl 2 (24 pazienti), ospedale San Martino (21 pazienti), ospedale Evangelico (7), Galliera (8), Asl 4 (un paziente) e Asl 5 (5 pazienti).

Il resto dei casi positivi (45) si sta curando a domicilio, mentre ci sono 904 persone in sorveglianza attiva, ben 287 in più rispetto a ieri (Asl 1, 202 - Asl 2, 262 - Asl 2, 172 - Asl 4, 53 - Asl 5, 215). Dall'inizio dell'emergenza a oggi, invece, le persone che hanno perso la vita sono 9, due in Asl 1, 4 in Asl 2 (tra cuio anche la donna trovata senza vita nella stanza di albergo), 2 al San Martino, una all'Evangelico.

Intanto è entrato pienamente in vigore il nuovo decreto per limitare gli spostamenti in tutta Italia e adottare in tutta Italia i provvedimenti restrittivi già in vigore in Lombardia e nelle 14 province più colpite, il governatore ligure Giovanni Toti ha fornito i dati relativi alla Liguria, illustrando anche il piano adottato negli ospedali per far fronte a nuovi, inevitabili ricoveri.

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«L'ordinanza di ieri vale per tutto il territorio nazionale - ha detto Toti - prevede spostamenti solo per casi limitati, i controlli ci sono ma la collaborazione dei cittadini è fondamentale, chi imbroglia lo fa a suo discapito e a discapito dei suoi cari. Rimbocchiamoci le maniche e rispettiamo le regole».

Il presidente poi ha chiarito molti altri punti: «L'ordinanza "anti-turisti" di Regione Liguria non è superata: gli alberghi possono ospitare chi si trova nella nostra regione per motivi di lavoro, o comunque chi ha una delle motivazioni previste dal decreto per potersi muovere».

Si sta parlando di chiudere mercati e negozi non di prima necessità? «So che ci sono dubbi su parrucchieri, estetisti, e altri esercizi commerciali definiti non di prima necessità. abbiamo deciso insieme con il Governo di non interpretare ognuno per la sua sensibilità ma di cercare un'interpretazione congiunta. Nelle prossime ore uscirà una nota interpretativa del Governo che darà maggiori spiegazioni su questo».

Chi si trova nelle seconde case dovrebbe tornare nel proprio luogo di residenza: «Il combinato di queste regole prevede che i cittadini oggi lontani dalla propria residenza vi rientrino per poi seguire le regole che prevede la nuova normativa nazionale».

Per quanto riguarda il foglio di autocertificazione, Toti specifica che «va stampato dal sito del Ministero, compilato dal cittadino che esce di casa e va presentato ai controlli»

Ci sono stati casi positivi tra il personale Asl 4? Toti risponde: «Credo che sia poco interessante per tutti sapere quanti operai, quanti avvocati, quanti infermieri sono positivi. L'importante è che vi sia personale per mandare avanti reparti in sicurezza, altri dati sarebbero lesivi della privacy». 

Le mascherine «mancano ovunque, stiamo cercando di garantire e comprare, anche assumendoci alcuni rischi, dotazioni che possano avere effetto, stiamo facendo pressioni sul Governo perché trovi e garantisca alle varie Regoni le dotazioni. Oggi ci è stato detto che Consip con una gara d'urgenza sta selezionando i fornitori per questo genere di materiale».

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Coronavirus, il piano per gli ospedali: sospese visite non urgenti

Per far fronte all’atteso picco di casi da coronavirus, e conseguenti ricoveri in ospedale, il sistema sanitario ligure si sta adoperando per potenziare soprattutto i reparti di terapia intensiva e quelli di media intensità di cura (Malattie infettive), con posti dedicati per i pazienti positivi Covid-19.

Per quanto riguarda la Terapia intensiva (Uti) nei prossimi giorni saranno resi disponibili su tutto il territorio fino a 75 posti dedicati a pazienti con coronavirus.

Di questi, 11 saranno in Asl1, 15 in Asl2, 8 all’Evangelico, 28 all’Ospedale Policlinico San Martino, 2 all’ospedale Galliera, 6 all’ospedale di Sestri Levante e 5 all’ospedale San Bartolomeo di Sarzana. Se necessario, i posti dedicati nei reparti di terapia intensiva potranno aumentare nelle settimane successive fino a 88, suddivisi nei diversi ospedali (12 dei quali all’Ospedale Policlinico San Martino).

Per quanto riguarda i reparti di media intensità, è previsto che nei prossimi giorni siano individuati fino a 224 posti. Di questi, 33 in Asl1, 58 in Asl2 (tra Albenga e Savona), 50 all’ospedale Evangelico, 30 all’Ospedale Policlinico San Martino, 25 all’ospedale Galliera, 28 all’ospedale Sant’Andrea della Spezia. Se necessario, è prevista l’ulteriore attivazione nelle settimane successive di 35 posti dedicati all’ospedale Micone di Sestri Ponente.

Le cinque Asl liguri stanno inoltre procedendo ad annullare le visite specialistiche non urgenti e quelle che possono in generale essere rimandate.

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«Abbiamo già predisposto un aumento dei posti letto dedicati covid-19 – ha confermato Toti - sia di Terapia intensiva sia di Media intensità di cura, per garantire a tutti le cure di cui hanno bisogno, anche nei casi più gravi. A questo proposito, a fronte delle 17 persone ricoverate complessivamente in terapia intensiva, il nostro piano prevede di arrivare a 75 posti in tutta la Liguria dedicati a pazienti covid-19 entro la fine della settimana. Abbiamo un polmone sufficiente, con la possibilità di arrivare a 88 posti. È evidente che questa azione comporta sia dei ‘costi’ organizzativi per il sistema, con una rimodulazione di tutto ciò che è effettuato in elezione sia un sacrificio per i cittadini che potrebbero veder posticipato il loro intervento programmato. Ma dev’essere chiaro a tutti che il nostro obiettivo è evitare di dover essere costretti a scegliere chi curare e chi no. Ovviamente, tutte le urgenze o gli interventi tempo dipendenti vengono sempre garantiti e i nostri ospedali continuano a lavorare anche sull’ordinario».

La Direzione dell’Ospedale Policlinico San Martino ha inoltre reso noto, dopo la positività al virus del direttore del 118, il dottor Francesco Bermano, e dopo una comunicazione da parte degli infermieri (che avevano annunciato di avere finito le mascherine) che da martedì mattinasono disponibili 400 nuove mascherine FFP3 a uso esclusivo dei rianimatori delle strutture.

Coronavirus, le strutture per l’isolamento e le dimissioni protette

Regione e Alisa si stanno muovendo anche per individuare strutture che possano ospitare persone che stanno trascorrendo i 14 giorni di isolamento o che vengono considerate guarite ma hanno bisogno di un posto in cui trascorrere dimissioni “protette”, come accade per il 54enne di Pignone, “paziente 1”, ormai guarito e in attesa di dimissioni in luogo adeguato.

«Tra le strutture individuate c’è anche la Scuola di Polizia Penitenziaria di Cairo Montenotte», ha detto Toti.

Coronavirus, obbligo di segnalazione per chi arriva in Liguria da altre regioni

Per quanto riguarda l’ordinanza regionale entrata in vigore alle 14 di lunedì, anche con il nuovo decreto del 9 marzo resta l’obbligo di autosegnalazione per coloro che siano arrivati in Liguria dalle zone del nord Italia individuate dalla presidenza del Consiglio dei ministri.

«In poche ore sono arrivate 3500 email all’indirizzo di posta elettronica dedicato e 500 telefonate da tutta la Liguria - ha detto Toti - Questo ci restituisce il volume di persone che da altre regioni sono attualmente in Liguria, al netto di chi non è tenuto ad autosegnalarsi perché si trova qui per motivi di lavoro. Questo tema è stato affrontato anche da altre Regioni durante la videoconferenza con la cabina di regia nazionale: l’auspicio è che il governo intervenga con una disposizione più cogente per imporre ai cittadini interessati di tornare ai propri domicili. Lo dico non per scortesia o per mancanza di ospitalità ma per la sicurezza loro e dei liguri. Il nostro sistema sanitario è infatti tarato sulla popolazione ligure: se c’è un aumento sensibile, questo rischia di avere un riflesso non solo sui rischi di espansione dell’epidemia ma anche sulle necessità di cura. E questo andrebbe a discapito di tutti».

Coronavirus, cosa cambia col decreto "Resto a casa”

Il decreto firmato dal premier Conte lunedì 9 marzo istituisce, di fatto, un’unica grande zona a rischio in tutta Italia, estendendo le misure adottate in Lombardia in tutto il Paese sino al 3 aprile. Vietati quindi gli spostamenti fuori regione a meno che non vi siano tre ragioni:

- comprovate ragioni di lavoro (necessario portare con sé l’auto-certicazione, possibili controlli da parte delle forze dell’ordine) 

- per necessità (se restando fermi, insomma, si provoca un danno ad altri o a sé stessi)

- per ragioni sanitarie (a patto che non si tratti di sintomi influenzali, in quel caso è assolutamente vietato, anche con 37,5 di febbre, muoversi di casa ed è necessario chiamare il 112).

Le merci e i generi alimentari circolano normalmente, non vi è dunque rischio di chiusura di supermercati e negozi di alimentari, ma sono sospese tutte le attività sportive e quel all’interno di palestre, impianti e centri sportivi, ricreativi e culturali, sospesa ogni attività didattica in scuole e università, chiusi musei, biblioteche teatri, cinema, discoteche, pub, sale da ballo e locali in cui si può generare affollamento e assembramento.

Restano aperti bar e ristoranti, dalle 6 alle 18, a patto di rispettare la distanza di sicurezza di un metro, con possibilità di servizio di consegna e asporto tra le 18 e le 6. Chi violerà le disposizioni rischierà la sospensione dell’attività. I centri commerciali restano chiusi nel weekend, restano aperti i negozi di generi alimentari, le farmacie e le para farmacie. 

disposizioni nuovo decreto coronavirus

Coronavirus, assalto ai supermercati in notturna. Strade deserte in centro

Lunedì è stata intanto una giornata molto difficile, e anche a Genova hanno iniziato a vedersi gli effetti dell’entrata in vigore delle misure più restrittive: strade e bar deserti nel centro della città, poche le persone in giro, molti gli esercizi commerciali che hanno affisso all’esterno cartelli che avvisano degli ingressi contingentati. 

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In serata, però, con l’annuncio dell’entrata in vigore di un’unica grande zona a rischio in tutta Italia, si è nuovamente scatenato il panico e decine di persone sono corse ai supermercati aperti di notte per fare la spesa, creando quegli assembramenti che sono diventati anche la causa delle misure più restrittive adottate per tutto il Paese.

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