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Cronaca Cogoleto

Cogoleto, il progetto del porto, la storia e le polemiche

In questi giorni si sta parlando di un porto turistico nell'area della spiaggia - dove vige divieto di balneazione - di fronte alla ex fabbrica Stoppani

A Cogoleto si torna a parlare di porto, tra favorevoli e contrari e un percorso già presentato in commissione consiliare. La settimana scorsa è stata presentata nel comune rivierasco "Un'idea di porto a Cogoleto": "Non si tratta di un progetto - chiarisce il sindaco Paolo Bruzzone sui social - ma di un percorso che ha come obiettivi il superamento della problematica della bonifica dell'area ex Envireg (la spiaggia davanti all'ex Stoppani), la creazione di un volano di sviluppo turistico economico, la creazione di una realtà di avanguardia completamente autosostenibile e diretta a ospitare piccole imbarcazioni da diporto e a percorrere il mercato dell'alimentazione elettrica dei natanti, l'integrazione con il piano di difesa della costa e la volontà di contribuire a risolvere per quanto possibile l'annosa problematica dei parcheggi".

La spiaggia davanti all'ex Stoppani

La spiaggia in questione è l'area demaniale davanti all'area dell'ex fabbrica di cromo Stoppani, alla foce del torrente Lerone, in cui vige il divieto di balneazione. Secondo il piano territoriale regionale presentato dalla Regione Liguria, a Cogoleto - inserito in zona "di alta sensibilità" - dovrebbe essere consentito poter effettuare progetti in ambito di rigenerazione urbana finalizzati al superamento di situazioni di degrado. Tra cui nuove infrastrutture per la nautica da diporto in zone non destinate alla balneazione.

Da sottolineare che la spiaggia è altra cosa rispetto alla zona dell'ex fabbrica subito dietro, attualmente di proprietà della curatela fallimentare, con una messa in sicurezza ancora da concludere: a questo proposito, l'amministrazione di Cogoleto afferma di aver scritto nei giorni scorsi al commissario straordinario per l'emergenza Stoppani - il Prefetto - per chiedere notizie circa l'avanzamento del cronoprogramma. L'auspicio del Comune è che l'area possa essere acquisita dallo Stato per parlare in futuro non solo di messa in sicurezza ma anche di bonifica, lo step successivo.

Porto a Cogoleto: se ne parla da anni

Il tema del porto a Cogoleto non è nuovo, ed è sempre stato abbastanza divisivo: nel corso degli anni erano state studiate alcune ipotesi di porto turistico da realizzare alla foce del Lerone e non solo, mai giunte ad approvazione viste le complesse relazioni con la bonifica del sito ma anche con la Posidonia oceanica, a pochi metri dal fondale. Nel 2012, uno degli ultimi tentativi, si erano creati addirittura due comitati di cittadini, "Porto Sì" appoggiato dall'ex sindaco Luigi Cola e da diverse realtà associative e "Porto No" appoggiato tra l'altro dalla Consulta Giovanile di Cogoleto.

Alla fine, nel settembre 2012, l'allora assessore regionale all'Urbanistica Marilyn Fusco aveva confermato la decisione già presa l'anno prima, con una delibera che tagliava fuori la cittadina rivierasca dalla possibilità di avere un suo porto turistico.

Il progetto presentato: 100 milioni per un lavoro di 15 anni

In questi mesi, con uno scenario differente, il Comune di Cogoleto ha ricevuto la proposta di un soggetto privato per la realizzazione di un porto turistico a Cogoleto che prevede anche la bonifica dell'area Envireg: 100 milioni di euro per un'opera da costruire in tempi lunghi (si stima circa 15 anni). "È un percorso embrionale - ha sottolineato il sindaco Bruzzone su Facebook - che dovrà affrontare la cosiddetta 'via nazionale' e che attualmente prevede l'ipotesi della forma di cooperazione del partenariato pubblico-privato che consente di finanziare, costruire e gestire infrastrutture o fornire servizi di interesse pubblico garantendo la trasparenza dell'iter di approvazione e realizzazione sottoposto a procedura ad evidenza pubblica e soggetta alle regole del codice degli appalti".

Dopo averne parlato in commissione consiliare con professionisti e consiglieri di maggioranza e minoranza, il primo cittadino specifica ancora: "È prematuro parlare di disegni che in questo momento sono a livello di studio di fattibilità, sebbene ovviamente un esercizio di stile sia stato fatto, ma riportiamo al centro della discussione politica molti temi cari ai nostri concittadini".

La discussione in consiglio comunale

Lunedì 18 luglio il consiglio comunale si è riunito per discutere anche un'espressione di parere sul progetto del piano territoriale regionale, con pronunciamento sulle osservazioni pervenute. La discussione si è concentrata su quel progetto illustrato in commissione consiliare pochi giorni prima: "Non stiamo approvando nessun progetto di porto a Cogoleto - ha detto Bruzzone - ma stiamo ratificando le osservazioni che il Comune ha fatto al piano territoriale regionale: a nostro avviso l’area può essere oggetto di una valutazione circa la possibilità o meno di inserire un progetto che riguarda la diportistica". Insomma, l'obiettivo è capire in primis se si può parlare di un porto a Cogoleto. Di quale progetto di porto si vedrà in seguito, nel frattempo il resto è esercizio di stile. Ma ciò non toglie che un progetto sia già finito all'attenzione della commissione consiliare, attirando l'attenzione di molti.

"L'idea del porto - ha attaccato il consigliere M5s Luca Gotro - è divisiva a Cogoleto, manca un chiaro mandato dei cittadini per compiere un'opera così grande. È stato presentato solo un progetto la settimana scorsa che prevede tra l'altro la tombatura di materiale pericoloso". Anche il centrodestra ha votato contro: "Ci è stato presentato un progetto solo, ci aspettavamo un concorso di idee, più proposte da poter confrontare" ha detto il capogruppo Antonio Masi.

Sansa: "100 milioni di euro di cemento e veleni"

Sul caso è intervenuto anche il consigliere regionale Ferruccio Sansa che cita un articolo uscito su 'Domani' e si scaglia contro l'operazione che porterebbe in paese, denuncia, "cemento, cemento e ancora cemento": "La società che oggi si propone di realizzare il porticciolo - scrive Sansa sui social - si chiama Blue Life. Sempre gli atti camerali dicono che la Blue Life è di proprietà della stessa Green Life (60% delle quote), riconducibile alla famiglia Smiraglia, e di un altro parente. La Green Life era inizialmente partecipata da Ciro Smiraglia che con gli anni ha ceduto le azioni ad altri soci della famiglia Smiraglia e a Giuseppina Zaza, 'sorella del boss Michele Zaza', scrive Trocchia su 'Domani'. L'amministratore delle due società è la stessa persona. Si può quindi dire che l'operazione è guidata dagli Smiraglia. Non solo: la Green Life risulta proprietaria di decine di immobili e terreni in zona. Insomma, Cogoleto è al centro dei suoi affari”. "Ad oggi non è stato approvato nulla - è la risposta a Sansa del consigliere comunale Matteo Calcagno - tutto è ipotesi allo studio del consiglio e delle sue articolazioni, quindi tutto da decidere e strutturare".

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