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Cronaca

Maternità, nel consiglio regionale non è prevista

La consigliera della lista Sansa, Selena Candia, diventata da poco mamma per la seconda volta, nelle ultime sedute è risultata 'assente'

Il titolo del post spiega già bene l'argomento: '"assente". Storia di un consiglio regionale senza maternità'. A metterlo è stata la consigliera regionale, Selena Candia, che punta i riflettori sull'arretratezza del regolamento regionale.

"Nel consiglio regionale della Liguria, nelle ultime settimane, sono risultata 'assente per motivi personali' - scrive Candia -. Questo perché alcune cose non si vogliono chiamare con il proprio nome. Una di queste è 'maternità'. A giugno sono infatti diventata mamma, per la seconda volta. Avevo comunicato la gravidanza agli uffici quattro mesi prima, per capire come muovermi, scoprendo che la maternità nel consiglio della Liguria non è prevista. Chi poteva pensare che una donna, per di più giovane, potesse diventare consigliera?".

"Ogni mia assenza risulta quindi ingiustificata - prosegue Candia -, e rischio di risultare tra i più assenteisti. Anche per evitare questa macchia, sto rientrando anzitempo al lavoro, per quanto possibile. So bene che è un tema scivoloso. Riguarda una categoria presa di mira (le donne) e una malvista (la politica). C'è di mezzo il diritto di astenersi dal lavoro quando si ha un figlio, e al tempo stesso, data la responsabilità del ruolo, il diritto/dovere di partecipare al consiglio se necessario. Non si tratta solo di difendere la salute delle donne e dei loro figli, ma anche la rappresentatività di chi ha deciso di puntare sulle loro idee".

"Sarebbe bastata una modifica normativa, come in Abruzzo e Toscana, o la possibilità di collegarsi in video come a Torino, e come abbiamo fatto spesso per la pandemia - fa notare la consigliera della lista Sansa -. Ma negli scorsi mesi, in un consiglio con 24 uomini su 30, con un centrosinistra di soli uomini, mentre tutti si affannavano a cercare donne da candidare alle comunali, non è mai stata trovata la voglia per farlo.  'Sarebbe un privilegio'. 'Ci sono le elezioni'. 'E allora chi ha una malattia?'. 'Poteva pensarci prima di fare un figlio'".

"Ho chiesto di risolvere il buco normativo, per il futuro - continua Candia -: serve il congedo di maternità e paternità, anche per affidi e adozioni, e la possibilità di partecipare da remoto anche a chi ha una gravidanza a rischio. È una questione di principio, non economica: le cifre non più decurtate legate alle assenze possono essere donate ad associazioni che si occupano di questi diritti".

"Sono sempre stata lavoratrice precaria e so bene che a molte donne è negato il diritto alla maternità, e questo limita il loro lavoro e il diritto di scegliere se e quando avere figli. So anche - conclude - che il ruolo di consigliera regionale è fortunato. Ma ritenere la maternità un privilegio mostra che la visione patriarcale domina ovunque, anche nelle istituzioni, e spiega la difficoltà della politica a tutelare il mondo femminile nella vita reale".

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