Riapertura scuole, possibile slittamento. Toti: «Decidiamo oggi»

La Regione confermerà in giornata se gli istituti riapriranno mercoledì 4 marzo come annunciato domenica: valutazioni in corso sullo stato d’igiene e sui flussi degli studenti

La riapertura delle scuole in Liguria potrebbe slittare di qualche giorno: prevista, come annunciato domenica, per mercoledì 4 marzo, è in corso di valutazione da parte di Regione e Alisa, che oltre ad accertare con le singole direzioni degli istituti lo stato d’igiene dei locali e la presenza dei disinfettanti dovranno analizzare anche i flussi degli studenti e il quadro epidemiologico in merito ai casi di coronavirus. Nel frattempo proprio oggi, martedì 3 marzo, è arrivata la notizia della prima morte ufficialmente accertata in Liguria a causa del Covid-19: era una paziente di 86 anni, ricoverata al San Martino.

Toti in Consiglio Regionale: «Orientati a proseguire il fermo didattico»

La decisione ufficiale arriverà martedì pomeriggio, ma martedì mattina il governatore, durante la sua relazione in Consiglio Regionale, ha detto: «Da una prima ricognizione la giunta sarebbe orientata a proseguire il fermo didattico fino alla prossima domenica, per ripartire lunedì 9 marzo». La decisione definitiva, in ogni caso, verrà presa nel pomeriggio, poiché gli assessori sono ancora al lavoro per pensare a tutte le ipotesi possibili.

I diversi fattori che la giunta regionale sta valutando sono «in primis, il quadro epidemiologico e, poi, le risposte delle scuole sulla capacità di mettere in atto tutti gli accorgimenti previsti dal decreto ministeriale per gli uffici pubblici, con una mappatura degli spostamenti degli studenti. Comprendiamo il disagio delle famiglie ma vogliamo che le nostre decisioni siano il più obiettive possibili, basate su tutte le informazioni disponibili». 

Resta confermata invece la chiusura di tutte le scuole nel savonese, dove è presente il principale cluster del contagio da Covid19: «La metà dei casi in sorveglianza attiva si trova in quel territorio - ha chiarito Toti - e riteniamo si tratti di persone che portano con sé un’alea di potenziali contatti non ancora individuati e mappati correttamente. La prudenza è d’obbligo. Certamente la decisione sulle scuole non dipende dall’acquisto dei dispositivi disinfettanti, come qualche esponente delle opposizioni ha insinuato: preghiamo tutti di non banalizzare o sollevare inutili polemiche».

La questione disinfettanti, però, non è di poco conto. L’ordinanza emessa dal governo, che regola di fatto l’apertura delle scuole su tutto il territorio nazionale, prevede infatti che ogni istituto sia dotato di prodotti da utilizzare per la disinfezione della pelle e delle superfici. 

Nel primo caso, il decreto stabilisce che le soluzioni idroalcoliche per il lavaggio mani debbano essere un presidio medico chirurgico contenente una quantità minima di alcol del 60%. I prodotti disinfettanti a base di cloro o alcol per le superfici devono invece contenere ipoclorito di sodio in percentuale dello 0,1% (corrispondente 1.000 ppm) ed essere presidi medico chirurgici. La raccomandazione è di non usare la candeggina domestica né l’alcol denaturato al 95%, perché non sono presidi medici chirurgici. E pur avendo trascorso l’ultima settimana a pulire e sanificare le aule e gli altri spazi, in molte scuole le dotazioni devono essere verificate per accertare l’adeguatezza a quanto stabilito dalla norma governativa.

«È stata inviata lunedì una nota alla direzione scolastica regionale e ad Anci con un importante vademecum in relazione alle caratteristiche dei detergenti per l’igiene della pelle e per la disinfezione - ha chiarito l’assessore alla Sanità, Sonia Viale - È importante precisare quali caratteristiche devono avere questi prodotti, che devono essere presidi medici chirurgici. Da martedì inoltre partirà anche una campagna di comunicazione con affissioni per diffondere tra i cittadini le buone pratiche sul lavaggio delle mani e sulle buone pratiche di comportamento, secondo le disposizioni contenute nel Dpcm del 1 marzo scorso».

«Abbiamo convocato per martedì mattina la riunione con i rappresentanti dell’Ufficio scolastico regionale e di Anci per elaborare la mappa dei flussi degli studenti - ha aggiunto l’assessore alla Formazione, Ilaria Cavo - i loro spostamenti, in modo da avere tutte le informazioni utili per assumere le decisioni più opportune».

Coronavirus, i casi di contagio in Liguria

A oggi sono 431 le persone in sorveglianza attiva in Liguria, la maggior parte nel territorio della Asl 2 (209). I casi positivi al coronavirus sul territorio ligure sono 24, 14 dei quali ospedalizzati, e sono in corso gli esami di 6 tamponi legati a casi già noti e monitorati, e di un altro tampone eseguito su un marittimo imbarcato su una nave mercantile ormeggiata a Vado Ligure. 

I nuovi casi provengono tutti dal savonese, uno da Alassio, due da Laigueglia tra cui una donna che, ospite dell’albergo, sarebbe dovuta tornare a casa ma è stata ricoverata a causa delle sue condizioni. Tra i casi positivi c’è anche un ospite di un hotel di Finale Ligure, dove soggiornano una quarantina di persone e 12 dipendenti che sono stati precauzionalmente messi in isolamento.

In Piemonte, intanto, il governatore Alberto Cirio - inizialmente ottimista sulla riapertura - ha deciso di tenere chiuse le scuole per un’altra settimana, andando incontro alla richiesta di cautela espressa da medici e pediatri e dai tecnici dell'Unità di crisi.

«A fronte della riapertura delle scuole decisa dal governo a partire da oggi - ha detto Cirio - il Piemonte aveva ritenuto necessario un percorso più cauto e graduale, alla luce della sua posizione di confine e delle interconnessioni con la vicina Lombardia, l'area più colpita dal contagio da Coronavirus».

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