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Comandante scomparso, un'intercettazione inguaia i due ufficiali

Una registrazione nelle mani della procura aggrava la posizione dei due marittimi arrestati con l'accusa di avere ucciso il capitano della Giannina: si sarebbero accordati sulla versione da dare agli inquirenti

Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, davanti al gip in carcere, Dmytro Savinykh, 44 anni, e Oleksandr Maltsev, 43, rispettivamente primo e terzo ufficiale della Msc Giannina, entrambi accusati di avere ucciso e poi gettato in mare il corpo del loro comandante, Yurii Kharytonov, durante una lite avvenuta nel corso della navigazione della nave cargo dal porto di Gioia Tauro a quello di Genova. Ma un’intercettazione, già nelle mani della procura, potrebbe cambiare il corso di un’indagine, e di un mistero, che si potrae ormai da tre settimane.

Lo strano "accordo" sulla versione da dare agli inquirenti

Si tratta di un’intercettazione ambientale registrata in questura nei giorni in cui i due marittimi, insieme con il resto dell’equipaggio, sono stati ascoltati dagli investigatori del dirigente della Mobile Marco Calì per tentare di ricostruire cosa fosse accaduto al comandante scomparso.

Nei minuti di registrazione i due ufficiali, stando a quanto ricostruito dal pm Marcello Maresca, si sarebbero accordati nella loro lingua sulla versione da fornire agli inquirenti. Che, sostanzialmente, è incentrata sul fatto che dalla sera del 19 ottobre non lo avrebbero più visto. Un racconto che stona con quanto testimoniato da altri membri dell’equipaggio, che avrebbero sostenuto di averli visti discutere animatamente con il comandante proprio nelle ore in cui, secondo gli inquirenti, l’uomo sarebbe stato ucciso. 

La ricostruzione della procura

Lo scenario ricostruito dagli inquirenti è che i due ufficiali abbiano aggredito e ucciso il comandante per impedirgli di fare rapporto alla compagnia su due avarie avvenute a poca distanza una dall’altra durante la navigazione, e che poi ne abbiano gettato il corpo in mare aperto. I due sono stati arrestati martedì pomeriggio direttamente sulla Giannina, che resta sotto sequestro nel porto di Genova per consentire alla Scientifica di proseguire con i rilievi. In particolare, gli inquirenti si stanno concentrando su alcune tracce di sangue trovate sulla nave, che dimostrerebbero la morte violenta del comandante.

L’intercettazione resta però uno degli elementi probatori più forti di cui al momento dispone la procura, nonostante l’ostacolo linguistico. Nessuno dei due ufficiali, infatti, parla o comprende l’italiano, ed è stato necessario ricorrere a un’interprete sia per gli interrogatori sia per l’intercettazione, oltre che per il resto degli atti che, a oggi, devono ancora essere tradotti per i due indagati.

Nessuna traccia dei resti

Gli avvocati di Savinykh e Maltsev, Davide Paltrinieri, Barbara Costantino, Ruggero Navarra e Fulvia Nari, hanno già richiesto l’aiuto di un’interprete in vista della convalida dell’arresto, fissata per venerdì mattina davanti al gip Nadia Magrini. L’ipotesi che i resti trovati due giorni fa al largo della Puglia, all’altezza di Santa Maria di Leuca, potessero essere del comandante scomparso, intanto, si fa sempre più remota. 

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