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Comandante scomparso, nuovi sopralluoghi sulla Giannina

Gli investigatori sono alla ricerca di indizi utili a ricostruire come potrebbe essere stato ucciso Yurii Kharytonov: in carcere sono finiti il primo e il terzo ufficiale della nave cargo

Proseguono le indagini sulla scomparsa di Yurii Kharytonov, il 54enne di origini ucraine comandante della Msc Giannina, scomparso durante la navigazione del cargo da Gioia Tauro a Genova. Dopo l’arresto del primo e del terzo ufficiale, accusati di omicidio volontario e occultamente di cadavere, gli esperti della Scientifica sono nuovamente saliti sulla nave per un nuovo sopralluogo e approfondire gli accertamenti finalizzati a ricostruire cosa sia esattamente successo nella serata tra il 19 e il 20 ottobre, finestra temporale cui gli inquirenti fanno risalire la morte del comandante.

Stando a quanto ricostruito dagli agenti della Squadra Mobile del dirigente Marco Calì, Dmytro Savinykh, 44 anni, e Oleksandr Mltsev, 43, avrebbero ucciso il comandante al culmine di una lite scoppiata a causa di due avarie di cui l’uomo si sarebbe lamentato, minacciando di fare rapporto alla compagnia. I due ufficiali, dunque (stando alla ricostruzione degli inquirenti) lo avrebbero aggredito e ucciso, per poi gettarne il corpo in mare. 

A incastrarli ci sarebbero le tracce di sangue trovate sul ponte e sulla maglietta di uno dei due ufficiali, e un’intercettazione ambientale risalente a una delle tante convocazioni in questura, durante la quale i due ufficiali si sarebbero messi d’accordo sulla versione da fornire ai poliziotti.

Il gip ha già convalidato l’arresto dei due ufficiali, avvenuto lo scorso mercoledì direttamente sulla Giannina, che resta sotto sequestro nel porto di Genova, e gli avvocati Davide Paltrinieri, Barbara Costantino, Fulvia Nari e Ruggero Navarra hanno già inviato gli atti a un traduttore affinché li possa rendere comprensibili anche ai loro assistiti. Del corpo del comandante scomparso, intanto, continua a non trovarsi traccia: gli investigatori sono riusciti a risalire alle ore in cui è stato visto vivo per l'ultima volta e a circoscrivere la zona in cui poteva trovarsi la nave al momento del delitto, ma le correnti e il tempo trascorso rendono quasi impossibile individuare i resti.

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