Coronavirus, 24 contagi e 4 decessi. Toti: «Indagini su due casi»

La situazione in Liguria resta sotto controllo, ma preoccupano gli ultimi due decessi: si tratta di persone, un uomo di Andora e uno di Savona, che non hanno avuto contatti con i cluster "esterni" già individuati

La situazione in Liguria è complessa ma resta «sotto controllo»: a poco più di una settimana dal primo caso di coronavirus diagnosticato in Liguria, è ancora una volta il governatore ligure, Giovanni Toti, a fare il punto della situazione snocciolando numeri.

Coronavirus, la situazione in Liguria

A oggi sono 24 i casi di contagio accertati nella nostra regione, concentrati principalmente nel ponente. Di questi, 14 sono ricoverati in ospedale, 10 si stanno curando a domicilio, mentre altre 469 persone sono in sorveglianza attiva perché contatti di contagio e una decina di tamponi sono in fase di analisi. 

Le buone notizie sono le 6 persone guarite e che i casi registrati sono principalmente “esogeni”, e cioè arrivati in Liguria da fuori (principalmente Lombardia e Piemonte); quelle cattive sono che le persone decedute per il virus sono 4, l’ultima giovedì mattina, e che due casi non hanno avuto di fatto contatti con i cluster individuati di Alassio e della Spezia, di origine principalmente lombarda.

Coronavirus, come stanno i ricoverati: in dimissione il "paziente 1"

A oggi sono 9 le persone ricoverate in ospedale, dopo la conferma che il 54enne di Pignone, nello spezzino, ricoverato dal 25 febbraio al Sant'Andrea della Spezia verrà dimesso non appena verrà trovata un'adeguata sistemazione domiciliare.

Quattro persone sono ancora ricoverate nel reparto di Malattie Infettive dell’Ospedale Policlinico San Martino: la "paziente zero", la donna di 73 anni di Castiglione d’Adda) in reparto dal 24 febbraio e in costante miglioramento, una donna di anni 64 di Piacenza ricoverata dall’1 maezo, contatto di caso confermato a Codogno, anche lei in costante miglioramento, un uomo di 75 anni della provincia di Cremona proveniente dall’Hotel Garden di Laigueglia, ricoverato dall’1 marzo in più che buone condizioni, un uomo di 79 anni residente in provincia di Cremona e proveniente dall’Hotel Corallo di Finale ricoverato dal 3 marzo in condizioni sempre stabili ma sottoposto a stretto monitoraggio.

Aumentano però i pazienti ricoverati in Rianimazione, 5 in totale (due più di ieri), in assistenza ventilatoria invasiva, gravi ma stabili: un uomo di 79 anni residente a Castiglione D’Adda e proveniente dall’Hotel Bel Sit di Alassio, una donna di 85 anni residente nella provincia di Cremona e proveniente dall’Hotel Garden di Laigueglia, una donna di 90 anni residente nella provincia di Lodi, proveniente dall’Hotel Bel Sit di Alassio, un uomo di 60 anni trasferito dall’Unità di Terapia Intensiva di Savona e una donna di 76 anni, proveniente da Bergamo, contatto di caso certo (marito), trasferita da Sanremo.

Coronavirus, Toti: «Primi due casi di contagi non tracciati»

«C’è una preoccupazione che si è evidenziata in queste ore - ha ammesso Toti - per la prima volta abbiamo dei soggetti, i cosiddetti tamponati, persone già malate prima risultate positive, come l’uomo di Andora deceduto al San Paolo mercoledì e l’uomo di 79 anni di Savona morto giovedì. Al momento sono solo due pazienti, se finisse qui sarei la persona più felice al mondo, ma tendo a pensare sia la punta dell'iceberg di altri casi che potrebbero crescere un po' in futuro. E queste sono catene epidemiologiche probabilmente liguri»

Sui due casi Toti, in particolare con riferimento all'uomo deceduto a Savona, ha precisato poi che «era passato dal Veneto, da Vo' Euganeo, è assai probabile che l’abbia preso lì, ma cos'ha fatto prima di essere individuato qualche preoccupazione la crea. In questi casi - ha ammesso il governatore ligure - ricostruire la catena epidemiologica in questi casi è meno facile che non i pullman che arrivano con i turisti davanti all’albergo di turno». 

«Queste sono persone - ha chiarito Toti - che magari si sono aggirate nel tempo e non sappiamo bene quando hanno contratto la malattia, ricostruire tutto il loro tracciato ci lascia qualche preoccupazione. Lo stiamo facendo, ma è evidente sia così. Così come il fatto che fossero ricoverati nei reparti ospedalieri per altre ragioni o ragioni inerenti ma non ancora così acclarate: vuol dire sono entrati in contatto con il nostro personale, e infatti un certo numero di tamponi derivano proprio dal personale e alcuni reparti sono stati bonificati o addirittura spostati per evitare rischi di ulteriori contagi».

Coronavirus, 100 posti letto in malattia infettiva e 65 in terapia intensiva

«Se questi sono i numeri però - ha concluso Toti - vuol dire che le nostre misure di contenimento medico e di protezione civile hanno funzionato abbastanza bene. Abbiamo un centinaio di posti letto in regione che non sono assolutamente saturati, sino a 65 terapie intensive che sono largamente superiori alle esigenze del momento, visto che ci sono 4 persone in regione in terapia intensiva per Covid-19. Non stiamo però ragionando più solo su cluster di Alassio e della Spezia, e dobbiamo tenerne conto sulle previsioni di espansione dei prossimi giorni»

Sul tema ospedali ed eventuale sovraffollamento - situazione che già si è verificata in Lombardia - il governatore ligure ha chiarito che, pur avendo previsto una serie di equipaggiamenti e dotazioni di cui gli ospedali si stanno occupando in questi giorni, la cura a domicilio resta il modo migliore per gestire casi non gravi. 

«Sulla domiciliazione credo ci sia l’accordo di tutta la comunità scientifica. ll covid è una malattia che possibilmente si fa a casa, come tante altre malattie dove i sintomi non necessitano cure mediche intensive. La nostra idea è che la maggior parte dei malati stia a casa, con l’aiuto dei sistemi messi in piedi dalle medicina territoriale venga assistito, e che solo se serva vada in malattie infettive e nel peggiore dei casi in terapia intensiva».

«Dobbiamo aspettarci un'espansione del contagio - ha chiarito Toti - ma siamo lontani dallo “stress test” delle nostre strutture».

Coronavirus, strutture per gestire isolamenti e quarantene

Sia il governatore Toti sia l’assessore regionale alla Protezione Civile, Giacomo Giampedrone, hanno confermato che tra gli impegni attuali c’è quello di trovare delle strutture da mettere a disposizione per gestire casi di isolamento sul territorio ligure, un po’ sulla scia della Cecchignola di Roma, Venerdì mattina è previsto un incontro con i prefetti liguri, in prefettura a Genova, per confrontarsi sulla situazione e individuare almeno una struttura per provincia. 

Sono intanto partiti tutti gli ospiti dell’hotel di Diano Marina dove una coppia di coniugi è stata trovata positiva al coronavirus. La protezione civile regionale ha organizzato i pullman per riportare i turisti al loro domicilio, e a oggi sul territorio ligure resta da gestire solo l’equipaggio della nave Gnv Rhapsody, ferma alle riparazioni navali da due giorni dopo la conferma che un passeggero sbarcato a La Goulette, in Tunisia, lo scorso 28 febbraio è positivo.

«Siamo riusciti a mantenere la media delle 24 ore per riaccompagnare a casa gli ospiti dell’hotel di Diano, provenienti da Brembate di Sopra e dal Bermamasco - ha detto Giampedrone - Stavolta abbiamo utilizzato una nuova modalità, perché abbiamo chiesto al tour operator che li aveva portati la collaborazione per riportarli al loro domicilio, per sgravare la Croce Rossa impegnata anche altrove. Una disponibilità, quella del tour operator, che può aver aperto altre modalità di operare in questi casi».

Il caso dei contagi in albergo è diventato “tipico” della Liguria: la maggior parte dei pazienti positivi è composta da turisti provenienti dalle zone focolaio arrivati in Liguria per turismo. E così,Toti e l’assessore al Turismo, Giann Berrino, hanno scritto alle associazioni di categoria per chiedere la collaborazione delle strutture alberghiere e poter mappare i nuclei turistici a maggior rischio.

«Naturalmente - ha detto Toti - nessuno pretende che gli albergatori si trasformino in ufficiali di polizia giudiziaria, ma una certa collaborazione può essere utile anche per la ricostruzione di eventuali link epidemiologici».

Coronavirus: ospedali cercano personale

L’assessore alla Sanità, Sonia Viale, ha ricordato ancora una volta l’importanza di non andare al pronto soccorso in caso di sintomi sospetti, ma di chiamare il 112 e attendere la presa in carico del sistema sanitario. 

Ha inoltre aggiunto che a oggi è stato dato mandato agli uffici di accogliere richieste di assunzioni di personale sanitario: «Una procedura che avevamo già deciso di portare avanti e che, alla luce dei provvedimenti nazionali, può essere maggiormente sostenuta - ha detto Viale -Inoltre stiamo lavorando anche sul rientro dalla quiescenza dei medici alla luce della decisione che Regione Liguria aveva assunto e che ora ha anche una copertura nazionale».

«Siamo stati coinvolti anche nella ricerca del Ministero - ha aggiunto il commissario di Alisa, Walter Locatelli - Si cercano 20 anestesisti, 90 infermieri, 90 oss e 16 medici di Malattie infettive. C’è un clima di grande collaborazione, il sistema Liguria sta lavorando come un sistema unico dove esiste l’hub San Martino, ma tutta la Liguria è hub».

Turismo, Booking mette la Liguria in aree di procedura forza maggiore

«I grandi gruppi non dovrebbero prendere decisioni dettate da notizie frammentarie e spesso inficiate dal panico irrazionale. Ci auguriamo di aprire al più presto confronto con tutti i grandi operatori del sistema turistico per ripartire insieme». Lo ha detto il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, appresa la notizia che, in relazione al Coronavirus, il corporate security di Booking.com ha inserito la Liguria nelle aree di procedura di causa di forza maggiore.

In questo modo, chi disdicesse l’albergo già prenotato attraverso la piattaforma online non pagherebbe alcuna penale e gli albergatori dovrebbero restituire le caparre ricevute.

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Per l’assessore regionale al Turismo, Gianni Berrino, «si tratta di un’azione unilaterale e inaccettabile. Non può e non deve essere una multinazionale con sede in Olanda a decidere quali sono le zone a rischio nel nostro Paese. Siamo vicini agli imprenditori del settore e chiediamo un intervento del governo nazionale per tutelare un comparto fondamentale per l’economia ligure e italiana, già profondamente colpito dall’emergenza che stiamo affrontando».

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